Lavori Pubblici

Cinque filoni nelle 16 misure del Governo Monti a favore del Pf

A.A.

Il Governo Monti ha inserito fin dall'inizio tra le sue priorità la spinta alle opere pubbliche in project financing. Fin dal suo discorso di insediamento, il 17 novembre 2011: «Un impulso all'attività economica – disse Mario Monti – potrà derivare da un aumento del coinvolgimento dei capitali privati nella realizzazione di infrastrutture».
Da lì a poco arrivarono le prime novità nel decreto legge Salva-Italia (Dl 6 dicembre 2011, n. 201, convertito nella legge 22 dicembre 2011, n. 214), poi altre nel , il Cresci-Italia (Dl 24 gennaio 2012, n. 1, convertito nella legge 24 marzo 2012, n. 27), e altre ancora nel Dl Semplificazione (Dl 9 febbraio 2012, n. 5, convertito in legge il 5 aprile).

In tutto 16 misure: modifiche al codice appalti, nuove disposizioni, programmi operativi. Un insieme apparentemente disorganico, nel quale è tuttavia possibile individuare alcuni "filoni", alcune tipologie di norme.

Molte disposizioni, che possiamo chiamare «forme alternative di contributo pubblico» (ampliamento delle permuta, gestione opere connesse, sconti fiscali ai concessionari) tradiscono in realtà la volontà di far quadrare i piani economico-finanziari senza mettere a disposizione contributi pubblici cash, o meglio sostituendoli con misure alternative, come appunto i beni in permuta, le aree edificabili da valorizzare, gli sconti Irap e Ires spalmati negli anni. Quasi tutti gli operatori del project commentano così questo gruppo di disposizioni: ben vengano se servono a rendere possibili investimenti che altrimenti lo Stato non avrebbe fatto per mancanza di risorse (contributo pubblico); tuttavia – aggiungono – l'effetto sarebbe di grande complicazione se pensassimo di intervenire su opere già in convenzione o in gara, togliendo il contributo pubblico e sostituendolo con una di queste misure. E comunque, sia chiaro che dare al privato beni o sconti il cui introito è futuro, significa "finanziarizzare" ancora di più l'operazione. Significa aumentare la cifra che il concessionario privato dovrà farsi prestare dalle banche, salvo poi recuperarla nel tempo con la gestione dell'opera o con la vendita/locazione dei beni immobili valorizzati, gli introiti delle opere connesse, le minori spese fiscali.

Contare sulla permuta, dunque, non è facile in un momento in cui le banche mettono in circolo poca liquidità e a condizioni più onerose. In più, se i beni in permuta sono immobili da valorizzare, questo si scontra anche con le prospettive difficili che continuano ad attraversare il mercato immobiliare.

Nel filone degli sconti fiscali, troviamo in realtà anche l'extragettito Iva per le opere portuali (la possibilità cioè di finanziare le grandi infrastrutture portuali versando al concessionario una quota del futuro gettito Iva generato dall'infrastruttura), una misura che come gli sconti fiscali generici dell'articolo 18 della legge di stabilità corre il rischio di incappare nell'"ostruzionismo" del ministero dell'Economia, preoccupato del rischio di sottrarre gettito fiscale rispetto alle previsioni (mentre chi promuove queste misure ricorda che sono legate a nuove opere, il cui gettito fiscale non si sarebbe generato senza la nuova iniziativa in project finance).

C'è poi il filone che possiamo chiamare degli «strumenti per attirare investitori finanziari» nel project financing: eliminazione dei vincoli alle assicurazioni nell'impiego delle riserve, eliminazione vincoli al project bond, spinta al coinvolgimento delle fondazioni bancarie nelle carceri in Pf. Misure tutte positive, ma che vanno a impattare su un mercato finanziario oggi molto prudente, e da sempre restio (almeno in Italia) a investire sulle infrastrutture "greenfield", cioè le nuove opere. Per far decollare queste misure, dunque, serve ora da una parte un regime fiscale incentivante per i project bond (si veda un confronto internazionale nel servizio di Vinicio Trombetti), e dall'altra un'azione concertata Governo-banche-grandi enti (Anas, Ferrovie) nel selezionare opere "candidabili" ad attirare investitori a lungo termine e nel promuoverle con veri "road show" nazionali e internazionali.

Tra le norme del governoMonti a favore del project finance troviamo poi due programmi di investimento, quello per le carceri e quello per le scuole, in cui si afferma che forme di partenariato pubblico-privato diventeranno la forma auspicabile per realizzare questo tipo di opera pubblica. Obiettivo interessante, se consente di realizzare più opere di quante possibili con le sole risorse pubbliche. Ma sempre attentamente da ponderare, visto che si tratta di opere fredde, nella valutazione costi-benefici per la pubblica amministrazione. In ogni caso, è evidente, non basta scriverlo su una legge: i due programmi dovranno essere costruiti e realizzati "sul campo".

C'è infine una serie di norme di semplificazione procedurale: gara a fase unica anche nelle grandi opere, iter accorciato per le convenzioni autostradali, diritto di prelazione anche nelle grandi opere (per interventi fuori programmazione), norme che spingono a rendere più "bancabili" sia i bandi sia i piani economico-finanziari (Pef). Tutte disposizioni in sé positive, ma di impatto certo meno potenzialmente "trainante" rispetto a quelle descritte sopra.


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