Lavori Pubblici

Fiera dell'edilizia a Tripoli, 131 imprese presenti ma non ci sono i costruttori

A.A.

L'Italia è il paese più rappresentato alla fiera Libya Build in corso a Tripoli. Ma per ora le imprese di costruzione sono prudenti: «Solo con un governo stabile possibile la ricostruzione»

Italia in prima fila alla Libya Build Expo 2012. La fiera, aperta solo ai visitatori professionali, è la più grande manifestazione internazionale specializzata nei settori dell'edilizia e delle costruzioni della nuova Libia è stata inaugurata il 20 maggio a Tripoli. A rappresentare il governo italiano c'è il viceministro delle Infrastrutture e trasporti Mario Ciaccia.
L'Italia è di gran lunga il Paese più rappresentato, con 131 espositori. Al secondo posto c'è la Turchia con 90 imprese e al terzo la Francia, rappresentata da 41 aziende. Completano il quadro espositori egiziani, tunisini e di altri Paesi nordafricani, e una minima presenza spagnola.
Le imprese dicostruzione, però, restano ancora alla finestra: «Ci siamo chiesti se partecipare a Libya Build - spiega Massimo Rustico, il diplomatico della Farnesina responsabile per le attività all'estero dell'Ance - ma abbiamo optato per il "No" perché ci saranno le elezioni legislative a fine giugno, e per ora il Governo libico provvisorio non ha tra le priorità di far ripartire l'edilizia e le costruzioni. Faremo una missione Ance più avanti, quando ci sarà un Governo stabile».
«In Libia - racconta Carlo Ferretti, responsabile Comitato Pmi all'estero dell'Ance - la ripresa è molto lenta. Per ora è tutto abbastanza bloccato in attesa delle elezioni legislative, in programma il 23 giugno. Penso che interlocutori stabili e programmi potranno arrivare non prima dell'autunno». «La Libia ha enormi risorse naturali – conclude Ferretti – e infrastrutture tutte da costruire. È chiaro che, anche per gli storici rapporti con l'Italia, il Paese sia per le nostre imprese di estremo interesse. Faremo come Ance una missione appena possibile. Sono convinto che ci siano opportunità per le imprese italiane di costruzione, quelle grandi, quelle specializzate e anche le Pmi. Credo che i libici vogliano sviluppare in loco un tessuto di imprese, e questo favorirà la creazione di joint-venture con le nostre piccole e medie».

Per il viceministro alle Infrastrutture, Mario Ciaccia, protagonista di due giorni di incontri nella capitale libica in rappresentanza del Governo italiano, «ci sono tutte le condizioni non solo per confermare, ma per aumentare significativamente la presenza economica nel Paese».
«Il Pil della Libia – spiega Ciaccia – era di circa 82 miliardi di euro prima della guerra, e secondo le previsioni dovrebbe salire ad almeno 140 miliardi nel 2016. Ma soprattutto le intenzioni della nuova dirigenza libica sono quelle di sviluppare un settore produttivo non oil&gas, che prima praticamente non esisteva, con quota sul Pil che potrebbe salire dal 5 al 25%». «Di conseguenza – prosegue Ciaccia – per l'Italia ci sono le condizioni non solo per confermare le imprese tradizionalmente presenti, come Eni, Ansaldo-Sts, Finmeccanica, ma la decisa introduzione nel mercato locale di imprese operanti nel campo manifatturiero, agroalimentare, nelle energie rinnovabili, nel turismo».
«Abbiamo costituito in questi giorni – spiega a questo proposito il vice-ministro Ciaccia – un Comitato italo-libico, con rappresentanti di Ice, Ministero dello Sviluppo, Sace, con lo scopo di favorire la costituzione di joint venture tra imprese italiane e libiche».
Ciaccia porta a casa un'altra buona notizia: «Le autorità libiche – spiega – hanno confermato la piena volontà di rispettare la validità dei contratti la cui esecuzione sia stata interrotta dalla guerra, per "cause di forza maggiore". Si tratta di debiti con le nostre imprese per 560 milioni di euro, che pagheranno interamente. L'ammontare liquidato è salito in pochi giorni da 30 a 60 milioni». «Per i crediti storici, invece – dice Ciaccia – (626 milioni di euro) bisognerà aspettare il nuovo governo, dopo le elezioni di fine giugno».Ma alla fiera, che terminerà giovedì prossimo, l'Italia è ben rappresentata anche dalle grandi imprese.

Tornando al Libya Build, oltre alle Pmi erano presenti anche le grandi società. Presente Alitalia, che ha rinforzato collegamenti con Libia: cinque attualmente i voli settimanali su Tripoli e da dal 3 giugno sarà attivato anche un collegamento con Bengasi. Presente Unicredit, che ha vinto una gara con il governo libico per fondare nuova banca con partner pubblico locale, battendo la concorrenza di tre banche dei Paesi del Golfo. E c'è anche Intesa Sanpaolo, che non ha una sede di rappresentanza nella capitale, ma è coperta dall'ufficio del Cairo, che dà assistenza a pmi italiane con lettere di credito e azioni di supporto all'attività commerciale.
La fiera si colloca nel nuovo corso cruciale che si è aperto in Libia dopo la guerra e la caduta
di Muammar Gheddafi. Le stime prevedono investimenti per decine di miliardi di dollari per il ripristino delle infrastrutture danneggiate dal conflitto e per nuovi progetti di sviluppo. Con
il miglioramento delle condizioni di sicurezza nel 2012 si prevede un recupero del quadro macroeconomico con la ripresa a pieno regime degli idrocarburi e per effetto delle attività di
ricostruzione. «Il governo italiano ha sempre guardato alla Libia con un interesse enorme, non soltanto perchè è di fronte a noi e perchè abbiamo una storia lunga in comune, ma perchè pensiamo di riconoscerci nella volontà di crescere, e nella volontà che ha sempre spinto le nostre imprese a crescere insieme», ha spiegato Ciaccia. «L'Italia - ha aggiunto - ha creduto sin
dall'inizio nella nuova Libia. No ha caso in questi mesi si sono succedute le visite del premier Mario Monti, del ministro della Difesa, del ministro dell'Interno e del ministro degli Esteri. Anche per me - ha ricordato Ciaccia - si tratta della seconda visita. Se le istituzioni italiane vengono qui con questa frequenza è perchè credono nella Libia».
L'Italia rimarrà il primo partener della Libia, ha assicurato Ciaccia, «perchè noi portiamo qui un valore aggiunto rispetto agli altri paesi. Abbiamo una grande tradizione di piccole e medie imprese che non ha nessun Paese al mondo». Ciaccia ha ricordato che l'Italia ha «quelli che si
chiamano distretti industriali, piccole medie imprese capaci di fare la differenza nel designa, nell'agroalimentare, nel manifatturiero, oltre che nelle grandi infrastrutture».

Il volume degli investimenti, «enorme già oggi, è previsto in crescendo, per favorire la
ripresa delle infrastrutture in Libia», ha assicurato Ciaccia. «Ne siamo così convinti - ha aggiunto - che ho fatto approvare a Bruxelles anche quella che chiamiamo l'Autostrada nel mare».
Il governo italiano, ha ricordato Ciaccia, «rispetta sempre gli accordi e il governo libico deciderà quale sviluppo vuole dare agli investimenti per cui ci siamo impegnati in Libia».
Nel discorso pronunciato davanti agli espositori italiani, Ciaccia ha ricordato che internet e l'informazione in generale «consentono di diffondere alla velocità della luce tutto ciò
che succede anche dall'altra parte del mondo. Per favorire la crescita del mondo imprenditoriale è importante quindi - ha concluso - mandare un messaggio agli altri Paesi. È importante
quindi far viaggiare il più possibile con l'informazione questa testimonianza della nostra forza e della nostra crescita».


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