Lavori Pubblici

Carceri private ma slitta il pacchetto infrastrutture

Giorgio Santilli

TORNA LA TRASPARENZA - Modifiche allo «Statuto delle imprese» per ridurre le trattative private su piccole opere e progetti. Per le Pmi più facile accesso al mercato


ROMA
C'è il piano per le carceri finanziate dai privati e dalle fondazioni bancarie (almeno per il 20%) e c'è la durata minima della concessione a 50 anni per opere superiori al miliardo di euro, la possibilità per le assicurazioni di destinare le riserve tecniche agli investimenti in infrastrutture e una semplificazione degli aggiornamenti delle concessioni per investimenti da tre miliardi, norme tecniche che facilitano la realizzazione della metro C e della variante di valico (con una riduzione di costi di 200 milioni) e la cessione di immobili pubblici per favorire la realizzazione in concessione di un'opera. Il capitolo infrastrutturale è il più corposo tra quelli in preparazione (38 articoli in partenza) ma non è ancora chiaro quali misure finiranno nel decreto legge che sarà varato lunedì: tra i tecnici delle Infrastrutture e quelli dell'Economia - le due squadre sono rimaste immutate - ci sono ancora punti di vista lontani su molte norme e sarà necessario un ulteriore approfondimento e forse un'intesa diretta fra i titolari dei due dicasteri, Corrado Passera e Mario Monti. Una concertazione tra ministro e premier che potrebbe richiedere qualche giorno, o forse qualche settimana, in più: non è escluso così che gran parte del pacchetto possa slittare a una seconda tornata di provvedimenti, forse a gennaio.
Il cuore del testo su cui si è discusso in questi giorni restano le regole per favorire la partecipazione privata al finanziamento, alla realizzazione e alla gestione delle opere pubbliche. Il project financing resta la carta vincente per il rilancio, nel senso di favorire la bancabilità dei progetti ma anche con incursioni in settori specifici (oltre alle carceri, gli aeroporti, le metropolitane e i porti). Ci sono istituti fortemente innovativi come il canone di disponibilità (il privato realizza una propria opera e poi garantisce il servizio pubblico all'amministrazione che paga un canone) e la gestione "allargata" delle opere in concessione: un meccanismo che consente di far confluire tra i proventi della gestione anche quelli derivanti da opere «direttamente connesse a quelle da realizzare». C'è anche l'estensione alle grandi opere della legge obiettivo delle regole con la procedura di gara «monofasica» per il promotore che ha avuto notevole successo nelle opere ordinarie. E ci sono le regole per facilitare il collocamente di project bond da parte delle società di progetto.
Nel testo c'è anche un aiuto alle piccole e medie imprese di costruzioni su cui questo Governo sembra avere idee molto diverse rispetto a quello passato. Se lo «Statuto delle imprese» approvato un mese fa pensava di aiutare le Pmi comprimendo la trasparenza nell'affidamento degli appalti ed estendendo le trattative private senza gara, qui si ripristinano anzitutto le condizioni di trasparenza (la soglia massima per gli affidamenti senza gara per la progettazione e l'architettura viene nuovamente abbassata da 211mila a 100mila euro con una correzione allo «Statuto delle imprese»). Il sostegno alle Pmi arriva piuttosto con una maggiore accessibilità al mercato: in particolare con la norma che prevede la partecipazione alle grandi opere e con la "raccomandazione" alle stazione appaltanti di non esagerare con i maxilotti drogati. In campo immobiliare, le opere di urbanizzazione secondaria si potranno fare «a scomputo» senza ricorrere agli appesantimenti delle norme sugli appalti. A proposito di trasparenza e rigore nelle regole per gli appalti, il testo fa marcia indietro anche rispetto alla norma che aveva escluso il costo del lavoro dai ribassi in gara, provocando non pochi problemi.
Il testo interviene, infine, anche su altri aspetti del «decreto sviluppo» come i tetti imposti su riserve e varianti. Vengono escluse opere e progettazioni già in corso e si escludono dai tetti gli «eventi imprevisti e imprevedibili»


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