Lavori Pubblici

In Calabria attese di 24 mesi. Cna: imprese manifatturiere all'incasso dopo 229 giorni

Massimiliano Carbonaro e Alessandro Lerbini

Oipa: forte sofferenza al Sud dove la media del ritardo massimo è di 13 mesi e mezzo contro i sei mesi del Nordovest, i nove del Nordest e gli 11 mesi e mezzo del Centro

Un'attesa di 10 mesi provocata in due casi su tre dai Comuni e che comporta una drastica riduzione degli investimenti. Il quadro che emerge dall'indagine sulle imprese di costruzioni realizzata dall'Oipa – l'Osservatorio imprese pubblica amministrazione – è di un settore che sta implodendo a causa dei ritardi dei pagamenti degli enti pubblici impossibilitati a spendere per i vincoli del patto di stabilità.
Situazione che va a sommarsi al difficilissimo momento congiunturale e che ha generato il D-Day dell'edilizia promosso dall'Ance il 15 maggio, giorno in cui le imprese presenteranno il conto alla Pa tramite vie legali con le ingiunzioni di pagamento.
I dati dell'Oipa, un ente no-profit presieduto da Antonio Persici che effettua studi e interventi sul tema (enti e imprese possono chiamare al numero 0683202456), evidenziano una forte sofferenza al Sud, dove la media del ritardo massimo è di 13 mesi e mezzo contro i sei mesi del Nordovest, i nove mesi del Nordest e gli 11 mesi e mezzo del Centro. La Calabria è nella situazione peggiore con punte che arrivano a 24 mesi. Casi limite si registrano però anche nel Lazio (20 mesi), in Liguria (16 mesi) e Piemonte (15 mesi).
Nella fascia tra 30 e 90 giorni di ritardo medio si colloca il 33% delle imprese intervistate, tra 90 e 180 giorni il 30,6%, tra sei mesi e un anno il 22,6%, tra 12 e 18 mesi il 7,5% e oltre l'anno e mezzo il 6,2 per cento.
Essendo le amministrazioni comunali gli enti più numerosi nel promuovere lavori pubblici, lo sono anche nella statistica dei peggiori pagatori: il 61,9% delle imprese edili lamenta di subire ritardi da parte degli uffici comunali. In questa poco gratificante graduatoria le amministrazioni provinciali si piazzano al secondo posto con il 15,4% delle rimostranze dei costruttori, seguono le Regioni con l'11,5%, le strutture sanitarie con il 3% e i Ministeri con il 2,3 per cento.
Lo stallo dei pagamenti e del credito in generale ha portato il 31% delle imprese a ridurre gli investimenti, il 19,8% a rinunciare a partecipare agli appalti pubblici e il 19,3% a licenziare i dipendenti (al Centro e al Sud la quota sale quasi al 24%).
Infine il 25,7% ha risposto al questionario di aver intrapreso altre strade: tra queste, molti imprenditori hanno dovuto fare appoggio su beni e fondi personali pur di mantenere l'azienda in attività.

Ricerca Swg-Cna
I ritardi nei pagamenti della Pubblica amministrazione affliggono in generale le imprese del nostro Paese, ma non in ugual misura. Le più colpite sono le imprese di costruzione, poi quelle manifatturiere. È quanto emerge da una ricerca realizzata da Swg e Cna insieme dal titolo «Imprese, Pubblica Amministrazione e i ritardi dei pagamenti».
Il peggior pagatore a livello europeo, è la poco invidiabile performance della pubblica amministrazione italiana con tempi medi di 180 giorni per assolvere i propri debiti di cui 90 giorni previsti di scadenza della fattura, che comunque rappresentano il tempo più ampio rispetto ai principali Paesi del resto del continente, più 90 giorni di ulteriore attesa rispetto a quanto concordato da contratto. Solo la Grecia fa peggio di noi con ritardi di 108 giorni (ma i pagamenti sarebbero a 60 giorni).
La Germania riesce a circoscrivere i suoi ritardi in dieci giorni mentre l'Inghilterra in 18 giorni, e in entrambi i casi le fatture hanno termini inferiori al mese. Invece la Pa francese fissa i suoi pagamenti entro 44 giorni e riesce ad assolvere i suoi debiti con ulteriori 20 giorni. In questa situazione non tutti i creditori sono uguali, dall'indagine Cna emerge che il 73% degli enti pubblici italiani paga oltre la scadenza contrattuale, ma soprattutto che le imprese che operano nel settore delle costruzioni devono confrontarsi con un'attesa di 238 giorni per riuscire ad arrivare a incassare i propri crediti (di cui solo 90 giorni da contratto).
Per le imprese manifatturiere il tempo di incasso è di 229 giorni. Il risultato di questo fenomeno secondo lo studio è in prima battuta sul bilancio con mancanza di liquidità, ma anche nell'accesso al credito e in una complessiva perdita di credibilità delle imprese. Infine non sono mancate le aziende che hanno dovuto chiudere i battenti: solo in Lombardia si calcola che le imprese legate al comparto edile che hanno terminato le attività l'anno scorso sono state 10.726 rispetto alle 9.210 nuove nate.
Per Roberto Rovati, presidente della Cna Costruzioni lombarda, il ritardo nei pagamenti non è l'unica causa della crisi delle imprese edili, ma certo sta contribuendo pesantemente e sopratutto va a colpire le aziende più strutturate. «Sappiamo – ha commentato – che è determinante il Patto di stabilità, ma poi dobbiamo anche considerare nel valutare la crisi quanto sia fermo il mercato, le difficoltà nel credito e l'aumento del lavoro irregolare».
Forse è quest'ultimo l'ostacolo più difficile per Rovati che rammenta come molti cantieri siano aperti «stranamente» nel fine settimana. «La drammaticità della situazione dei pagamenti – ha concluso Rovati – è che non si sa quando arriverà quanto dovuto. L'incertezza è totale e la mancanza di attenzione per le piccole e medie imprese da parte del Governo è assoluta».


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