Lavori Pubblici

Fondi Ue, Sicilia e Campania ferme al 12% - In ritardo anche i piani nazionali «Attrattori culturali» e «Reti mobilità»

Giorgio Santilli

La spesa effettiva per il Fesr resta ferma al 18,8% su base nazionale: 6.765 milioni su 35.916 programmati per il periodo 2007/2013. Gli impegni crescono al 46,43%. Barca detta i nuovi obiettivi intermedi per il 2012

Le due regioni più in ritardo nei pagamenti dei fondi Ue restano la Sicilia (12%) e la Campania (12,5%). Il dato emerge dal resoconto del Fesr (obiettivo convergenza) alla data del 31 dicembre 2011. I pagamenti ammontano a 6.765 milioni rispetto ai 35.916 programmati per il periodo 2007/2013. Gli impegni sono saliti al 46,4%. Sono fortemente in ritardo anche due programmi nazionali: il Poin attrattori culturali, naturalie turismo, fermo al 16,4% di pagamenti e il Pon Reti e mobilità, che si attesta poco sotto il 16%. Il Fsr istruzione è invece il programma più avanzato con pagamenti al 36,6% e impegni oltre il 90%. E' però un programma piccolo con risorse per 510 milioni che dovrebbe tuttavia beneficiare della riprogrammazione stabilita dal «Piano azione coesione» inviato dall'Italia a Bruxelles e concordato con la commissione per accelerare la spesa effettiva. Fra le regioni la più vanzata resta la Basilicata che con il suo Por è attestata al 32,81% di pagamenti di spesa. Il quadro completo dello stato di avanzamento registra anche il progresso della Puglia che si attesta al 22,7% di pagamenti effettivi.

Spesa in stato leggermente più avanzato per l'obiettivo competitività del programma Fesr. Qui il programmato equivale a 8.176 milioni e il livello degli impegni si attesta al 50,4%, con pagamenti di spesa al 30,1% rispetto al programmato. Più avanti delle altre regioni sono le Marche (56,5% di impegnato), la Provincia di Trento (39,2%) e la Val d'Aosta (38,8%) mentre il quadro complessivo evidenzia il ritardo di Molise (25,2%), Lazio (25,9%) e Liguria (26,5%).

Intanto il ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca, ridefinisce per il triennio 2012-2014 i target intermedi di spesa per le amministrazioni e taglia fino al 20% dei cofinanziamenti nazionali per chi non spende. La filosofia delle sanzioni preventive per chi non si avvicina ai target di spesa resta la stessa del piano 2011 varato da Raffaele Fitto, ma anziché fare riferimento agli impegni di spesa, il nuovo regime «ancorerà» gli obiettivi alle domande di pagamento inviate alla Commissione europea. Test ancora più stringenti di quelli passati, che saranno immediatamente operativi in termini di sanzioni fin dalla prima scadenza del 31 maggio. Se gli obiettivi non saranno raggiunti scatterà, infatti, immediatamente il taglio ai cofinanziamenti nazionali (il Fas), senza la possibilità di recuperare il ritardo nei mesi successivi.

La quota di risorse nazionali da riprogrammare, che sarà "incamerata" a livello centrale per essere ridestinata ai programmi prioritari già individuati con il piano Sud e il Piano di Azione Coesione concordato con Bruxelles, varierà in funzione dello scostamento dall'obiettivo.
Le cifre prevedono che si vada da un minimo di sanzione del 5% (se lo scostamento non supera il 10% dal target) a un massimo del 20% (se lo scostamento supera il 30%). Negli scaglioni intermedi, penalizzazione del 10% se lo scarto sarà compreso fra il 10% e il 20% e del 15% se lo scarto sarà fra 20% e 30%.

Per la prima scadenza del 31 maggio 2012 sarà fissato per le richieste di pagamento inviate a Bruxelles un obiettivo pari al 40% dell'importo in scadenza al 31 dicembre 2012, mentre per il 31 ottobre l'obiettivo salirà all'80%. Gli stessi target mensili, con le stesse scadenze, saranno riproposti per il 2013 e il 2014.

Le risorse da riprogrammare finiranno nel Piano di Azione Coesione che il Governo italiano ha concordato con l'Unione europea. Le risorse che nel corso del 2012 le amministrazioni devono chiedere alla Ue sulla base dell'avanzamento dei progetti dovrebbero ammontare, secondo la programmazione attuale, a circa 440 milioni per il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) e a 370 milioni per il Fondo sociale europeo (Fse). Per il 31 maggio l'obiettivo di spesa equivale a 175 milioni per il Fesr e a 148 milioni per il Fes.


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