Lavori Pubblici

Nel 2012 produzione giù di oltre il 4%, costruzioni a rischio default

Franco Tanel

L'Ance: «Dal 2007 il comparto ha perso quasi 6 miliardi di euro, il 16% degli occupati e il 20% delle aziende»

E' un anno nero quello appena chiuso per l'edilizia in Veneto. Lo evidenzia la presentazione, avvenuta questa mattina, a Padova del rapporto congiunturale sull'industria delle costruzioni in regione, illustrato dal presidente di Ance Veneto Luigi Schiavo e dal direttore del Centro Studi Ance Antonio Gennari.
"Siamo al capolinea- commenta Schiavo e davvero per quest'anno il rischio è un default complessivo del nostro settore, con gravissime conseguenze economiche e sociali". E che non si tratti di una previsione eccessivamente allarmistica lo dicono i numeri: il 2012 sarà il sesto anno consecutivo di flessione dei livelli produttivi, prevedibilmente di un ulteriore 4,1%. Il 2011 si è chiuso con un calo degli investimenti in costruzioni del 5,7%. Dall'inizio della crisi, nel 2007, il comparto in Veneto ha perso il 30% dei volumi produttivi, pari a circa 6 miliardi di euro, il 16% degli occupati, cioè circa 33.400 persone e il 20% delle aziende. L'emorragia non è purtroppo al termine: basta guardare lo stratosferico aumento del numero di ore di cassa integrazione straordinaria passate da circa 2,4 milioni nel 2008 a oltre 10 milioni nel 2011. "Anche questo strumento di sostegno sta per esaurirsi- avverte Schiavo- e molte di queste ore di cassa straordinaria si trasformeranno nel 2012 in licenziamenti. Ed è davvero un paradosso perchè le possibilità di lavoro non mancherebbero, nelle infrastrutture come nella rigenerazione urbana. La crisi in questi anni ha fatto chiudere le imprese più deboli o mal strutturate, adesso falcidia quelle sane. Da un lato il ritardo dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni è arrivato a livelli insostenibili, i ritardi sono aumentati del 40% nel secondo semestre del 2011 con una media di 8 mesi e punte sopra i due anni. Dall'altro le banche, che contrariamente a quello che dichiarano, hanno chiuso il credito. E questo nonostante abbiano ricevuto dalla Banca Europea finanziamenti agevolati, l'ultimo addirittura all'1%. Chiediamo che la Banca d'Italia vigili su come saranno impiegati questi ingenti finanziamenti".
Schiavo sottolinea anche che la stretta del credito riguarda non solo le aziende ma anche i privati che vogliono accendere un mutuo per la casa, con l'effetto indiretto di deprimere ancora di più il mercato residenziale. Il nodo principale comunque rimane ancora una volta il Patto di Stabilità del quale Ance Veneto, chiede ancora una volta una riforma. Un aiuto potrebbe arrivare intanto dalla cessione dei crediti pro soluto, ma ancora una volta le promesse sono rimaste vuote parole. " Stiamo aspettando un Dpcm che obblighi le amministrazioni a certificare il credito- spiega Antonio Gennari- come ci era stato promesso e stiamo aspettando ancora l'accordo del sistema bancario con Cassa Depositi e Prestiti sulla garanzia di questi crediti. Doveva essere esecutivo entro il 30 novembre scorso, siamo il 5 marzo e non ne vediamo traccia, intanto le banche sono ritrose ad accettare questa formula di pagamento".
Secondo Schiavo e Gennari è evidente che a livello governativo non si riesce o non si vuole percepire la gravità della situazione che coinvolge il comparto anche se Ance ha appena chiesto la dichiarazione formale dello stato di crisi "Un esempio per tutti – spiega Gennari- Eravamo riusciti a spiegare al governo il meccanismo sulla neutralità dell'Iva sugli immobili che rimangono invenduti per la crisi, una norma che chiediamo da anni e che ci metterebbe al pari con tutti gli altri paesi europei. Bene, il provvedimento era stato approvato ed inserito dal Consiglio dei Ministri ma qualcuno, e ancora non sappiamo chi, lo ha eliminato nel testo del decreto che è andato alla firma del presidente Napolitano, quindi l'unico testo che conta".
Secondo Schiavo inoltre in Italia manca una strategia che metta il settore delle costruzioni al centro di un piano di ripersa economica del Paese attraverso gli investimenti in infrastrutture . Invece il settore dei lavori pubblici in Veneto ha subito dal 2008 un calo degli investimenti del 44% E nonostante questo, ci sono fondi inutilizzati, come i Fondi Strutturali Europei, che per il Veneto significano 171 milioni di euro e i Fondi Fas del piano 2007-2013 che valgono per 353 milioni. " Dopo tre anni di rinvii-sottolinea Schiavo, sono stati sbloccati solo a gennaio di quest'anno. Adesso ne chiediamo l'immediato utilizzo". Sperando che quando le opere saranno messe in gara, ci siano ancora imprese di costruzioni in grado di partecipare.


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