Lavori Pubblici

Non denunciò il pizzo, condannato imprenditore edile di Messina

Nel rito abbreviato due anni di reclusione all'imprenditore Carlo Borella, ex presidente dell'Ance Messina

Condannato a 2 anni l'imprenditore Carlo Borella, ex presidente dell'Ance Messina, l'associazione dei costruttori edili, nel giudizio abbreviato dell'operazione
«Sistema 2», sulle estorsioni imposte alle imprese dalla famiglia mafiosa barcellonese. Lo ha deciso il gup Giovanni De Marco che ha anche condannato il collaboratore di giustizia
Alfio Castro a 4 anni e 6 mesi. Borella doveva rispondere di favoreggiamento per non aver riferito alla Squadra mobile di Messina di essere sottoposto ad estorsione. Il gup ha escluso
l'aggravante mafiosa. Sono stati invece rinviati a giudizio al 24 maggio davanti al Tribunale di Barcellona, Carmelo D'Amico, esponente di vertice della famiglia mafiosa di Barcellona ,
Tindaro Calabrese, reggente dei «mazzarroti» e Biagio Raffa geometra dell'impresa «Demoter che avcevano scelto il rito ordinario. D'Amico e Calabrese devono rispondere di estorsione
mentre Raffa di favoreggiamento. Le indagini della Squadra mobile scattarono nel 2009 con la denuncia di un imprenditore barcellonese costretto a subire richieste estorsive. Tre i
lavori finiti nel mirino: l'appalto per la realizzazione di un parcheggio del centro commerciale di Milazzo, i lavori di metanizzazioni a Santa Lucia del Mela e la fornitura di massi
per il ripascimento del lungomare di Villafranca Tirrena.


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