Lavori Pubblici

Pronto il piano degli aeroporti: ora la competizione sul territorio

Giorgio Santilli

Il piano, realizzato da One Works-Kpmg-Nomisma è stato inviato dall'Enac al ministro delle Infrastrutture. Stima in oltre 11 miliardi i lavori urgenti per adeguare la capacità degli scali «strategici». Inoltre riclassifica tutti gli aeroporti italiani, individuando una mappa nazionale di 42 scali. Cinque sono quelli esclusi rispetto alle attuali mappe: Albenga, Siena, Grosseto, Tortolì e Marina d'Elba

Genova e Torino riconquistano i rating di aeroporti «strategici» evitando l'ipotizzato classamento, Linate resterà in attività con la funzione di city airport, Pisa si conferma meglio posizionato di Firenze per lo sviluppo nell'area toscana ma fra i due vincerà la sfida chi realizzerà prima la seconda pista: comunque, i traffici dei due scali dovranno essere «correlati».

Si confermano – nonostante le pressioni locali in senso contrario – anche i limiti di crescita di Napoli Capodichino e di Roma Ciampino, con conseguente scelta in favore dell'apertura dei nuovi scali di Grazzanise e Viterbo che per altro già presentano ritardi gravi sul piano della programmazione dei collegamenti infrastrutturali. Ormai tramontata l'ipotesi, cara ai piani di Adr in altri tempi, che Fiumicino ospiti anche il traffico low cost, mentre la Regione Campania, che per prima aveva lanciato l'ipotesi Grazzanise, ora sembra tentennare su questa strada. Per Venezia i problemi non sono di traffico ma di raccordo urbanistico e infrastrutturale: non c'è ancora la variante per la seconda pista (che con la fascia di rispetto larga un chilometro confligge con il nuovo stadio di Tessera) e manca la decisione di Rfi sulla fermata dell'alta velocità. Per la Sicilia, infine, è prevista la doppia correlazione, Comiso (mai aperto) a Catania e Trapani a Palermo, mentre il piano nazionale smentisce che per il momento serva l'apertura di un quinto scalo (Agrigento, Messina o Gela che sia).

Sono queste le più rilevanti situazioni di conflitto tra scali aeroportuali e territorio cui il piano nazionale degli aeroporti tenta di dare una risposta sistemica. Il piano (clicca qui per scaricare la versione definitiva ), realizzato da One Works-Kpmg-Nomisma e coordinato da Giulio De Carli, è stato inviato dall'Enac al ministro delle Infrastrutture, Corrado Passera, che nelle prossime settimane dovrebbe portarlo al Cipe per il varo definitivo. Il piano nazionale degli aeroporti stima in oltre 11 miliardi i soli lavori urgenti per adeguare la capacità degli scali «strategici». Inoltre riclassifica tutti gli aeroporti italiani, individuando una mappa nazionale di 42 scali. Cinque sono quelli esclusi rispetto alle attuali mappe: Albenga, Siena, Grosseto, Tortolì e Marina d'Elba. Per questi scali cessano, dove sono previsti, i contributi Enac.

La stessa cosa accadrà fra tre anni ai 18 scali inseriti nella mappa nazionale ma individuati come «di servizio»: Ancona, Aosta, Brescia, Bolzano, Comiso, Crotone, Cuneo, Foggia, Forlì, Lampedusa, Pantelleria, Parma, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rimini, Salerno e Taranto. Se non sarà ristabilita per questi scali una gestione economica sostenibile nel prossimo triennio, l'alternativa che resterà alle Regioni sarà di chiuderli, finanziarli in proprio o privatizzarne la gestione. L'Enac da parte sua dovrà fornire modelli di gestione «leggera» anche in chiave organizzativa e tecnologica.

Un aspetto che fa del piano non solo un atto di programmazione di lungo termine, ma anche un documento concreto di pianificazione dei lavori più urgenti, è la sostanziale convergenza con i contratti di programma dei singoli gestori aeroportuali che l'Enac sta istruendo o approvando. Rispetto ai primi passi del piano, oltre due anni fa, almeno per i grandi aeroporti il piano nazionale e i contratti di programma sono ora in linea, con aggiustamenti da ambo le parti.
Ma proprio sull'approvazione dei contratti di programma dei tre grandi gestori aeroportuali (Adr, Sea e Save) c'è l'ennesima battuta d'arresto, denunciata anche dal presidente dell'Enac, Vito Riggio.

«Il Governo – dice Riggio – aveva varato con il decreto legge una norma che consentiva all'Enac di portare avanti la procedura di approvazione dei contratti di programma già prevista per gli aeroporti con traffico superiore al milione. Le modifiche parlamentari hanno però eliminato il riferimento all'Enac e a questo punto noi ci dobbiamo fermare almeno finché il ministro delle Infrastrutture non vari un atto di indirizzo che interpreti la norma legislativa nel senso di una continuità della procedura».

Per la Sea, in realtà, manca solo la firma del presidente del Consiglio, Mario Monti, al Dpcm che vara il contratto di programma concordato da Enac e "timbrato" da Infrastrutture ed Economia. Vanno ancora risolti i nodi legati alle richieste di Aeroporti di Roma e di Save di trasferire sulle tariffe future anche gli investimenti realizzati pregressi.Un quadro chiaro dello sviluppo aeroportuale italiano dagli attuali 149 milioni di passeggeri annui al 2030: una crescita media annua del traffico del 3,2%, una razionalizzazione della rete aeroportuale nazionale con 24 scali «principali» e 18 «di servizio», lo sviluppo degli hub intercontinentali per superare il basso livello di concentrazione del traffico italiano, investimenti che per le sole opere finalizzate all'aumento della capacità degli scali strategici vale oltre 11 miliardi, richiesta al Governo che inserisca fra le priorità infrastrutturali i collegamenti ferroviari tra scali e città (altro tema su cui siamo clamorosamente indietro rispetto all'Europa).


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