Lavori Pubblici

22.Baldassini-Tognozzi-Pontello

L'ex big Btp a fine corsa Maxiperdita e asset in vendita per pagare i creditori

Il 2010 è un l'anno che segna il tracollo della Baldassini-Tognozzi-Pontello. Quindi del progetto degli imprenditori Riccardo Fusi e Rodolfo Bartolomei iniziato nel 1994 con l'acquisto di Baldassini (che l'anno prima aveva incorporato un ramo d'azienda di Tognozzi) e culminato nel 2004 con l'annessione di Pontello (la più blasonata impresa toscana).
Il piano era quello di fare perno sulla realizzazione di opere pubbliche con diversificazione nell'immobiliare e nella gestione di alberghi. La convivenza di queste attività si è rivelata meno sinergica del previsto: da un lato le crescenti difficoltà del mercato hanno messo a nudo la scarsa competitività (e anche la litigiosità) di Btp, tanto che negli ultimi quattro anni non ha più acquisito commesse, dall'altro il crollo dei valori immobiliari ha messo in ginocchio sia l'attività di promozione che di gestione di alberghi tutti in proprietà.
Fallito un tentativo di riorganizzazione in un'unica holding nella quale far confluire le tre attività e un altro di ristrutturazione del debito che consisteva nel disinvestimento dall'immobiliare e alberghiero e nell'utilizzo della liquidità ottenuta per soddisfare i creditori, il tribunale nomina liquidatore Armando Vanni (un tempo presidente di Consorzio Etruria). Da agosto Btp è in concordato fallimentare (avendo chiesto senza esito un'amministrazione straordinaria) dopo aver scorporato, in giugno, il ramo d'azienda lavori pubblici in una newco Btp Infrastrutture. Questa vicenda minaccia l'intero indotto delle piccole e medie imprese toscane poiché si somma allo smantellamento di Consorzio Etruria.
Per quanto riguarda il ramo d'azienda "Infrastrutture" è stato perfezionato un accordo con Impresa (per la quale gli imprenditori Raffaele Raiola e Maurizio De Lieto hanno piani ambiziosi) che ha presentato un'offerta vincolante che tiene conto della "polpa" più appetibile: il maxicontratto per la realizzazione di un lotto del Quadrilatero Umbria-Marche con la società di progetto Dirpa (nella quale a suo tempo Riccardo Fusi aveva rilevato le quote degli altri soci, Ergon e Toto). "Polpa" che aveva attirato un'offerta anche di quest'ultima impresa (peraltro non interessata all'insieme dei lavori). Questa vendita, che raddoppierebbe le dimensioni di Impresa, dovrà ottenere il supporto delle banche, il che non è certo scontato in tempi di massima prudenza.
Sempre per soddisfare i creditori si cerca di vendere altri "asset": il primo è il (piccolo) ramo d'azienda "edilizia", rilevato dall'impresa fiorentina Cpf. Ciò premesso, il bilancio 2010 dell'impresa di costruzioni – che non è ancora "di liquidazione" – conferma la tragicità della situazione. Il volume di attività si riduce del 21,2% e sconta il blocco dei cantieri dovuto all'assenza di capitali di funzionamento; genera margini operativi profondamente negativi: sull'Ebit pesano in particolare le ingenti svalutazioni delle immobilizzazioni e dei crediti nonché gli accantonamenti a fondo rischi. Il conto economico chiude con una perdita netta d'esercizio che vale ben il 68,3% del fatturato. Nello stato patrimoniale l'indebitamento si incrementa del 20,5% (a fronte di nuove linee di credito concesse dalle banche per cercare di dare ossigeno ai cantieri ancora attivi) e supera il fatturato realizzato nel periodo. Il patrimonio netto invece diviene negativo per effetto dell'enorme perdita d'esercizio e mette in evidenza una sottocapitalizzazione ormai irrecuperabile. Il progressivo blocco dell'attività esaspera la migrazione dei dipendenti, accelerando una riduzione dell'organico iniziata già nel 2007: meno 25,8% nel 2010.


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