Lavori Pubblici

«Rilancio Sud con deroga al Patto da 3 miliardi»

Carmine Fotina

ARRETRAMENTO - «Caliamo al penultimo posto in Europa per spesa di fondi Ue: colpa dell'incertezza finanziaria e della maggiore debolezza tecnica di Roma»


«Non basta rispondere che è il solito Sud, con i ritardi di sempre: negli ultimi 7-8 anni è successo qualcosa che ci ha fatto arretrare e ci ha portato al penultimo posto in Europa per spesa dei fondi comunitari, prima della sola Romania. Roma si è indebolita molto in questi anni, soprattutto in termini di presìdi tecnici. Se questo a volte può essere stato un vantaggio per il Nord, nel quadro del decentramento, per il Sud è stato un fattore di ulteriore arretramento perché il Mezzogiorno ha bisogno di un sostegno forte di Roma». Fabrizio Barca, ministro per la Coesione territoriale, spiega così l'arretramento dell'Italia che, con il 7,4% di pagamenti effettivi al 31 dicembre 2010 e con il 12% al 21 novembre 2011, ha perso posti in classifica rispetto al 2003 quando avevamo il 16,6% di spesa e precedevamo Paesi come Regno Unito, Belgio, Olanda, Grecia e Danimarca. Barca prova a stare lontano dalle analisi politiche, «come si addice a un ministro tecnico», ma individua un altro elemento di discontinuità rispetto alle analisi del precedente governo su questo arretramento del Mezzogiorno: l'«incertezza finanziaria», che ha pesato «ancora più del taglio alle risorse finanziarie, come è successo per esempio con il Fas».
Nessuna polemica diretta con il suo predecessore, Raffaele Fitto, che anzi «aveva individuato da agosto scorso la politica giusta, nel solco della quale intendiamo muoverci»: riprogrammazione di fondi, concentrazione su ferrovie, istruzione, agenda digitale e occupazione, nuovo piano di azione concordato con Bruxelles, riduzione del cofinanziamento nazionale dove serve. Certo d'ora in avanti «il ministro della Coesione farà da integratore dell'azione di governo, in assoluto coordinamento con i ministri competenti». Una concordia che non si è vista nei mesi scorsi e che di certo non ha aiutato.
Barca andrà avanti nella politica definita dal piano di azione presentato da Fitto in extremis il 15 novembre, ma deve fare l'accordo sulla riprogrammazione con le Regioni del Sud entro il 15 dicembre. Per arrivare all'intesa in tempi così stretti giocherà la carta che gli dà l'articolo 3 della manovra: un fondo di compensazione che consentirà alle Regioni, in proporzione al peso dei piani operativi regionali (Por), di derogare al patto di stabilità per un totale di 3 miliardi fra il 2012 e il 2014.
Fare in fretta è necessario anche per evitare la perdita di fondi Ue. «I programmi a rischio - dice Barca - sono tre, Fse di Campania e Sicilia e il programma nazionale del ministero dell'Istruzione». La priorità è salvare le risorse a rischio del 2011 poi, spiega il ministro, si potrà uscire da una logica di emergenza e iniziare a lavorare impostando il metodo che dovrà caratterizzare a livello europeo la gestione delle risorse. «Vuol dire innanzitutto verificabilità piena dei risultati prefissati che devono essere coerenti e puntuali. Non basta dire quanti chilometri di ferrovie intendiamo costruire, ad esempio, ma quanto ridurremo i ritardi nei tempi di percorrenza».
Fari accesi, intanto, sulla prossima programmazione Ue 2014-2020. Dopo una fase di «ambiguità» del precedente governo, quando si è accodato agli altri Paesi contributori netti, Barca porterà con estrema chiarezza la posizione italiana al Consiglio sulla politica di coesione del 16 dicembre: no a una chiave di riparto delle risorse che rischia di penalizzare il nostro Paese. L'adozione di nuovi criteri proposti dalla Commissione danneggerebbe le Regioni del Sud che dai 21,6 miliardi attuali potrebbero scendere sotto 19 miliardi, anziché salire oltre 25 miliardi come sarebbe possibile con le attuali regole. La gestione efficiente dei fondi europei, «e un'adeguata sinergia con i fondi ordinari dello Stato come hanno evidenziato anche Napolitano e Draghi», dovrà essere una cornice che contenga un progressivo contenimento dei tanti divari del Paese. A cominciare da quello industriale, rileva Barca, che si legge in un dato su tutti: le esportazioni. «La divaricazione territoriale è legata in modo significativo alla superiore capacità nell'export del Centro-nord. Le esportazioni, con una crescita del 15%, sono il solo volano della nostra produzione nazionale, ma ben l'85% di questo motore proviene dal Centro-nord». La strada per rimettere le cose in equilibrio è ancora lunga


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