Lavori Pubblici

Calo «totale» per occupati, credito, appalti, investimenti e nuove costruzioni

M. Fr.

Le organizzazioni datoriali e i principali sindacati di categoria hanno denunciato la situazione di forte crisi del settore, chiedendo un tavolo permanente con le istituzioni

Imprese e sindacati lanciano l'allarme per l'industria delle costruzioni nel Lazio. Senza appalti e senza credito - dicono a una voce le principali associazioni datoriali e sindacali - l'edilizia va a picco. Nel 2011 a Roma e provincia sono diminuite le aziende (-9%), gli addetti (-20%) e i salari (-27%). E tutte le previsioni per l'anno in corso confermano che il 2012 - a Roma come nell'intero Lazio - sarà un altro anno nero, il quinto consecutivo di sofferenza del comparto.
Gli investimenti sono in caduta libera: tra il 2007 e il 2012 sono calati del 20%); le nuove costruzioni sono passate dai 4,9 milioni di metri cubi nel 2010 ai 4,3 milioni del 2011 e si prevede un'ulteriore flessione, a quota 3,9 milioni, nel 2012. A mettere a dura prova il settore, anche le compravendite di abitazioni, diminuite del 17,5% dal 2005 al 2011.

Per completare il quadro, il numero dei bandi di gara per opere pubbliche, diminuito, nella sola provincia di Roma, del 20% (2009/2011). L'unico dato in controtendenza riguarda le piccole ristrutturazioni, per le quali nel 2012 si stima una lieve ripresa, nell'ordine dell'1 per cento. I numeri sono nero su bianco nel documento "Crisi dell'edilizia a Roma e nel Lazio " presentato oggi, presso la Camera di Commercio di Roma, da Acer, Cna Roma, Federlazio, Legacoop Lazio e i Sindacati Feneal-Uil Roma e Lazio, Filca-Cisl Lazio, Fillea-Cgil Roma e Lazio. Il documento contiene i dati di Cresme, Cassa Edile, Edilcassa e Banca d'Italia elaborati dalle suddette associazioni e sindacati.

Vista la gravità della situazione, le parti di entrambi gli schieramenti hanno chiesto la costituzione di un tavolo permanente tra istituzioni, sindacati e associazioni datoriali.
Le ripercussioni sul piano occupazionale sono da brivido. Sono 7.459 i posti di lavoro in meno nel Lazio a dicembre 2011 rispetto allo stesso mese del 2010. La contrazione della forza lavoro interessa tutte le province, con percentuali che variano dal 10% al 14%; nello stesso periodo le ore lavorate a Roma e provincia diminuiscono del 30%; esplosione della cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga. Dal 2008, anno di inizio della crisi, ad oggi nella sola provincia di Roma il settore ha perso circa 17.000 posti di lavoro.
Il paradosso che emerge dal dossier è che le risorse pubbliche non mancano, ma coinvolgono solo le grandi aziende. «Si deve constatare - si legge nella nota - che seppur diminuite si continuano ad appaltare opere di importo superiore a 100 milioni di euro. Quelle per importi accessibili alle piccole e medie imprese tendono invece a diminuire. Eppure proprio queste permettono l'innescarsi di un circolo virtuoso: assicurano una cantierizzazione rapida e portano posti di lavoro».

Tra le proposte di imprese e sindacati (non nuove per la verità) ci sono: la suddivisione in lotti dei lavori cui possano accedere le pmi; una maggiore vigilanza in sede di aggiudicazione per evitare eccessivi ribassi sulle offerte; il ricorso a procedure di gara in grado di garantire una trasparente concorrenza tra gli operatori.
Particolarmente penalizzante è la situazione del credito cui le pmi sono spesso costrette a ricorrere per via dei mancati pagamenti da parte della pubblica amministrazione. Secondo la Banca d'Italia, nel Lazio, c'è stata una flessione dell'11,4% nei primi 9 mesi del 2011 dei mutui erogati per investimenti in edilizia residenziale e del 32,8% per il non residenziale.


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