Lavori Pubblici

Truffa alla Provincia di Bari, agli arresti i fratelli Antro

L'accusa dei giudici: falsificati documenti che attestavano prestazioni mai realizzate, e che venivano poi scontati in banca

Un'altra bufera giudiziaria si abbatte sulla città di Bari. Dopo le indagini della magistratura sugli appalti pubblici affidati al gruppo Dec dei fratelli Degennaro, altri imprenditori baresi sono coinvolti in uno scandalo, una truffa davvero ingegnosa. Si tratta dei fratelli Alviero ed Erasmo Antro, di 45 e 48 anni, quest'ultimo vice presidente della Camera di Commercio e presidente Confapi Puglia. I due imprenditori sono stati arrestati il 27 marzo - sono ai domiciliari - dai militari della Guardia di finanza per truffa aggravata e continuata, nei confronti della Provincia e di sei banche, e per falsità materiale e ideologica. L'ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal gip Alessandra Piliego, su richiesta del pm Carmelo Rizzo. La truffa messa in atto - secondo l'accusa - in poco più di tre anni (ottobre 2008-marzo 2011) dai due imprenditori ammonta
ad oltre 20 milioni di euro. I due fratelli sono a capo di un gruppo industriale, il Consorzio Sigi, specializzato nella costruzione e manutenzione stradale e nella costruzione di segnaletica e cartellonistica stradale. Nel febbraio del 2007 si sono aggiudicati l'appalto dei lavori per la manutenzione della rete stradale di competenza della Provincia di Bari per un importo di oltre tre milioni di euro l'anno. Proprio grazie a questa commessa i due fratelli sarebbero riusciti a mettere in campo una vera e propria truffa milionaria all'ente pubblico e alle banche. A far scoperchiare
la 'pentola velenosà è stata la denuncia del dirigente del Servizio Viabilità e Trasporti della Provincia di Bari che nel settembre dello scorso anno ha deciso di rivolgersi alla
Procura, evidenziando irregolarità nella gestione dell'appalto affidato al Consorzio. Tre mesi dopo, nel dicembre del 2011, le accuse del dirigente sono state ribadite e circostanziate dal
presidente della Provincia di Bari, Francesco Schittulli. La truffa - scoperta sulla base di riscontri di documenti e carte bancarie - è cominciata nell'ottobre del 2008 quando il Consorzio Sigi ha cominciato ad emettere fatture alla Provincia di Bari per importi considerevoli e su prestazioni inesistenti che poi venivano 'scontatè oppure servivano per ottenere anticipazioni bancarie. In un caso anche un finanziamento di due milioni e mezzo di euro. Oltre alla fatturazione falsificata, i
due imprenditori presentavano agli istituti bancari registri di contabilità e certificati di pagamento che riportavano il logo contraffatto della 'Provincia di Barì dai quali risultavano i loro crediti. Si trattava - secondo quanto accertato dagli investigatori - di documenti falsificati o negli importi o
perchè si riferivano a lavori in realtà mai realizzati.
Nel gennaio del 2011 il 'sistemà messo in atto dai due fratelli ha cominciato però a scricchiolare: le banche hanno cominciato a sospettare qualcosa e si sono rivolte alla Provincia per chiedere la liquidazione di alcune fatture emesse dal Consorzio Sigi e da loro scontate. La doccia fredda è
arrivata quando gli istituti bancari che pensavano di aver inviato solo un normale sollecito di pagamento si sono visti arrivare lettere della Provincia nelle quali l'ente, dopo aver svolto accertamenti interni, non solo affermava che non intendeva pagare ma suggeriva anche di rivolgersi alla magistratura. Cosa che alcune banche hanno fatto ottenendo dai tribunali di Bari e di Milano ingiunzioni di pagamento per le quali, tra l'altro, la Provincia risponde in solido con i
fratelli Antro. Una situazione che ha portato la Provincia e il suo presidente a interrompere ogni rapporto con i due imprenditori e a denunciare la situazione alla Procura di Bari.
L'indagine, affidata al gruppo tutela Spesa Pubblica del Nucleo di Polizia tributaria di Bari, si concentra ora per individuare l'eventuale esistenza di 'complicì degli imprenditori all'interno della Provincia.
La quantificazione delle somme indebitamente percepite dai due fratelli ha determinato il sequestro preventivo di beni immobili, quote societarie e disponibilità finanziarie riconducibili agli arrestati e alle loro famiglie per un valore di oltre 20 milioni di euro. In particolare, sono stati
sequestrati 62 immobili, la maggior parte a Bari ma anche a Roma e in località turistiche (Cortina d'Ampezzo, Olbia, Vietri sul mare, Rosa Marina), quote di partecipazione in 7 società, disponibilità su 220 conti correnti, certificati di depositi, cassette di sicurezza.


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