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Tariffe Ctu/1. Pronto il decreto, ma adeguamento limitato al costo della vita

Giuseppe Latour

È quanto ha spiegato il sottosegretario al ministero della Giustizia, Cosimo Ferri nel corso dell'incontro organizzato ieri dall'ordine degli ingegneri di Roma sul ruolo dei professionisti nella giustizia

Adeguamento con il contagocce per i consulenti tecnici d'ufficio. È quanto ha spiegato il sottosegretario al ministero della Giustizia, Cosimo Ferri nel corso dell'incontro organizzato ieri dall'ordine degli ingegneri di Roma sul ruolo dei professionisti nella giustizia. L'attesissimo provvedimento sull'adeguamento dei compensi dei periti, annunciato più volte, è stato licenziato dal Guardasigilli ed è stato recapitato al ministero dell'Economia. Al momento, si trova all'esame della Ragioneria generale dello Stato, che ne sta valutando l'impatto di spesa. Nel testo, prossimo alla pubblicazione, c'è però una cattiva notizia: sarà limitato ad aggiornare le attuali tabelle al costo della vita. Questo, nella pratica, significherà un obolo da pochi euro per i professionisti.

A riportare l'attenzione sull'intervento, nel corso dell'incontro, è stata Carla Cappiello, presidente dell'ordine degli ingegneri di Roma. «Purtroppo, il lavoro dell'ingegnere forense non è valorizzato quanto dovrebbe come quello di tutti i consulenti che lavorano per il sistema giustizia. Basti considerare che ancora oggi non vi è stata una riforma delle tariffe dei Ctu, dopo anni di richiesta». Del provvedimento si parla da molto tempo. E il sottosegretario Ferri ha confermato che, ormai, l'attesa è quasi finita: «Il ministero non è stato fermo. Abbiamo completato il nostro lavoro su un decreto ministeriale che provvederà all'adeguamento delle tariffe agli indici Istat. Per la precisione, il testo è alla Ragioneria generale dello Stato e contiamo di pubblicarlo presto. E' stato un percorso difficile, perché abbiamo dovuto trovare parecchie risorse».

La notizia è positiva solo in parte. Al centro del provvedimento ci saranno, infatti, le cosiddette «vacazioni»: sono i compensi orari, da tenere come riferimento quando la causa non ha un valore predeterminato. Al momento valgono 8,15 euro (sui quali pagare le tasse) ogni due ore. L'adeguamento agli indici Istat significa, di fatto, che ai professionisti arriveranno pochi spiccioli: la tariffa non viene aggiornata dal 2002. Non saranno, invece, toccati altri problemi, come l'aggiornamento delle percentuali nei casi di controversie con un valore di riferimento.

Oltre a questo, poi, il ministero sta lavorando su altri due capitoli. Ancora Cappiello ha sollecitato il sottosegretario: «C'è da analizzare, negativamente, la legge 132/2015 che introduce nuove misure in materia fallimentare e di esecuzione forzata, che reputo fortemente a discapito dei Ctu, in quanto il compenso del professionista non dovrebbe essere vincolato e correlato ad una futura ed aleatoria cessione. Infatti, in campo di esecuzione immobiliare e fallimentare molto spesso ci si trova di fronte a beni invenduti o venduti, dopo diversi anni, a cifre nettamente più basse rispetto a quelle stimate. In quest'ultimo caso, con la nuova disciplina fallimentare, si affronterebbe un ulteriore paradosso: il tecnico dovrebbe restituire, a distanza di molto tempo, parte del compenso ricevuto come acconto». Anche in questo caso il ministero sta lavorando a una soluzione: «Stiamo pensando di fissare una quota di compenso minimo che non potrà essere toccata», spiega Ferri. In altre parole, le regole resteranno quelle attuali, ma saranno ammorbidite prevedendo che una parte del compenso non possa essere chiesta indietro al professionista.

Il terzo punto riguarda, come dice ancora Cappiello, «l'articolo 44 del Dlgs del primo settembre del 2011, cioè il provvedimento con cui il giudice determina il compenso in favore, tra gli altri, dei consulenti tecnici di parte/ufficio, che ha determinato l'abrogazione del termine di decadenza, originariamente di 20 giorni, dalla comunicazione del decreto. Entro detto termine le parti potevano procedere all'opposizione al decreto di pagamento». Questo significa che le parti adesso possono fare sempre opposizione contro il Ctu, perché non hanno un termine di riferimento: «Esiste una circolare del ministero della Giustizia, datata 7 novembre 2012, - racconta Ferri – che indica un termine, ma che non è stata applicata in questi anni in molti casi. Stiamo valutando se fare una nuova circolare o se, invece, sia necessaria una modifica normativa per risolvere un problema che effettivamente esiste».


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