Lavori Pubblici

A Napoli l'attesa per i pagamenti arriva a 45 mesi

Giorgio Santilli

La denuncia del presidente dei costruttori campani Rodolfo Girardi: «Siamo stati i primi a muoverci e la regione ha dovuto stanziare 150 milioni per una soluzione pro-soluto»

Il record assoluto del ritardo nei pagamenti è quello del comune di Napoli: oggi paga in media con una dilazione di tempi di 35-40 mesi, che può arrivare anche a 45 mesi, se si considera il ritardo non dal rilascio dello «stato avanzamenti lavori», (la "ricevuta" del lavoro svolto), ma dal momento della effettiva conclusione dei lavori. A denunciare questa scandalosa situazione è il presidente dei costruttori napoletani, Rodolfo Girardi, che ricorda come in Campania la situazione sia più grave che nel resto d'Italia. Del miliardo di euro di crediti per cui i costruttori oggi sventoleranno i decreti ingiuntivi, 350 milioni arriveranno da Napoli e dalla Campania. Lì le imprese hanno cominciato prima di altri a monitorare con precisione lo stato dell'arte e a cercare strumenti legali per riscuotere le somme spettanti.
«È vero – dice Girardi – che ci siamo mossi tra i primi e abbiamo ottenuto anche significativi risultati, a forza di spingere: la Regione Campania, per esempio, ha dovuto stanziare 150 milioni, tutti destinati a una soluzione pro-soluto. Non è ancora sufficiente per tutti, ma è un primo passo molto importante».
La strada indicata dalla Regione Campania potrebbe essere una buona soluzione anche per imprese che lavorano in altre regioni e con altre amministrazioni in Italia. Siamo lontani, però, dalla soluzione defintiiva del problema. «La controindicazione – osserva Girardi – può essere nel fatto che molte delle opere cui vanno i fondi regionali sono, in realtà, cofinanziamenti, per esempio rispetto a fondi europei. In questo modo noi ci troviamo a incassare soltanto il 50% del lavoro svolto». Anche i decreti ingiuntivi spesso non mettono la parola fine al problema. «Quasi sempre – conclude Girardi – le amministarzioni ci oppongono la salvaguardia dei loro dipendenti, come se i nostri dipendenti e quelli dei nostri fornitori non avessero lo stesso diritto a ritirare la busta paga a fine mese».


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