Lavori Pubblici

Infrastrutture, in arrivo più incentivi per i privati

Giorgio Santilli

Piano Monti-Passera: risorse definite per le opere prioritarie - TREMONTI INSUFFICIENTE - La defiscalizzazione Ires-Irap inserita nella legge di stabilità solo «un primo passo»: ora ridurre i rischi amministrativi con tempi e costi definiti


ROMA.
Per le infrastrutture il passaggio obbligato verso il rilancio è il project financing. Il premier e il ministro per lo Sviluppo e le infrastrutture, Corrado Passera, sono già al lavoro per ricominciare da dove avevano chiuso Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti: definire un quadro di incentivi e regole che favoriscano la partecipazione dei capitali privati al finanziamento, alla realizzazione e alla gestione delle opere grandi e piccole. Nel suo discorso al Senato, Mario Monti ha detto che la defiscalizzazione Irap e Ires inserita da Giulio Tremonti nella legge di stabilità è soltanto un «primo passo». Del tutto insufficiente a mettere in moto la macchina del project financing, come denunciano le imprese da settimane. Bisognerà invece operare anzitutto per «ridurre il rischio associato ai procedimenti amministrativi»: tempi certi, quindi, per la programmazione, la progettazione la localizzazione e l'autorizzazione delle opere sul territorio. Bisogna ridurre il "Vietnam delle opere pubbliche", il percorso accidentato che scoraggia qualunque soggetto privato - finanziatore o gestore - a proporre e sostenere un progetto. Inevitabile toccare i grandi nodi di un iter amministrativo fragile che neanche la legge obiettivo è riuscita a riformare con successo.
Si apre una stagione nuova, quella che Berlusconi e Tremonti non sono riusciti ad aprire. Oltre agli incentivi fiscali, troppo limitati alla sostituzione di contributi pubblici già presenti su un numero ristretto di opere, sarà necessario rimettere mano all'intero percorso che accompagna l'opera dalla fase iniziale fino alla gestione per favorire la bancabilità del progetto. A partire dalla durata delle concessioni, che il neoministro considera un elemento decisivo ai fini della bancabilità dei progetti.
Un aiuto potrà forse venire a Passera dai numerosi documenti predisposti nei mesi scorsi per mettere a punto un decreto legge sulle infrastrutture, poi accantonato. A partire da quelle 89 proposte bipartisan definite da tre fondazioni politiche, due di centro-sinistra (Astrid di Franco Bassanini e Italiadecide di Luciano Violante) e una di centro-destra (Respublica di Eugenio Belloni) anche attraverso un confronto con le associazioni di impresa. Quel documento è stato negli ultimi mesi il cuore del dibattito sulle regole da definire: Passera ce l'ha sulla scrivania.
Gli obiettivi sono il rafforzamento dello studio di fattibilità dell'amministrazione pubblica, il miglioramento della qualità dei bandi di gara, un ambiente più favorevole all'emissione di obbligazioni da parte delle società di progetto, la possibilità di impiego nel settore infrastrutturale delle riserve tecniche delle compagnie assicurative, il coinvolgimento dei soggetti finanziatori fin dal momento della gara, la certezza del contributo pubblico e, più in generale, una clausola di "invarianza" che vieti la modifica delle regole in corso di contratto o di concessione. Tutte opzioni su cui non dovrebbe mancare l'avallo di Passera che il "Vietnam delle grandi opere" l'ha conosciuto dall'altra parte, quando con Banca Intesa ha finanziato Brebemi, Pedemontana Lombarda e Tem.
Sul piano dell'incentivo fiscale il nodo da sciogliere è quello dell'Iva: il trasferimento, cioè, al finanziamento dell'opera di una quota dell'extragettito Iva generato dal traffico proveniente direttamente dalla nuova struttura realizzata.
C'è poi il capitolo a sé delle semplificazioni per l'approvazione dei nuovi investimenti delle concessionarie autostradali attuali: ci sono 15 miliardi di nuovi investimenti che potrebbero decollare, ma qui la partita è quella della proroga della concessione o del suo rinnovo, questioni delicate anche rispetto alle regole Ue.
Il project financing non è l'unica partita che Passera e Monti (anche in qualità di ministro dell'Economia) dovranno giocare per far ripartire la macchina delle infrastrutture. Resta il problema della legge obiettivo e delle opere inserite nel core network europeo. La prima cosa che le imprese chiedono è la chiarezza sulle risorse pubbliche: dire esattamente quante sono quelle disponibili nel corso degli anni e definire le priorità in base a quelle. Mai più - su questo il premier e il ministro concordano certamente - rimpalli indecenti come quelli visti negli anni scorsi con risorse assegnate dal Cipe sulla carta che impiegano poi 2-3 anni per arrivare a destinazione e per una certa quota non irrilevante non arrivano proprio.
Infine, la regolazione. «È troppo debole», dicono l'Antitrust e le imprese, favorevoli a un'Autorità per il settore trasporti. Gli uffici di regolazione per le ferrovie e ora anche per le autostrade, al ministero delle Infrastrutture, sono gracili per fronteggiare le liberalizzazioni in atto e quelle da avviare (per esempio nel trasporto locale). Dalle prime battute di Passera si capirà se è favorevole o meno. Una prima risposta arriverà già con i decreti attuativi della riforma dell'Anas: scadenza, 31 dicembre.


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