Lavori Pubblici

3.Salini Costruttori

Digerito lo shopping di Todini il romano va sul podio e mira sempre più in alto

Si conferma alla terza posizione che aveva conquistato (virtualmente) nel 2009 (scavalcando Pizzarotti) quando compariva in classifica con un consolidato pro forma che teneva conto di Todini (il cui acquisto era avvenuto a fine 2009 ma perfezionato a inizio 2010).
Salini Costruttori presenta ora un primo bilancio consolidato ufficiale che mostra, dall'esame di diversi indici, l'efficacia di un'operazione di merger&acquisition riuscita sia sotto il profilo finanziario che industriale. L'unione delle due imprese (che mantengono autonomia operativa come è dimostrato dalla qualifica di contraente generale che ognuna mantiene: Salini in III, Todini in II) consente di creare un gruppo che sfrutta sinergicamente le esperienze maturate nei lavori idraulici e idroelettrici (nicchia nella quale Salini è uno dei maggiori player globali, settimo al mondo per fatturato estero secondo Enr) e nelle infrastrutture viarie e ferroviarie (tradizionale core business di Todini), con cantieri attivi in 40 Paesi di quattro continenti e un organico di circa 13mila dipendenti.
La volontà di rendere il gruppo sempre più omogeneo e integrato è dimostrata dall'acquisto nel marzo 2011 da parte di Salini di ulteriori azioni di Todini per 44,2 milioni portando la partecipazione nel capitale al 77,7% (dal 60% detenuto inizialmente). L'obiettivo di questa fusione – dichiarato dagli azionisti – è dar vita a un gruppo che nel prossimo decennio intende divenire il maggior player del mercato domestico realizzando un fatturato compreso tra i sette e gli otto miliardi, lanciandolo nel gotha europeo. Per raggiungere questi ambiziosi obiettivi (ed eventualmente quotarsi in Borsa, traguardo per il quale sta compiendo azioni propedeutiche) non può contare sulla sola crescita interna.
Ma la crescita esterna nell'asfittico mercato italiano a quale preda può rivolgersi? Salini sceglie di puntare più in alto possibile, alla "contendibile" Impregilo e ne acquista, con un primo blitz non annunciato ai tre soci che ne detengono la maggioranza relativa, l'8,1 per cento. Proponendosi così di superare i tre miliardi di fatturato (la metà dell'obiettivo annunciato all'acquisto di Todini). Mentre disdegna una società ufficialmente in vendita: Tecnimont Civil Construction, spin-off di Maire Tecnimont, suo partner nel megacontratto per il metró di Copenaghen, anche per questo poco appetibile.
In questa direzione di sviluppo si colloca la prestazione commerciale: a fine 2010 i 6,2 miliardi di ordini acquisiti (interamente all'estero), raddoppiano il portafoglio e portano i lavori da eseguire fuori dei confini a incidere per l'88,4 per cento. La ritrovata internazionalizzazione porterà Salini a risalire la classifica di Enr dove nel 2010 scende alla 90a posizione (dalla 71a) tra i grandi gruppi esportatori.
Esaminando il consolidato 2010 (confrontato con i dati pro forma 2009 per omogeneità di analisi) si evince una riduzione del 2,8% del fatturato a causa di un rallentamento produttivo sia di Salini che di Todini. La prima infatti nel 2010 dichiara 652 milioni (meno 1,3%), e la seconda 471 milioni (meno 4,8%). La lettura per settori di attività mostra che il core business è la realizzazione di impianti idroelettrici e metropolitane (44,7%), specialità di Salini e i lavori stradali (43,8%), caratteristici di Todini.
Da un'analisi per area geografica il principale mercato di sbocco è il Centro-Sud Africa (dove Salini ha colossali progetti idroelettrici) con un'incidenza del 36,2 per cento.
I margini della gestione caratteristica sono entrambi in rialzo: l'Ebitda si incrementa del 4,4% e incide nel fatturato per il 15%, mentre l'Ebit triplica rispetto all'anno prima, quando soffriva di un margine negativo di Todini superiore a 18 milioni, e vale il 6,4% della produzione. In forte ripresa anche l'utile netto (2,8% il net margin): nel 2009 penalizzato dall'inclusione della perdita netta di 28 milioni di Todini.
L'indebitamento finanziario netto rimane sotto controllo (più 5,5%) e – come si legge nella relazione di bilancio – è sostanzialmente imputabile a un indebitamento "stand alone" della sola Todini per 170,1 milioni (in via di ristrutturazione). Nonostante ciò gli indicatori di stabilità finanziaria sono soddisfacenti: il debt/equity si attesta a 1,04 (avvantaggiandosi di un rafforzamento del 20,5% del patrimonio netto) e il margine lordo assicura la copertura delle passività per il 70,3 per cento.
Venendo alla prestazione commerciale, i risultati sono sorprendenti portando il portafoglio ordini a una consistenza che è seconda solo a Impregilo ed è in grado di assicurare circa un decennio di produzione. Le aree di business che vedranno maggiormente impegnato il gruppo negli esercizi a venire sono gli impianti idroelettrici e le metropolitane (69% del totale degli ordini) i lavori stradali (19%) e l'edilizia (11%).
La maggiore commessa acquisita nel 2010 riguarda la realizzazione del cosiddetto "Millennium Hydroelectric Project": un impianto idroelettrico in Etiopia che darà vita alla più grande diga del Continente per un importo di 3.335,2 milioni interamente di competenza di Salini. In Europa si segnala la sigla del contratto per l'anello metropolitano di Copenaghen (898,3 milioni pro quota), in cui è mandataria di un'Ati "made in Italy" a cui partecipano quella che è oggi Tecnimont Civil Construction), Seli e Trevi.


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