Lavori Pubblici

Roma, metro D a rischio fondi. Pizzarotti e Condotte: avanti con l'opera

Mauro Salerno

In caso di annullamento scatterebbe una guerra di carte bollate con richiesta di risarcimenti milionari. Ma i promotori chiedono di andare avanti con il progetto, sbloccando l'operazione, anche ridiscutendo la quota di contributo privato all'interno delle procedure di gara

Rischia di finire in soffitta prima ancora di arrivare in cantiere la linea D della metropolitana di Roma. La gara di project financing per realizzare l'opera da 3,4 miliardi con il contributo al 50% dei capitali privati è sospesa da oltre due anni, per la difficoltà di trovare i fondi comunali destinati a coprire la quota di contributo pubblico. Tanto che anche in Campidoglio comincia a farsi strada l'ipotesi di accantonare del tutto il progetto. «La linea metro D è un'opera grandissima da oltre 3 miliardi di euro e non c'è nessun finanziamento pubblico – ha confessato nei giorni scorsi l'assessore alla Mobilità Antonello Aurigemma -. Stiamo valutando se farla a stralci o accantonare il progetto».

Una presa di posizione che ha suscitato l'immediata reazione delle imprese impegnate in prima fila sul progetto, pronte a dare battaglia in caso di abbandono o rinvio sine die dell'opera nata per collegare il centro storico di Roma con i quartieri Talenti e Montesacro a Nordest Con San Paolo e l'Eur a Sud .

«Siamo negativamente impressionati per l'enorme ritardo accumulato, considerata anche l'importanza strategica dell'opera per una città come Roma, destinata altrimenti alla quasi paralisi del traffico - commenta Paolo Pizzarotti, numero uno dell'impresa di Parma che insieme alla società romana Condotte (capogruppo) svolge il ruolo di promotore . Ed è anche per questo motivo che siamo fiduciosi nel riavvio a breve della procedura di gara. Certamente, anche la nostra pazienza ha un limite e, in caso di annullamento, difenderemo con forza e determinazione i nostri diritti da questo comportamento dell'amministrazione».

L'operazione è stata sospesa al momento di scegliere le proposte alternative da mettere a confronto con il progetto e il piano economico-finanziario del raggruppamento promotore, l'Ati al 50% tra Condotte e Pizzarotti. Alla cosiddetta «fase due», avviata nell'estate 2009, hanno risposto Impregilo e una cordata formata da Salini e Todini. A Condotte-Pizzarotti, in forza del diritto di prelazione, basterebbe comunque adeguare la propria offerta alla migliore proposta dei concorrenti per conquistare il contratto. Sempre che alla fine si arrivi al traguardo dei cantieri.

«Non credo che dopo tanti anni di attesa si possa davvero pensare di accantonare un'operazione di tale importanza per la città - dice Duccio Astaldi, presidente di Condotte -. Sarebbe uno spreco di risorse enorme». Senza contare che si aprirebbe spazio a un contenzioso monstre, che andrebbe molto al di là dei 10,5 milioni di costo sostenuto dalla cordata promotrice permettere a punto il progetto preliminare. In caso di cancellazione dell'opera, i binari mancati della linea D diventerebbero il teatro di una guerra di carte bollate con rivendicazione di mancate opportunità e richieste di risarcimento danni per centinaia di milioni. Uno scenario che le imprese non sollecitano, anzi. «Finora siamo stati un interlocutore molto costruttivo per il Comune - dice Astaldi -. A questo punto per noi la priorità è che il Comune lavori per trovare i finanziamenti necessari a realizzare l'opera». Anche chiedendo l'aumento del contributo privato? «Rispettando le norme e le procedure di gara si può discutere anche di questo - è la risposta -. Ma bisogna rimettersi al lavoro, sbloccando l'operazione».


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