Lavori Pubblici

10.Cmb

Potenzia le infrastrutture ma la redditività cala (-43,6%) Il mercato rimane nei confini

Il 2010 è un anno di "luci e ombre" per la grande cooperativa di Carpi che chiude la Top 10 (nella quale è entrata nel 2008) e perde lo status di seconda maggiore nell'ambito della Lega scavalcata da Unieco.
Nata a Carpi nel 1977 dalla fusione delle cooperative Braccianti e Muratori, le cui origini risalgono al 1904 e al 1908, è oggi un gruppo che presidia tre aree strategiche con altrettante divisioni: il core business, "edilizia/immobiliare" (ospedaliera, commerciale, direzionale, industriale, civile, restauri e ristrutturazioni) che anche nel 2010 assomma più del 50% della produzione; il "project financing" principalmente nella realizzazione e gestione di strutture ospedaliere e nella riqualificazione di aree urbane; le infrastrutture (stradali e ferroviarie ma anche opere di bonifica, sistemazione idraulica, metanodotti e gasdotti). Proprio in quest'ultimo settore, ma anche nell'edilizia (con particolare riguardo ai grattacieli) Cmb profonde i maggiori sforzi. Ha infatti dapprima nel 2008 costituito (con Unieco e la sua controllata Clf) il consorzio stabile Eureca – che le dà maggiori qualifiche e potrebbe rilanciarla sui mercati d'esportazione (dai quali è assente da almeno vent'anni) – poi, nel 2011, con la costituzione di Holcoa (con Ccc, Cmc, Unieco e partners finanziari) che si propone sul mercato delle concessioni autostradali e conta anche su una società di progettazione, anch'essa cooperativa, la neonata Grandi Progetti Infrastrutture. Venendo al commento del bilancio del 2010 la flessione della cifra d'affari globale consolidata (tutta in Italia) del 10,6% è dovuta – si legge nella relazione di bilancio – ai minori ricavi conseguiti nell'immobiliare (che nel 2009 invece avevano sostenuto la crescita per effetto del buon andamento delle compravendite). Ne risulta una forte contrazione della redditività sia a livello operativo che complessivo: sia l'Ebitda che l'Ebit infatti sono più che dimezzati (meno 55% e meno 73,7%) malgrado i costi della produzione si riducano dell'8,5%, mentre l'utile netto si contrae in misura minore (43,6%) perché beneficia del miglioramento dei saldi delle gestioni non ordinarie (finanziaria, straordinaria e tributaria).
Il peggioramento dei risultati reddituali si riflette però sulla redditività: Ebitda, Ebit e net margin valgono infatti rispettivamente 2,5, 0,9 e 1,3% (a fronte di 5, 3,2 e 2,1% nel 2009).
Nel fatturato l'edilizia pesa per qualcosa più della metà: in primis quella in conto terzi ma non molto distaccata dalle realizzazioni immobiliari autopromosse (con una rete di vendita capillare, a cominciare da Milano, che permette di meglio soddisfare l'utenza). La seconda è comprensibilmente l'attività in maggiore sofferenza.
Venendo al commento della situazione patrimoniale la posizione finanziaria netta peggiora del 22,9% per effetto di un forte incremento dei debiti a lunga scadenza verso le banche (+60,2%), ma esprime una tensione finanziaria ancora sotto controllo dal momento che il rapporto debt/equity si attesta a 0,77 (0,67 nel 2009) beneficiando di un rafforzamento del 6,5% del patrimonio netto.
Ottimi appaiono invece i risultati di natura commerciale: non solo perché il portafoglio ordini a fine esercizio supera la soglia dei tre miliardi (più 12,2% rispetto all'anno prima) e assicura cinque anni di produzione, ma anche essendo composto per il 53% da concessioni che oltre a garantire fatturato in lavori generano ricavi da gestione nel lungo periodo. Ne consegue una ridotta incidenza dell'edilizia e dell'immobiliare che assommano complessivamente il 21,5% degli ordini.
Malgrado la maggiore attività prospettica l'organico si riduce del 3%, assottigliato soprattutto nella componente operaia (meno 6,3%), ai minimi storici dal 2006.
Tra le commesse infrastrutturali del quinquennio 2006-2010 si ricordano la realizzazione di un lotto della "variante di valico" autostradale (con il Ccc) per un valore pro quota di 153,7 milioni e il potenziamento del nodo ferroviario di Genova (nell'ambito del consorzio Eureca) per 136,4 milioni.
Al carnet dei contratti infrastrutturali nel 2011 se ne aggiunge, imprevisto, un altro importante: il general contracting per l'ammodernamento del terzo macro lotto della Salerno-Reggio Calabria (in tandem con Ghella), per un ammontare di 654,4 milioni. Si tratta del primo contratto tra quelli della "legge obiettivo" vinto da Cmb (che partecipa però anche in altri cantieri nell'ambito del consorzio nazionale Ccc) e nasce dalla rinuncia (difficilmente comprensibile) di Maire Tecnimont, mandataria di un raggruppamento comprendente Tecnis, a realizzare l'opera. Vicenda peraltro soggetta a ricorso da parte di quest'ultima. Quanto all'edilizia si segnala il contratto per il grande centro direzionale di Milano Porta Nuova Garibaldi (con Unieco) per 127,6 milioni pro quota.
Per il futuro – si legge nella relazione di bilancio – gli obiettivi per il 2011 prevedono ricavi consolidati per 607 milioni (anche con un ritorno all'estero), un utile netto di 6,5 milioni, acquisizioni per 567 milioni, un consolidamento del posizionamento nel mercato delle grandi opere e in quello della finanza di progetto ospedaliera, il mantenimento dei livelli occupazionali e – infine – il contenimento dell'indebitamento.


© RIPRODUZIONE RISERVATA