Lavori Pubblici

Troppo potere ai comitati locali nell'approvazione delle opere pubbliche

Silvano Vernizzi

Il direttore Infrastrutture della Regione Veneto: finiscono per contare più degli organi democraticamente eletti

Stiamo vivendo chiaramente nell'epoca dei comitati. Non c'è opera pubblica e non parliamo solo delle cosiddette grandi opere, in cui non sia costituito un comitato di cittadini contrario all'opera stessa. Il problema che si pone non riguarda certamente il diritto dei cittadini di riunirsi in qualsiasi comitato essi ritengano, ci mancherebbe! Il problema è il riconoscimento giuridico e politico di cui questi comitati godono. Di fatto i comitati diventano delle vere e proprie controparti delle amministrazioni che devono eseguire l'opera. La questione che intendo porre è di rappresentatività, i cittadini non dovrebbero essere rappresentati dagli Enti locali regolarmente eletti? Perfettamente d'accordo che un cittadino possa adire l'autorità giudiziaria per ottenere il rispetto dei propri diritti eventualmente lesi dalla realizzazione di un'opera pubblica, altrettanto d'accordo che un cittadino possa unirsi ad altri per operare pressioni nei confronti del proprio Comune relativamente alla scelta di un'opera, ma basta però. Non condivido assolutamente che un comitato possa essere riconosciuto come soggetto ricorrente da un tribunale amministrativo. Non è anche questo un modo per fare perdere credibilità all'istituzione Comune che così si trova a rappresentare tutti i cittadini con eccezione di quelli aderenti al comitato? Le opere pubbliche poi sono oggi sottoposte ad un regime di totale trasparenza. Con la procedura di valutazione d'impatto ambientale il progetto dell'opera viene reso pubblico in ogni suo aspetto e chiunque può presentare osservazioni; con la successiva fase di valutazione la decisione sull'opera dovrebbe concludersi. Invece non è così. L'opera, in seguito, può essere oggetto di ricorsi in cui vengono valutate non solo le eventuali lesioni di diritti o interessi di cittadini interessati in qualche modo dall'opera, ma anche, di fatto, l'opportunità di realizzarla. E' questa l'anomalia e la disfunzione del sistema che comporta, come effetto, tempi biblici nella costruzione con conseguente aumento dei costi. Esaminiamo il caso emblematico di questi giorni, ossia la realizzazione della TAV nella tratta Lione – Torino. A parte gli episodi di violenza e le manifestazioni con blocchi ferroviari ed autostradali seguiti al tragico incidente occorso ad un manifestante in Val di Susa che sono evidentemente il sintomo di un disagio che nulla ha a che fare con l'opera, credo sia il caso di prendere atto che si tratta di un'opera di valenza europea, approvata in base alla vigente normativa e finanziata con consistenti contributi comunitari. Si tratta, inoltre, di un'opera che ha valenza nazionale; che diritto hanno alcune migliaia di persone di bloccare una infrastruttura di questo tipo? Non è forse una prevaricazione del diritto di altri milioni di persone di vederla realizzata? Credo che in qualsiasi democrazia debba necessariamente prevalere la volontà della maggioranza pur nel rispetto della minoranza perché in caso contrario non si va da nessuna parte. Ma allora noi abbiamo degli organi che vengono regolarmente eletti ogni cinque anni, a partire dal Parlamento e conseguentemente dal Governo, per seguire con le Regioni e finire con i Comuni. Una volta che questi organi hanno deciso relativamente ad un'opera pubblica si deve andare avanti senza altri problemi. Se non va bene, passati i cinque anni i cittadini con il voto possono cambiare le cose, ma nel frattempo le decisioni collettive devono poter essere prese solo ed esclusivamente da queste istituzioni. Ritengo che questo sia il solo modo per potere garantire una democrazia reale, il proliferare di comitati ed il loro riconoscimento giuridico come entità in grado di "contrattare" con la pubblica amministrazione porta al blocco ed all'anarchia.


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