Gestionale

Banca d'Italia: in un caso su tre il rating di legalità non aiuta le imprese a ottenere credito

Giuseppe Latour

Nelle altre ipotesi impatta sulla possibilità di incassare un finanziamento o, almeno, su tempi e costi dell'istruttoria

In un caso su tre il rating di legalità non cambia il destino delle imprese. Mentre, nelle altre ipotesi, impatta sulla possibilità di incassare un finanziamento o, almeno, su tempi e costi dell'istruttoria. La Banca d'Italia, per la prima volta, misura quello che accade nella vita reale delle imprese che scelgono di accedere agli elenchi tenuti dall'Antitrust. Queste, infatti, decidono volontariamente di sottoporsi al monitoraggio dell'Agcm per facilitare sia l'acquisizione di finanziamenti bancari che la concessione di contributi pubblici. Ma, in qualche caso, lo fanno senza ottenere risultati.

Il rating viene assegnato dall'Autorità alle imprese che (volontariamente) ne fanno richiesta. Al di là del dato formale, però, finora non c'erano molti elementi sull'effetto concreto di questo meccanismo. Palazzo Koch, in applicazione della legge n. 27/2012, misura l'effetto della classificazione nella concessione di finanziamenti da parte del sistema bancario. E parte dalle operazioni avviate nel corso del 2014.

In quell'anno, infatti, le domande di finanziamento inoltrate alle banche da parte di imprese munite di rating di legalità sono state 160; di queste, ne sono state accolte 153, quasi la totalità. La Banca d'Italia, però, è andata più a fondo e ha misurato i casi nei quali le stellette dell'Antitrust hanno avuto un impatto concreto. I numeri, allora, dicono che il rating ha generato benefici a favore delle imprese nel 66 per cento dei casi, "sotto forma di migliori condizioni economiche per la concessione del finanziamento, riduzione dei tempi e dei costi di istruttoria".
Questo dato presuppone, ovviamente, una seconda cifra: il restante 34 per cento delle imprese (una su tre) non ha, infatti, avuto nessun beneficio dall'iscrizione agli elenchi dell'Agcm. "In questi casi – spiega la Banca d'Italia - l'attribuzione di un profilo di rischio elevato al cliente (discendente, ad esempio, da criticità di bilancio o da crescenti utilizzi in Centrale dei rischi) è risultato prevalente rispetto al rating di legalità". Questo non significa che non hanno ricevuto finanziamenti, ma semplicemente che non hanno ottenuto condizioni migliorative, anche sotto il profilo di tempi e oneri, rispetto a quelle che avrebbero avuto in assenza del rating.

Una nota positiva arriva sul fronte delle tipologie di benefici riconosciuti alle imprese. Nella maggior parte dei casi (47%) si tratta, infatti, di migliori condizioni economiche per le concessioni dei finanziamenti: concretamente, tassi di interesse più bassi ai quali rimborsare i prestiti. Il secondo bonus più frequente (35%) è la riduzione dei tempi di istruttoria, seguita dalla riduzione dei costi necessari a far avanzare le pratiche di finanziamento (17%).

Numeri che vanno considerati anche alla luce della diffusione che il rating ha avuto nell'ultimo anno. Se, tra la fine del 2013 e per tutto il 2014, l'Antitrust ha complessivamente attribuito solo a 198 imprese il rating di legalità, il fenomeno è esploso nel corso del 2015: gli ultimi dati, aggiornati all'11 novembre del 2015, dicono infatti che nel corso del 2015 le stellette sono state attribuite a ben 915 imprese.


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