Lavori Pubblici

6.Cmc

La numero uno delle cooperative fa l'asso pigliatutto in casa e scala la classifica all'estero

Nell'anno del 110° anniversario mantiene la sesta posizione e si conferma la più grande cooperativa di costruzioni (italiana ed europea) grazie a una strategia di focalizzazione nel segmento delle infrastrutture. Nel mercato domestico è tra chi vince più gare per opere pubbliche (a partire da quelle della "legge obiettivo") sia in proprio che con il consorzio nazionale Ccc. All'estero invece (dove conta su 11 filiali in tre continenti) arriva a realizzare il 49,9% della produzione (il livello più alto del quinquennio) posizionandosi 128° tra gli international contractors: un passo avanti rispetto all'anno prima. Ed è dinamica nella ricerca di nuovi mercati. Infatti alla gamma dei presidi aggiunge quello statunitense, con l'acquisto di Lm Heavy civil construction, un'impresa che fattura 25 milioni di dollari con 50 dipendenti e ha sede a Boston, che intende usare come "ariete" per crescere partendo dal New England.
Un'altra vicenda di "crescita esterna" è l'acquisto del ramo lavori "Nato" della Cmr (in fallimento) che porta in dote 20 milioni di contratti relativi all'ampliamento e alla manutenzione delle basi americane di Aviano, Napoli e Vicenza. Ampliando così una nicchia (di ambiti lavori extraterritoriali in Italia) che ha un punto di forza nella realizzazione, con il consorzio Ccc, della base vicentina Dal Molin.
Il gruppo Cmc è articolato in quattro divisioni: "Costruzioni Italia" e "Costruzioni estero" che rispondono alla capogruppo, "Materiali per l'edilizia" con le società Adriatica impianti e Cave Sic, "Prefabbricati" con Ged e "Immobiliare", con Cmc immobiliare.
Oltre a queste aree strategiche si affaccia al mercato (attraente ma affollato dai soggetti più vari) delle concessioni autostradali per presidiare il quale costituisce la società Holcoa con il consorzio nazionale Ccc, Cmb e Unieco nonché Cooperare e Ugf Merchant (gruppo Unipol) che nel maggio 2011 acquista da Autostrade per l'Italia il 24,9% di Sat (Società autostrade tirreniche) per la quale sono in via di approvazione da parte dell'Anas due miliardi di investimenti.
Venendo all'esame dell'esercizio 2010 la cifra d'affari consolidata si incrementa del 12,6% per effetto del forte impulso dell'attività all'estero (più 25%).
Ecco come sono ripartiti i ricavi per settore: le infrastrutture (stradali, ferroviarie, idrauliche e marittime) assommano complessivamente il 76%, la restante attività è nell'edilizia con una quota residuale di iniziative immobiliari, limitatamente al mercato locale dove Cmc rischia praticamente nulla. Geograficamente, all'estero il mercato di maggiore interesse è l'africano (con un'incidenza del 37%) nel quale Cmc è presente in sette Paesi, seguito da Asia/Australia (13%).
I buoni livelli operativi non influenzano più di tanto i margini della gestione caratteristica: sia l'Ebitda che l'Ebit si incrementano (rispettivamente dello 0,9 e più 6,7%) e incidono per il 12,9 e per il 3,7% nel fatturato.
Il conto economico chiude con un utile netto in calo del 2% generando un net margin dell'1,6%: sotto la media del settore data la minore profittabilità delle opere pubbliche, core business di Cmc, che però danno maggiori garanzie delle private.
Quanto al prospetto patrimoniale l'indebitamento finanziario netto peggiora del solo 2,2% a causa – si spiega nella relazione sulla gestione – dell'effetto congiunto dei lunghi tempi di risoluzione di alcune pendenze, degli investimenti sostenuti per avviare interventi in Italia, dei ritardati incassi di crediti per lavori eseguiti in Angola e dello slittamento di incassi per anticipazioni contrattuali in Mozambico. A fronte di ciò il rapporto indebitamento/fatturato si attesta a 22,6% (24,9% nel 2009). Si consolida invece il patrimonio netto (più 9,2%) che – se rapportato all'indebitamento – esprime un indice debt/equity che scende a 1,19 da 1,27 dell'anno prima.
Non entusiasmante invece è la performance commerciale, espressa da un portafoglio rimasto sostanzialmente stabile (più 1,1% su base annua) malgrado contabilizzi oltre 620 milioni di nuovi ordini. La sua composizione mostra un ulteriore consolidamento nel settore delle infrastrutture (91,5% dei contratti totali) mentre – dal punto di vista dei mercati di destinazione – si riduce l'importanza relativa di quello africano ma riprende quota quello domestico (oltre due terzi del totale) che – si legge nella relazione – assicura la piena copertura del budget 2011. Tra le principali commesse acquisite nel 2010 si segnalano i lavori di ammodernamento e adeguamento della strada statale Agrigento-Porto Empedocle (rara nuova opera della "legge obiettivo") per un valore pro quota di 238,5 milioni in associazione temporanea con Ccc e Tecnis mentre all'estero si segnala un contratto per la realizzazione "chiavi in mano" di un impianto per il trattamento delle acque in Lesotho per complessivi 49 milioni. Traguardando il triennio il budget 2011 prevede un fatturato di 843 milioni (di cui la metà all'estero), che salirà a 970 all'orizzonte del 2013 (senza contare un'eventuale incorporazione della cooperativa Iter, al momento solo "presa in carico"). Nel problematico mercato italiano punta sempre più a iniziative in finanza di progetto e a concessioni autostradali al fine di sopperire alla carenza di appalti pubblici.


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