Lavori Pubblici

D-day, contro i mancati pagamenti l'edilizia passa alle vie legali.

Giorgio Santilli

Buzzetti (Ance): «Subito i decreti ingiuntivi alle amministrazioni per ottenere il primo miliardo di euro di crediti, ma stiamo valutando anche la class action»

La misura è colma, con 7.552 imprese edili fallite negli ultimi tre anni. Le associazioni imprenditoriali dei costruttori, Ance in testa, passano quindi dalle proteste verbali alle vie di fatto. Vie legali. Nel D-Day convocato per oggi l'attenzione sarà tutta sui «decreti ingiuntivi» che le imprese sventoleranno e che hanno presentato o presenteranno alle amministrazioni pubbliche per incassare un primo miliardo di euro di crediti.
La manifestazione potrebbe anche andare oltre e annunciare iniziative più forti. «Stiamo valutando l'ipotesi di una class action complessiva, ora siamo davvero stanchi», rivela il presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti, che ha organizzato la protesta di oggi con Confartigianato, Cna e associazioni delle cooperative, ma anche con un sostanziale accordo con l'Anci (comuni) e Upi (province). Una gigantesca class action contro lo «Stato non pagatore» potrebbe essere quindi la sorpresa di oggi, sempre che i legali diano il via libera: un'iniziativa di cui si sta valutando appunto la fondatezza giuridica per ottenere un risultato clamoroso, ma che sarebbe anche di grande richiamo mediatico e politico.

Il miliardo di euro di crediti è un distillato particolarmente accurato di una montagna di crediti ben più consistente di cui pure oggi le associazioni potrebbero fornire una stima attendibile. Sono stati selezionati quei crediti già «esigibili» che risultano inattaccabili dal punto di vista della identificazione e della certificazione. Si tratta, insomma, non di riserve contestate o di pretese all'interno di una trattativa, ma di lavori svolti e mai contestati dalle amministrazioni appaltanti.
«Siamo tra i settori più esposti ai mancati pagamenti della pubblica amministrazione e anche al credit crunch – lamenta Buzzetti – ma paghiamo anche i tagli alla spesa per investimenti pubblici e la mazzata dell'Imu sul mercato immobiliare. Il 23% delle imprese fallite negli ultimi tre anni appartengono al nostro mondo e la causa è quasi sempre la stessa, la mancanza di liquidità. Che si debba fallire perché lo Stato non paga è scandaloso in uno Stato di diritto».

Buzzetti aspetta di vedere le misure già annunciate dal Governo sulla certificazione e sulla compensazione debiti-crediti, ma la categoria non si fa più grandi illusioni. «Intorno alla certificazione giriamo da mesi – dice Buzzetti – e ancora una volta la soluzione risolutiva del pro-soluto, pure prevista da norme e accordi, ha lasciato il posto a una soluzione a metà quale è quella del pro-solvendo. Noi rivendichiamo a questo punto il diritto a essere pagati, punto e basta».
Il sospetto degli imprenditori è, insomma, che ancora si giri e si rigiri intorno al problema per dilazionare risposte serie e definitive. Non c'è più tempo per indugiare.
«La certificazione per il nostro settore è nei fatti – dice ancora il presidente dell'Ance – perché noi presentiamo all'incasso i Sal, gli "stati di avanzamento lavori" che sono già un attestato del fatto che il lavoro è stato svolto». Dal decreto che consentirebbe la compensazione dei crediti con quanto dovuto al fisco – ipotesi a cui sta lavorando il ministero dell'Economia – potrebbero venire fuori soluzioni effettive, ma la prudenza è enorme, in attesa di capire cosa ci sia effettivamente scritto nel decreto ministeriale.

Intanto il «decreto ingiuntivo» sarà il protagonista della giornata di oggi: è quell'atto che l'impresa si fa fare dal legale per chiedere all'amministrazione debitrice che utilizzi una certa somma a sua disposizione per pagare quanto dovuto. Il decreto ingiuntivo viene quindi "mirato" su una posta di cassa di cui l'amministrazione è venuta (o sta venendo) effettivamente in possesso: fondi, incassi, trasferimenti statali o regionali.
Anche al decreto l'amministrazione oppone quasi sempre il privilegio dei debiti verso i dipendenti, rendendo di fatto non definitivo anche questo passaggio.


© RIPRODUZIONE RISERVATA