Lavori Pubblici

15.Mantovani

Di nuovo la prima in Veneto grazie alle commesse del Mose In crescita utili e giro d'affari

Rimane ferma alla 15aposizione ma torna a essere la maggiore impresa veneta, risorpassando Maltauro (che l'aveva superata l'anno scorso).
Il 2010 è un anno positivo per questa impresa fondata nel 1949 e dal 1987 passata sotto il controllo di Fip industriale (soggetta al coordinamento della holding Serenissima), il gruppo della famiglia Chiarotto che si segnala per redditività consolidata e accresciuta patrimonializzazione.
Nata con una specializzazione nelle opere stradali (avendo anche partecipato alla storica realizzazione dell'Autostrada del Sole), Mantovani ha negli anni spostato il core business nei settori dei dragaggi, delle opere marittime e portuali nei quali attualmente può vantare una leadership indiscussa a livello nazionale. Questo posizionamento competitivo, un tempo detenuto dalla Società italiana dragaggi (oggi proprietà del colosso belga Deme) è frutto oltre che della focalizzazione produttiva anche dei lavori in house che svolge nell'ambito del Consorzio Venezia Nuova, in particolare sintonia con Grandi lavori Fincosit, nell'ambito del quale nel 2010 accresce la partecipazione acquistando anche le quote detenute da Saipem energy Italia.
A questa attività portante ne abbina un'altra altrettanto redditizia nel project financing (soprattutto ospedaliero) e nelle concessioni autostradali: in questo settore partecipa con una quota di un terzo all'Ati che si aggiudica il contratto di costruzione e gestione della tangenziale Verona-Vicenza-Padova con Pizzarotti e Maltauro ma deve rinunciare a quello da oltre due miliardi per la Pedemontana veneta assegnato definitivamente all'Ati guidata dal consorzio stabile Sis (a meno di sorprese dell'ultima ora nella battaglia legale di Impregilo a capo dell'Ati cui Mantovani partecipa).
Venendo all'esercizio 2010, malgrado la cifra d'affari consolidata si incrementi del solo 2,4% la gestione caratteristica genera indicatori di redditività operativa in netto miglioramento: sia l'Ebit che l'Ebitda crescono (rispettivamente più 19,8 e più 18,7%) e se rapportati al fatturato vi incidono rispettivamente per il 13,3 e per il 9,7 per cento. Al netto dei saldi intermedi delle gestioni non ordinarie il conto economico chiude con un utile netto cresciuto del 28,3% e con un net margin ai massimi storici (5,4%). Risultati questi in linea con gli obiettivi di redditività dell'azienda.
Quanto allo stato patrimoniale, alla riduzione dell'indebitamento finanziario netto del 19,9% fa eco una capitalizzazione accresciuta del 21,1%: ne consegue un rapporto debt/equity che si attesta a 1,31, in netto miglioramento rispetto all'1,98 del 2009. La tensione finanziaria rimane comunque piuttosto elevata ma si spiega con i maggiori investimenti richiesti a chi opera in mercati a elevato contenuto tecnologico quali le opere di ingegneria idraulica.
Se il bilancio è ottimo non si può dire lo stesso della performance commerciale, dal momento che i 113 milioni di ordini acquisiti non sono sufficienti a evitare una contrazione del 10,7% del portafoglio in parte motivata dal progressivo completamento dei lavori per il Consorzio Venezia Nuova e dello stallo degli investimenti da parte del Magistrato alle Acque. Tra le commesse più significative del quinquennio, direttamente collegata ai lavori per la protezione della Laguna di Venezia c'è Progetto integrato Fusina avente per oggetto la progettazione, realizzazione e gestione di un impianto di depurazione in laguna per conto della Regione Veneto per un importo pro quota di 119,7 milioni.


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