Lavori Pubblici

Ritardi pagamenti, la colpa è del Patto di stabilità

Lo sostiene il 66% delle imprese edili intervistate dall'Ance

Per il 66% delle imprese edili associate all'Ance è il Patto di stabilità interno la principale causa dei ritardi di pagamento da parte della Pubblica amministrazione. È quanto emerge da un'indagine interna dell'Associazione nazionale dei costruttori edili. Al secondo posto la mancanza di disponibilità di cassa e i ritardi di trasferimento dei fondi da un ente all'altro.
Per Ance Veneto, pertanto, l'unica iniziativa in grado di dirimere il problema dei ritardati pagamenti da parte della Pubblica amministrazione è una modifica dei vincoli di finanza pubblica imposti dal Patto.
«Il Patto di stabilità interno – è il commento di Luigi Schiavo, presidente di Ance Veneto – così come è strutturato produce un duplice effetto discorsivo. I tempi di pagamento della Pa si dilatano: oggi in media le imprese sono saldate dopo 8 mesi con alcuni casi limite che arrivano sino a 2 anni. Il secondo effetto è il drastico razionamento dei bandi di gara, che sta affossando il settore dei lavori pubblici, con gravi effetti ‘pro-ciclici' che allontanano la ripresa. Se a ciò si aggiungono le conseguenze della stretta creditizia, la sopravvivenza di molte imprese è a rischio. Dal 2008 in Veneto ha chiuso i battenti una impresa edile su cinque, tra cui anche molti nomi storici».
Ad aggravare la situazione, infatti, sono le scelte di bilancio inadeguate degli Enti locali, che prediligono far ricadere i tagli di spesa imposti dai vincoli di finanza pubblica solo sulle voci per investimenti, mentre la spesa corrente tende addirittura ad aumentare. E così tra il 2007 e il 2010 le spese in conto corrente (o di funzionamento) degli Enti locali sono aumentate a livello nazionale del 21%, quelle per investimenti sono diminuite del 16%.
Per Ance Veneto, pertanto, sono apprezzabili e vanno nella giusta direzione tutte le iniziative portate avanti dal governo e dalla Regione per anticipare con l'aiuto del sistema bancario i crediti delle imprese, ma occorre una riforma più strutturale che non ignori la modifica dei vincoli del Patto di stabilità interno. Anche attraverso lo strumento della regionalizzazione del Patto. Agli Enti locali si chiede una gestione più equilibrata dei bilanci che non azzeri le quote per investimenti e che piuttosto punti a un taglio delle spese superflue. «Se si cancella il mercato dei lavori pubblici – mette in guardia Schiavo – si mette a repentaglio l'equilibrio economico e sociale del Paese».
Dopo un'ulteriore stretta pari a circa 7,6 miliardi di euro nel 2011, rispetto al 2010, è previsto un ulteriore irrigidimento del Patto di stabilità interno per un importo pari a 9,2 miliardi di euro nel 2012 e a 32 miliardi di euro nel triennio 2012-2014. Nel 2014 tutti i Comuni italiani saranno interessati dal Patto di stabilità interno.


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