Lavori Pubblici

18.Consorzio Etruria

Anno horribilis: produzione in diminuzione del 33,6% Scatta il concordato preventivo

Il 2010 è un anno disastroso per la quinta cooperativa della Lega – come l'altra toscana, Baldassini-Tognozzi-Pontello – dopo la fine dell'esercizio costretta a portare i libri in Tribunale.
La sopravvivenza di Consorzio Etruria mantenendo un marchio le cui origini risalgono al 1921 e salvaguardando il «nucleo duro» dell'attività, sebbene fortemente ridimensionata, è probabile (a differenza di Btp che può solo essere venduta a terzi) in considerazione di alcune peculiarità: il primato in una Regione dove il movimento cooperativo è molto forte, il rapporto storico non solo con primarie banche (due delle quali azioniste: Mps e Banco di San Miniato) ma anche con la potente Unicoop (che esprime il presidente) e, infine, le buone prospettive delle altre due imprese del gruppo (a suo tempo comprate da proprietari privati).
Infatti a essere coinvolta nel concordato preventivo (datato giugno 2011), secondo l'articolo 160 e seguenti della legge fallimentare ma con formula che preserva la continuità aziendale, è la sola capogruppo e non le controllate citate. Vale a dire Inso (acquistata nel 2000 dall'allora Nuovo Pignone, ora Ge Oil&Gas), leader nella costruzione e gestione di strutture ospedaliere (nel 2010 fattura 171,4 milioni e chiude l'esercizio in utile) e attualmente in vendita, Coestra, acquistata nel 2006, attiva nelle infrastrutture che nel 2010 mantiene pressoché inalterato il fatturato ma è costretta a chiudere in perdita scontando la svalutazione dei rapporti di credito nei confronti della capogruppo e la piccola Sof, pure acquistata nel 2006 e operante nel global service (anche energetico) nel 2010 con un fatturato in crescita del 28 per cento.
Tragica è la situazione di Etruria Investimenti, società costituita nel 2008 per le attività immobiliari, le riqualificazioni e il project financing che dimezza l'attività e chiude con una perdita superiore al fatturato (sulla scia dei risultati negativi della capogruppo).
Il 2010 è un esercizio che nella relazione sulla gestione è definito «horribilis»: a livello consolidato la produzione si contrae del 33,6% e contribuisce all'effetto domino che porta all'insostenibilità finanziaria. La crisi della capogruppo è generata dall'effetto congiunto di: 1) bassa marginalità del portafoglio in conto terzi; 2) alti costi di struttura; 3) eccesso di capitale immobilizzato (in edilizia autopromossa); 4) alto livello di crediti verso clienti immobilizzati o inesigibili.
Venendo al commento dell'esercizio 2010 il dimezzamento della produzione della capogruppo è mitigato dall'andamento delle altre società controllate.
Quanto alla redditività sia i margini operativi che il risultato d'esercizio sono negativi: l'Ebitda a causa della rigidità della struttura di costo; l'Ebit delle ingenti svalutazioni (di partecipazioni, crediti e asset) mentre il «rosso» è imputabile sia a perdite operative che a oneri finanziari e straordinari da sopportare.
Nel patrimonio invece un indebitamento accresciuto del 21,5%, a un livello addirittura superiore al fatturato e un patrimonio netto negativo per effetto – tra gli altri – dell'iscrizione dell'enorme perdita evidenziano l'irreversibilità della crisi.
Dal punto di vista acquisitivo il portafoglio ordini (in flessione del 22%) è quasi interamente ascrivibile a Inso che nei primi mesi del 2011 denunciava circa 1,6 miliardi di lavori da eseguire (a seguito di nuovi ordini per circa 900 milioni) e che nel settembre si aggiudica un'importante commessa per la realizzazione (e gestione) di un polo ospedaliero in Turchia per un ammontare di 350 milioni.


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