Lavori Pubblici

Dalle soluzioni (finanziarie) per la Tav nascerà il nuovo piano grandi opere

Giorgio Santilli

Prime spine per Monti: per avere dalla Ue il 40% bisogna dare certezza al finanziamento nazionale

Ora è chiaro che la partita della Torino-Lione ad alta capacità è tutt'altro che facile anche per Mario Monti, che pure l'aveva affrontata con piglio decisionista. Per capire che la situazione è più complessa di quanto sembrasse ci sono voluti due rinvii del Cipe sulla questione apparentemente laterale della prima tranche di finanziamenti da 20 milioni al passante di Torino.
Formalmente Palazzo Chigi attende, prima di decidere i fondi per opere complementari, una relazione del ministero delle Infrastrutture che faccia il quadro complessivo delle risorse e di linee chiare sui modi e sui tempi della "fasizzazione" (cioè dell'articolazione del progetto nel tempo per fasi funzionali). Soprattutto, c'è il nodo dei fabbisogni finanziari e della loro copertura da sciogliere al più presto. Saranno davvero soltanto i 2,7-3 miliardi indicati dal documento di Palazzo Chigi pubblicato sul sito del Governo? Come è stato fatto questo calcolo? Se a partire sarà soltanto il cantiere della tratta comune italo-francese, vale a dire il tunnel di base e poco altro, che vale 8,2 miliardi, l'Italia – che paga una quota del 57,2% contro il 42,8 francese – potrà pagare un conto inferiore a tre miliardi solo se si suppone un contributo Ue del 40%: ipotesi compatibile con le nuove regole Ue sul "core network" infrastrutturale, ma forse non con il bilancio Ue che al momento non ha in previsione 3,3 miliardi.
Vale la pena di ricordare che l'Unione europea ha già detto di voler confermare il proprio contributo – per ora fermo al 30% – a condizione che Italia e Francia dicano chiaramente quali risorse metteranno a disposizione.
Il nodo finanziario Tav pone però una questione che difficilmente sarà risolta se non viene affrontata in un orizzonte più generale e nazionale: quante risorse sono disponibili per il piano delle grandi opere e per fare esattamente cosa?
Se Monti vuole tenere la barra a dritta sul rigore finanziario e riconfermare l'atteggiamento già mostrato con Olimpiadi ed Expo, dovrà dire presto quali opere prioritarie intende davvero finanziare e realizzare, mettendo fine al balletto di cifre, richieste e candidature non di rado estemporanee. I documenti di finanza pubblica attesi per i prossimi mesi – compreso l'allegato infrastrutture al Documento di economia e finanze di aprile – potrebbero essere la sede giusta per un nuovo piano generale che indichi le opere prioritarie di serie A da finanziarie con risorse vere, di cassa.
Il tempo delle promesse e degli annunci è finito e spetterà ancora al Governo tecnico trovare una soluzione credibile in Italia e in Europa.


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