Gestionale

Contratto edili, il 22 novembre entra nel vivo la trattativa tra sindacati e associazioni

Giuseppe Latour

Presso la sede dell'Ance a Roma, i rappresentanti delle segreterie nazionali di Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil illustreranno a tutte le associazioni datoriali di categoria la loro piattaforma

La trattativa per il rinnovo del contratto nazionale dell'industria edile entra nel vivo. Nel pomeriggio del prossimo 22 novembre, presso la sede dell'Ance nazionale di Roma, i rappresentanti delle segreterie nazionali di Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil illustreranno a tutte le associazioni datoriali di categoria la loro piattaforma. E già questo è un dato rilevante: non era mai avvenuto che la trattativa partisse con tutti gli attori seduti allo stesso tavolo. I sindacati avanzeranno, soprattutto, una proposta rivoluzionaria: l'unificazione di tutti gli accordi che riguardano il comparto edile, mettendo quindi sullo stesso piano imprese, cooperative, artigiani e Pmi. Un passaggio intermedio che, in prospettiva, dovrà portare alla sottoscrizione di un contratto unico di cantiere, per evitare l'utilizzo di Ccnl diversi e più convenienti, come quello dei metalmeccanici o dell'agricoltura.

La piattaforma definitiva

L'incontro arriva dopo che le tre sigle hanno approvato al loro interno la piattaforma, sottoponendola alle assemblee dei lavoratori. La proposta dalla quale si partirà non affronta solo la questione della contrattazione, ma si concentra molto anche sul tema del mercato del lavoro. In questo caso l'emergenza ha un nome: voucher. I buoni lavoro, nati per aumentare la regolarità in alcuni settori come quello dei lavori domestici, hanno assunto una funzione distorta nelle costruzioni, dove sono sempre più utilizzati. Per questo, andranno vietati in maniera assoluta.

Allo stesso modo, bisognerà rimettere mano al tetto massimo dei contratti a termine (abbassandolo dal 40 al 25% del totale) e aggiornare le regole sull'apprendistato, per favorire l'ingresso di giovani nel settore. Più tecniche, ma altrettanto strategiche, altre due questioni legate al mercato del lavoro: la revisione della classificazione dei lavoratori, per rimodulare gli inquadramenti e le mansioni, e una nuova disciplina per i lavoratori autonomi, da regolamentare e includere nelle casse edili, per far emergere le situazioni di irregolarità e i fenomeni di sfruttamento.

Un obiettivo simile viene affidato al Durc per congruità. Sul punto l'articolo 105 comma 16 del Codice appalti prevede che, per contrastare il fenomeno del lavoro sommerso, il documento unico di regolarità contributiva nei subappalti sia comprensivo della verifica della congruità dell'incidenza della manodopera relativa allo specifico contratto. Questa congruità deve essere verificata dalla Cassa edile in base all'accordo assunto tra le parti sociali che firmano il contratto collettivo: quindi, il prossimo Ccnl dovrà prevedere un capitolo specifico dedicato proprio a questo elemento.

Infine, c'è anche la parte salariale: la richiesta di aumento è pari a 106 euro al parametro 100. Si tratta di un'ipotesi piuttosto onerosa per le imprese, dal momento che l'ultimo accordo, sottoscritto a luglio del 2014, aveva previsto allo stesso parametro un incremento salariale pari a 40 euro. Ma, ovviamente, per adesso siamo alle proposte che andranno discusse in concreto. A questi soldi andranno sommati (come era stato nel 2014) altri 8 euro di aumento della contribuzione a carico dell'impresa per la previdenza complementare: è esattamente lo stesso importo che era stato previsto nell'ambito dell'accordo di due anni fa. Rispetto al Ccnl del 2014, insomma, la questione economica avrà un peso maggiore. Anche perché ci saranno da recuperare gli scarsi risultati ottenuti con la contrattazione di secondo livello.


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