Lavori Pubblici

Salini al 29% di Impregilo, ma in Assemblea fondi decisivi

I fondi approvano il bilancio ma bocciano le "linee guida" per remunerare il managment

(di Alfonso Neri, ANSA)
Uno a uno e palla al centro, anche se sia chi ha giocato in casa (Gavio) sia chi ha attaccato in trasferta (Salini) pensa di aver segnato un punto a proprio favore. Questo il risultato della prima partita in campo aperto per il controllo di Impregilo, con il costruttore romano che continua a salire nelle quote azionarie del principale 'general contractor' italiano: è arrivato al 29,18% (dal precedente 25,3%) contro il 29,95% in mano al gruppo piemontese.
È vero che i 'duellantì sono a un passo dall'Opa, ma entrambi i contendenti non hanno alcuna voglia di lanciarla, semplicemente perchè molto dispendiosa rispetto alla strada di mantenere od ottenere il controllo di una società quotata da oltre due miliardi di fatturato annuo con un pacchetto azionario inferiore al limite-Opa del 30%. La Borsa questo lo sa e infatti non ha premiato particolarmente il titolo dopo l'ennesima forte crescita dei Salini: Impregilo ha chiuso la settimana in Piazza Affari a 2,99 euro con un aumento del 2,40%, sostanzialmente in linea con l'incremento dell'1,85% dell'indice generale.
Ma il confronto-scontro è solo all'inizio. Ago della bilancia al momento sono in fondi d'investimento, con la dimostrazione che si è avuta nella prima di una serie di assemblee che attendono Impregilo: Amber (che detiene il 5,096% del capitale) e Mc Kinley (con una quota del 2,309%) hanno votato a favore del bilancio e questo è passato con il 59,5%
dei favorevoli e il 40,4% di astenuti. Poi hanno votato contro le linee guida per la remunerazione dei vertici del gruppo e queste sono state bocciate con il 51,5% di no e il 48,3% di sì.
Entrambi i contendenti possono così dirsi soddisfatti, ma è stato soprattutto un segnale lanciato dai fondi. Così come - al di là della cortesia formale tra i due schieramenti durante i lavori e le pause dell'assemblea tenuta alla Fondazione Cariplo a Milano - un segnale i Salini hanno voluto lanciarlo presentandosi in forze (compreso l'amministratore delegato del gruppo, Pietro Salini) e con due avvocati di grido a rappresentarli: Roberto Cera (fino a pochi mesi fa molto vicino ai Benetton) e Sergio Erede, che da anni non interveniva in prima persona a un'assemblea societaria.
Il suo è stato un intervento duro e critico sulla reddittività del gruppo, nel quale ha parlato di «incertezze che riguardano l'efficacia della gestione societaria», introducendo il tema delle politiche di remunerazione, «che non sembrano conformi alle 'best practices', con risultati che sono inidonei a suscitare quegli spiriti animali che servono in questi momenti difficili», ha affermato Erede. Tra le varie risposte ricevute, spicca quella del presidente Massimo
Ponzellini che, sorridendo, ha detto di riservare «lo spirito animale ad altre attività, non professionali».
«Vediamo quello che vogliono fare, noi abbiamo elaborato una proposta che porta a un terzo del Cda a disposizione delle minoranze: è un segnale forte», ha commentato Beniamino Gavio,
alla guida dell'omonimo gruppo con il cugino Marcello e il manager Bruno Binasco. La proposta, che sarà votata nell'assemblea di fine maggio, porterebbe a un Cda - alla sua scadenza naturale tra circa un anno - composto da 15 membri, dei quali 10 indicati dalla lista di maggioranza, 3 dalla seconda più votata, oltre a uno a testa per la terza e la quarta lista.
Difficile che su una simile struttura i fondi votino contro, ma il vero terreno dello scontro sarà una seconda assemblea, chiesta dai Salini e ancora da convocare, comunque prevista
prima dell'estate, per l'eventuale revoca e sostituzione dell'attuale Cda Impregilo. I conti si faranno lì, ma molto sulle possibili alleanze si capirà già dal deposito delle liste. Che con ogni probabilità saranno guidate dai primi esponenti dei gruppi Gavio e Salini. (ANSA).


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