Lavori Pubblici

Infrastrutture, «scudo» per le Pmi

Giorgio Santilli

Una norma per favorire la partecipazione delle imprese locali alle grandi opere - L'OBIETTIVO - Fronteggiare la crisi del tessuto imprenditoriale aiutando il rapporto con general contractor e concessionari - LE CORREZIONI - Possibili modifiche ai tetti per le riserve e le varianti imposte con il decreto sullo sviluppo dello scorso maggio


ROMA
Un decreto legge infrastrutture «rinforzato», con un'attenzione non solo alle grandi opere e al project financing, ma anche alle piccole e medie imprese che lavorano sul territorio. Al ministero di Porta Pia i tecnici sono ripartiti dallo schema di decreto legge scritto da Altero Matteoli e Roberto Castelli nella versione maxi (29 articoli) e bocciato senza appello da Giulio Tremonti. Il lavoro del nuovo gabinetto punta però a irrobustire le vecchie proposte andando in quattro direzioni: oltre alla difesa delle piccole e medie imprese, lo sblocca-cantieri, il rafforzamento del quadro di regole per attrarre capitali privati, semplificazioni a tutto campo.
L'ordine di scuderia è fare presto e confezionare un provvedimento per il Consiglio dei ministri che varerà le prime misure economiche, probabilmente alla fine della prossima settimana (ma accelerazioni sono ancora possibili). Nella prima tornata di provvedimenti ci sarà un robusto pacchetto per favorire la crescita e le proposte più importanti arriveranno dal ministro dello Sviluppo e delle Infrastrutture, Corrado Passera. Nelle prossime ore il ministro comincerà ad affinare le priorità del lavoro avviato dai tecnici.
La novità più interessante fra quelle allo studio è la norma che dovrebbe riservare quote di lavori alle piccole e medie imprese nella realizzazione di grandi opere dei concessionari o affidate a general contractor. O comunque favorire un rapporto tra Pmi e grandi imprese. La formulazione giuridica non è semplice perché occorre evitare rilievi comunitari, ma l'obiettivo è chiaro: salvaguardare il tessuto delle piccole e medie imprese locali.
Esistono norme di questo tipo in Francia e anche la legge italiana sullo statuto delle imprese, appena approvata dal Parlamento, prevede una norma-manifesto che però non prevede nessun vincolo né incentivo per stazioni appaltanti, concessionarie e general contractor.
Tra le norme che dovrebbero aiutare a sbloccare i cantieri già avviati e a ridurre le difficoltà dei progetti in corso ci sono le modifiche alle regole sulle varianti in corso d'opera e sulle riserve: si tratta dei "tetti" rigidissimi contenuti nel decreto legge sullo sviluppo dello scorso maggio. Ora si tratta di alleggerire il vincolo sulle imprese appaltatrici, come chiedono imprese grandi e piccole, coinvolgendo in una responsabilità solidale anche i progettisti e i validatori del progetto per i loro errori.
Per i progetti che ancora devono partire si potrebbero sperimentare il meccanismo di consultazione vincolante per le imprese prima della gara di appalto (se accettano il progetto non potranno poi contestarlo dopo l'affidamento) e un meccanismo di indennità per il caro materiali.
Fin qui il lavoro tecnico dei dirigenti ministeriali e del gabinetto che al ministero delle Infrastrutture si è stabilizzato ieri con la nomina a capo di Mario Torsello (che terrà anche lo Sviluppo economico) e la conferma all'ufficio legislativo di Gerardo Mastrandrea.
Per il rafforzamento del project financing le strade che saranno percorse sono il rafforzamento dello studio di fattibilità su cui l'amministrazione pubblica decide di procedere con l'opera, il miglioramento della qualità dei bandi di gara, un ambiente più favorevole all'emissione di obbligazioni da parte delle società di progetto, la possibilità di impiego nel settore infrastrutturale delle riserve tecniche delle compagnie assicurative, il coinvolgimento "organico" dei soggetti finanziatori fin dal momento della gara. Tutti passaggi che rispondono all'obiettivo richiamato anche dal premier alla Camera di ridurre i rischi amministrativi e facilitare la partecipazione dei capitali privati al finanziamento delle infrastrutture.
Sul piano degli incentivi fiscali, che pure possono contribuire a rendere bancabili molti progetti, sarà il ministero dell'Economia a dover sciogliere il nodo: a partire dal trasferimento al finanziamento dell'opera di una quota dell'extragettito Iva generato dal traffico proveniente direttamente dalla nuova struttura realizzata. La proposta, avallata anche da Cassa depositi e prestiti, era stata bloccata da Giulio Tremonti che aveva ridotto ai minimi termini pure l'applicazione della defiscalizzazione Ires e Irap, limitandola a un numero ristretto di opere e come contropartita dell'azzeramento di contributi pubblici già previsti.


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