Lavori Pubblici

Assemblea Impregilo, nel voto prevale il Gruppo Gavio.

Aldo Norsa

Sostituzione di consiglieri dimissionari e modifica dello statuto: i soci di Tortona raddoppiano i voti grazie al consenso dei piccoli; Salini isolato. Arrestato Massimo Ponzellini.

Se lo scorso 27 aprile l'assemblea (in prima convocazione) di Impregilo aveva visto i gruppi Gavio e Salini (soci rispettivamente al 29,9% e 29,2%) dissentire quasi su tutto (con l'unica eccezione dell'urgenza di cedere a terzi, eventualmente dopo averle valorizzate, le società Fisia Italimpianti e Fisia Babcock). E si era conclusa sostanzialmente alla pari, l'assemblea ordinaria e straordinaria di oggi (28 maggio) ha invece visto prevalere il gruppo di Tortona.

Erano all'ordine del giorno della sessione ordinaria la sostituzione di tre membri del consiglio di amministrazione (Giovanni Castellucci, Fabio Cerchiai e Nicola Fallica) dimessosi dopo che i gruppi Benetton e Ligresti avevano ceduto a Gavio le loro quote paritetiche in Igli. Il presidente, Massimo Ponzellini (agli arresti domiciliari dalla mattina di martedì 29 maggio per un'inchiesta relativa al ruolo di Ponzellini nella banca Bpm, si veda oltre), per il consiglio di amministrazione, ha proposto in sostituzione Barbara Poggiali, Alfredo Scotti e Nigel Cooper, non essendo pervenuta una proposta alternativa dal gruppo Salini. Queste cooptazioni sono state approvate (con l'opposizione del gruppo romano) con una confortevole maggioranza: nel caso dei primi due nomi il 57,8% a fronte di un voto negativo del 42,2%, nel caso del terzo il 50,8% contro lo stesso 42,2% con un'astensione del 7% (in cui pesa quella del fondo di investimento Amber).

In seduta straordinaria non sono invece state approvate modifiche allo statuto (che richiedevano una maggioranza qualificata dei due terzi): in particolare quella di un cambio della "governance" che avrebbe aperto maggiormente il consiglio di amministrazione alle minoranze. Un'apparente apertura di Gavio a Salini, da quest'ultimo contestata perché considerata non abbastanza "radicale": un "pannicello" rispetto alla ben più radicale richiesta di azzeramento di tutto il cda che sarà al centro della battaglia assembleare del prossimo 12 luglio. Favorevoli alla proposta sono stati comunque il 60,6% dei votanti: una percentuale doppia di quella che il gruppo di Tortona detiene (29,9%) e la più alta delle votazioni odierne. Che la proposta non sia passata non preoccupa più che tanto la dirigenza attuale (e chi la sostiene) perché avere incluso nella proposta un riequilibrio tra "generi" nella composizione negli organi di amministrazione e controllo mette in buona luce i proponenti e in cattiva chi si oppone.

Il fatto che il gruppo Salini si sia limitato a criticare (e votar contro) tutto quello che era sul tavolo senza controproporre ha in un certo senso stupito: soprattutto perché sua era stata l'iniziativa di presentare (lo scorso 23 aprile) un piano industriale alternativo e di farlo prima di quello del management in carica (26 aprile). Che in quell'occasione era sembrato operare in difesa. Ora tutti gli occhi sono puntati sulla scadenza del 12 luglio e sui due punti fondamentali di dissenso: (1) la bontà della sinergia tra costruzioni e concessioni, (2) la necessità di una fusione tra Impregilo e Salini. Gli osservatori rimarcano che, se veramente il governo Monti, entro fine giugno, darà impulso a nuove iniziative ppp, soprattutto nel settore autostradale, gli azionisti di Impregilo, quelli che fanno da "ago della bilancia" tra i due contendenti, guarderanno con più attenzione alle concessioni (nelle quali l'impresa milanese è già forte) che alle costruzioni (unica specializzazione di Salini).

Se invece l'esecutivo continuerà "a far melina" e il mercato nazionale apparirà senza speranza di sviluppi, gli azionisti potrebbero preferire una fusione tra Impregilo e Salini che dia luogo a un gruppo italiano ancora più agguerrito nell'affrontare le grandi gare internazionali.

Massimo Ponzellini agli arresti domiciliari
. La mattina di martedì 29 maggio i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano stanno eseguendo tre ordinanze di custodia cautelare, di cui una in carcere e due ai domiciliari, nei confronti rispettivamente di Francesco Corallo, dell'ex presidente della Bpm, Massimo Ponzellini, e del suo collaboratore Antonio Cannalire. Gli arresti rientrano in una inchiesta della procura di Milano, coordinata da pm Roberto Pellicano e Mauro Clerici, che ipotizza, a vario titolo, i reati di infedeltà patrimoniale e associazione a delinquere finalizzata a diversi reati: corruzione, corruzione privata, appropriazione indebita, violazione del divieto degli esponenti bancari di contrarre obbligazioni, emissione di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio. Il presunto meccanismo criminoso, secondo gli inquirenti, consisteva nell'erogazione indebita da parte della Banca Popolare di Milano di ingenti finanziamenti in favore di diverse società a fronte della corresponsione o promessa di somme di denaro, pari a circa 5,7 milioni di euro.


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