Gestionale

Inarcassa, la crisi peggiora i conti ma l'utile netto resta di 604 milioni (il 60% dei ricavi). Patrimonio solido

Giuseppe Latour

Il risultato di bilancio 2015 scende da 762 a 604 milioni, e il saldo della gestione previdenziale da 552 a 391 mln - Crediti contributivi non pagati per 825 milioni

Resta il peso degli oltre 800 milioni di euro di crediti arretrati, che non accennano a diminuire. Soffre la gestione previdenziale: i pensionati aumentano mentre gli iscritti, che pagano le loro prestazioni, guadagnano sempre meno. E nel 2016 rischia di aprirsi un buco da 52 milioni di euro per effetto delle novità del Codice appalti sul contributo integrativo delle società di ingegneria.
Sono queste le tre criticità principali del bilancio 2015 di Inarcassa che, dopo essere stato approvato dal Comitato nazionale dei delegati, è stato pubblicato in versione integrale dall'ente.
Anche se va detto che gli aspetti negativi si collocano in un contesto molto solido. L'avanzo, da oltre 600 milioni di euro, ha portato il patrimonio netto da 8,2 a 8,8 miliardi. E questo consente di rispettare in maniera molto larga i parametri di sostenibilità dei conti della Cassa di architetti e ingegneri.

Per l'ente il 2015, come sottolineato dalla relazione di apertura del bilancio, è stato un anno di transizione: si è, infatti, chiuso il mandato di Paola Muratorio e si è aperto quello di Giuseppe Santoro, l'attuale presidente. Il 2015 è stato archiviato con un utile netto di 604,8 milioni, che rappresenta il 60% del totale dei ricavi, meglio di quanto aveva ipotizzato il bilancio di previsione (+9%). Anche se va sottolineato che, rispetto all'anno precedente, c'è stato un calo del risultato di bilancio di 158 milioni di euro. Questa flessione va spiegata, per la quasi totalità, con il calo della componente previdenziale.
Pesa, in altre parole, l'effetto di un mix di fenomeni: il calo dei redditi della categoria e il suo progressivo invecchiamento. Anche se il numero degli iscritti resta sostanzialmente stabile: siamo a 168mila unità (+0,5%).

Il saldo della gestione previdenziale (la differenza tra contributi e sanzioni e uscite varie), quindi, scende a 391 milioni. Nel 2014 era stato di 552 milioni di euro: la differenza è di oltre 160 milioni di euro. Il motivo è che aumentano le uscite per prestazioni previdenziali, da 487 a 534,9 milioni di euro (+47,9 milioni) e diminuiscono le entrate contributive: sono scese da oltre un miliardo a 984 milioni di euro nell'ultimo anno, con una contrazione del 4,7 per cento. I titolari di pensioni nel 2015 sono 27.632, in aumento del 7,2% rispetto all'anno precedente. Il rapporto tra iscritti e pensioni, allora, tende a peggiorare: al momento è pari a 6,1 contro il 6,5 registrato nel 2014.

Proprio la voce relativa ai contributi presenta almeno due grandi problemi. Il primo è che resta confermato l'altissimo arretrato. I crediti verso i professionisti (al lordo del fondo svalutazione crediti) valgono 825 milioni di euro, circa 27 milioni in più dello scorso anno. Il nodo degli arretrati, insomma, non è ancora stato sciolto: non conforta, in questo senso, la recente bocciatura della riforma delle sanzioni per chi non paga da parte del ministero del Lavoro.
Anche se la Cassa ha messo sotto la lente le situazioni più gravi: sono in corso azioni di recupero dei crediti per circa 100 milioni di euro.

La seconda questione riguarda il contributo integrativo del 4 per cento. In base al Codice appalti, infatti, le società di ingegneria non dovranno più versarlo. Questa voce vale, stando al bilancio 2015, 52,1 milioni di euro: dall'anno prossimo potrebbero venire a mancare di colpo. Dal lato delle entrate, poi, rileva l'aumento di due milioni dei costi di funzionamento: sono da imputare principalmente alle elezioni per il rinnovo degli organi della cassa. Bisogna, comunque, sottolineare che le proiezioni confermano l'equilibrio strutturale di lungo periodo dei conti.

Passando al patrimonio, la componente mobiliare vale 8,2 miliardi di euro e ha fatto registrare un rendimento netto pari al 2,79 per cento. Rispetto all'anno precedente, anche per effetto delle difficili condizioni del mercato, c'è stato un leggero calo: nel 2014 ci si era attestati al 2,99 per cento. Resta, insomma, una situazione non particolarmente brillante, peraltro già sottolineata dall'ultima relazione della Corte dei conti.
La componente immobiliare, invece, è pari a 20,8 milioni. Il rendimento netto è stato pari al 14,2%, in calo rispetto allo scorso anno (20%). Va registrato che, nel corso dell'anno, è stato completato il conferimento del patrimonio al Fondo immobiliare "Inarcassa Re".


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