Lavori Pubblici

Lavori in Italia e all'estero e finanza di progetto in buona salute: per Impregilo, Astaldi e Vianini bilanci positivi

Aldo Norsa

I contri trimestrali dei tre grandi gruppi quotati rivelano andamenti soddisfacenti - Impregilo torna il testa alla classifica italiana

Il «polso» del top dell'imprenditoria è dato dai bilanci trimestrali (limitatamente ai tre gruppi quotati). Esaminando quelli, appena comunicati, di Impregilo, Astaldi e Vianini Lavori si notano con sollievo andamenti decisamente più soddisfacenti di un comparto, quello delle costruzioni, in grave affanno. Infatti i tre grandi non solo sono «salvati» dall'estero (con l'eccezione di Vianini Lavori), ma, in Italia, hanno lavori di importanza e rilievo tali (per conto di amministrazioni centrali quali Anas o Rfi) da essere pagati e non cadere nella spirale di dilazioni e disattese dei contratti in cui si sono avviluppati i committenti piccoli e gli enti locali. Inoltre, al loro buon merito di credito, l'accesso al sistema bancario resta possibile e, di conseguenza, è ancora praticabile la strada della finanza di progetto. Il confronto tra le trimestrali, confermando la grande distanza che separa Vianini Lavori dai due gruppi leader, sancisce il ritorno di Impregilo all'ambita prima posizione italiana (ma non più che trentesima europea).

Impregilo.Il gruppo, malgrado da sei mesi sia «conteso» da due azionisti che hanno opinioni divergenti sulla strategia da seguire, riesce a mettere a segno risultati migliori del previsto grazie all'impegno del management nel dimostrare la bontà delle scelte attuate. La cifra d'affari cresce del 24,5% (dieci volte più che nell'intero 2011) e, addirittura, del 32,4% nelle costruzioni, grazie anche a un incremento della quota estera (dal 71,4% all'83%) avvicinandosi a 590 milioni. Gioca a favore un portafoglio ordini (che, gonfiato da 12,2 miliardi di concessioni «a vita intera», si avvicina a 25 miliardi, di cui 55% all'estero) in grado di generare maggiore produzione essendosi finalmente avviati alcuni grandi progetti (anche in Italia). Particolarmente confortante è l'aumento (rispettivamente del 54,4% e del 52,6%) dell'ebitda e dell'ebit nonché del risultato netto (più 50,8%) con un net margin cresciuto in 12 mesi da 3,4% a 4,1%. Meno soddisfacente è il peggioramento (del 49,7%) dell'indebitamento finanziario netto che porta il rapporto debt/equity dallo 0,39 del primo trimestre 201l allo 0,52 attuale. Esso sconta anche il mancato incasso dei 355 milioni di indennizzi per il trasferimento alla proprietà pubblica del termovalorizzatore di Acerra, nell'ambito di quei progetti Rsu Campania che continuano, a 12 anni di distanza, a rappresentare un elemento di criticità per l'attività del gruppo. Da notare che sul piano commerciale le nuove commesse del primo trimestre si limitano a 344,2 milioni.

Astaldi. Il secondo gruppo italiano sconta nel primo trimestre un rallentamento della crescita (più 2,2% la cifra d'affari a fronte di più 14,8% nei 12 mesi del 2011). Essa vale 522 milioni, di cui 55,8% all'estero (53,3% un anno prima). Tale rallentamento è da imputare - secondo il CdA – a effetti stagionali, climatici, già largamente recuperati. In compenso il portafoglio ordini si sviluppa, su base annua, del 15,2% per raggiungere 10,4 miliardi (con quota estera salita dal 48,8% al 54%), grazie anche all'apporto di 907 milioni nel periodo. Il 70% del portafoglio è nelle costruzioni, che si confermano il «core business» del gruppo, malgrado le concessioni presentino rilevanti potenzialità di ritorni a fronte degli investimenti effettuati. Meno soddisfacenti appaiono le prestazioni reddituali: l'ebitda cala del 4,3% e l'ebit cresce solo del'1,2% con il risultato che l'ebitda margin si attesta a 10,3% e l'ebit margin a 8,6%. Mentre il net margin resta stabile: 3,4% a fronte di un risultato netto trimestrale di 17,7 milioni. Quanto all'indebitamento, continuando la diversificazione nelle concessioni, esso aumenta frazionalmente e il debt/equity scende da 1,15 a 1,10 puntando al desiderabile rapporto paritario.

Vianini Lavori. Il gruppo, che fa capo alla holding Caltagirone, conferma la riduzione dell'attività (meno 8%, meglio della contrazione del 9,9% nell'intero 2011) a fronte di un miglioramento della redditività (in termini di ebitda ed ebit) pur con la sorpresa di una perdita di esercizio (4 milioni con conseguente net margin negativo per 6,9%), dovuta principalmente a minusvalenze realizzate nella cessione sul mercato di titoli quotati. Malgrado queste disavventure borsistiche Vianini Lavori si conferma invidiabile «cassaforte» dichiarando un patrimonio netto di 551,5 milioni, pur ridotto in 12 mesi del 9,1 per cento. E continua a essere una delle sole cinque imprese italiane con posizione finanziaria netta attiva, pur ridotta del 33,9%. Colpisce il balzo del portafoglio ordini (del 117,9%) grazie all'inserimento dei lavori (pro-quota) della linea B della metropolitana di Roma e soprattutto di quelli per la tratta Rosignano-Civitavecchia dell'autostrada Sat nel cui capitale Vianini Lavori è entrata l'anno scorso. Continua a stupire la mancata diversificazione all'estero (per un'impresa il cui marchio era ed è ancora prestigioso): nella relazione sulla gestione l'unico accenno è a un «incremento di attenzione verso mercati quali Turchia, Polonia e Slovenia».


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