Lavori Pubblici

20.Dec

L'impresa leader nel Sud rivede l'utile e rafforza l'organico Indebitamento più pesante

L'impresa barese perde tre posizioni in classifica ma si conferma la maggiore del Mezzogiorno e una delle poche davvero dinamiche a livello nazionale.
È soggetta alla direzione e al coordinamento di Dg holding (i cui dati vengono qui commentati poiché le attività di questa finanziaria della famiglia Degennaro sono interamente riconducibili all'impresa di costruzioni).
Malgrado la storia di Dec venga da lontano (la famiglia proprietaria ha attività nel settore dall'immediato dopoguerra) l'attuale ragione sociale è originata nel 2000 a seguito della scissione da Dinvest (un'altra società del gruppo) del ramo costruzioni generali.
Il core business dell'azienda è l'edilizia (alberghiera, scolastica, ospedaliera, commerciale, industriale e sportiva) a cui si aggiungono attività anche nell'immobiliare, nelle infrastrutture, nei servizi di global service e facilities management e nell'ospitalità alberghiera.
Il 2010 può essere considerato un anno positivo perché accresce la produzione e migliora la redditività dopo che nel 2009 aveva chiuso il bilancio in perdita.
La cifra d'affari consolidata si incrementa del 9,1% ed è ben assorbita nell'ambito della gestione caratteristica: i margini operativi (lordo e netto) si incrementano rispettivamente del 21,4 e del 21,9% e, se rapportati al valore della produzione, vi incidono per il 12,7 e il 6,5%, in miglioramento rispetto ai (già soddisfacenti) valori dell'anno prima: 11,5 e 5,8 per cento.
L'ottimo andamento della gestione caratteristica si riverbera positivamente sul risultato: il conto economico torna in utile pur attestandosi a un livello ancora troppo basso. In rapporto alla cifra d'affari infatti esprime un net margin che vale appena 0,2 per cento.
Dall'esame delle principali voci di natura patrimoniale e finanziaria si evince una situazione piuttosto complessa.
La posizione finanziaria netta peggiora del 12,9% e raggiunge un livello di tensione notevole. È – in termini assoluti – superiore al valore della produzione e se rapportata al patrimonio netto (ridotto del 52,2%) genera un rapporto debt/equity del 19,1, sintomo di un elevato indebitamento e di una generale sottocapitalizzazione della holding.
Ad anticipare un 2011 che vedrà una flessione produttiva è un portafoglio ordini contrattosi del 17,7% (per la prima volta dal 2007 sotto la soglia del miliardo) sufficiente però ad assicurare almeno un triennio di attività.
Malgrado la frenata commerciale la volontà dell'impresa di proseguire sulla strada della crescita interna è dimostrata da un organico rafforzato del 18,9% in tutte le sue componenti: più 25% i dirigenti, più 16,7% gli impiegati e più 20,3% gli operai.
Tra le commesse più importanti acquisite nel quinquennio 2006-2010 si segnala la realizzazione di un centro direzionale in Puglia per un valore di 120 milioni, di alcuni impianti fotovoltaici (87 milioni) e di alcuni parcheggi sotterranei a Bari (76 milioni). Inoltre si ricorda la particolare focalizzazione del gruppo barese sull'edilizia ospedaliera, con interventi che hanno riguardato anche il traballante «San Raffaele».
Ma, per le opere di maggiore importo, Dec non può più contare sul consorzio stabile Infra (qualificato in II classifica) congelato sia per un «turnover» di imprese (Salcef ha sostituito Sabaf) che per le difficoltà giudiziarie dell'altra consorziata – Sacaim – in «legge Prodi bis», della quale impresa il gruppo barese venne già in soccorso nel 2006.


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