Lavori Pubblici

Concordato preventivo per Consorzio Etruria, in vendita la controllata Inso

Silvia Pieraccini

La società all'asta vale 200 milioni di fatturato, e sembra essere un boccone interessante per la sua elevata specializazione negli ospedali

Non è (ancora) la salvezza, ma si allontana dal baratro Consorzio Etruria, la cooperativa toscana di costruzioni a capo di un gruppo da 800 dipendenti che salgono a 2.000 con l'indotto – fino a due anni fa tra le prime 15 aziende italiane del settore, con 500 milioni di ricavi - affossata da 370 milioni di euro di debiti accumulati verso le banche (200 milioni), i fornitori e i soci. Una discesa repentina, che ancora sorprende molti anche all'interno del mondo cooperativo, e che 14 marzo ha trovato almeno un freno: il Tribunale di Firenze ha fatto sapere che il 76% dei creditori di Consorzio Etruria ha accettato la proposta di concordato preventivo ‘in continuità' presentata dalla coop ‘rossa' (che prevede di soddisfare al 30% i chirografari e di mettere a loro disposizione il 40% degli utili realizzati nei prossimi cinque anni), e ha fissato per il 18 aprile prossimo l'udienza per l'omologa.
A quel punto, secondo quanto previsto dallo stesso concordato, nascerà una nuova cooperativa, che riassorbirà i 300 soci e dipendenti della capogruppo (in gran parte in cassa integrazione dal giugno scorso), mentre i tre commissari nominati dal Tribunale avvieranno la vendita di decine di case e terreni di proprietà dell'azienda, e della società Inso spa. La controllata, 200 milioni di fatturato e 180 dipendenti, è un boccone ambito da molti per la sua specializzazione (costruzione di ospedali ‘chiavi in manò) e per la vocazione internazionale (realizza all'estero il 50% dei ricavi), al punto che sono già arrivate una decina di offerte informali per acquisirla.
Con l'approvazione del concordato da parte dei creditori si conclude dunque la prima, delicata fase di ristrutturazione, anche se la strada per uscire fuori dal tunnel è ancora lunga. E infatti ieri l'azienda di Montelupo Fiorentino (Firenze) si è mantenuta prudente: «Siamo a metà del guado: la ripartenza, dopo tanto tempo, non è né semplice né scontata», ha messo le mani avanti Riccardo Sani, presidente di Consorzio Etruria arrivato nel luglio 2010 da Unicoop Firenze, la più grande cooperativa di consumo italiana, con la missione di salvare il grande malato della galassia Legacoop. Proprio da Unicoop Firenze nei mesi scorsi è stato erogato il finanziamento da 14 milioni che ha permesso di far ripartire l'attività in quattro cantieri di Consorzio Etruria, pagando anche gli stipendi arretrati dei lavoratori. E, appena effettuata l'omologa del concordato, sempre da Unicoop Firenze (che ha ricevuto in pegno azioni Inso) arriveranno altri 16 milioni necessari per la ripresa di operatività dell'azienda di costruzioni. La scommessa per la resurrezione di Consorzio Etruria si gioca proprio sul fronte del recupero di commesse e della realizzazione di utili, obiettivi per nulla semplici in un contesto ancora di forte difficoltà dell'edilizia. "La crisi continua a mordere – aggiunge Sani – e per ripartire avremo bisogno del sostegno della cooperazione e del territorio". Sullo sfondo resta l'idea di costituire una filiera toscana delle costruzioni, formata dalla nuova cooperativa che nascerà sulle ceneri di Consorzio Etruria con aziende private e indotto, "nel solco – dice Sani - delle linee indicate dalla Regione Toscana". Certo è che la caduta della grande e storica coop toscana delle costruzioni, unita a quella della Cooperativa Muratori di Reggiolo (si veda Il Sole 24 Ore di martedì scorso), ha già fatto suonare più d'un campanello d'allarme dentro Legacoop.


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