Gestionale

Ctu/1. La Corte Costituzionale boccia il taglio delle tariffe per i consulenti tecnici nominati dai giudici

Mauro Salerno

Illegittima la sforbiciata di un terzo dei compensi prevista dalla legge di Stabilità 2014 nelle cause con gratuito patrocinio

No della Corte Costituzionale al taglio dei compensi per i Ctu nominati dal giudice nelle cause con gratuito patrocinio. Per la Consulta la norma della legge di Stabilità 2014 che ha disposto la sforbiciata di un terzo dell'onorario in nome della spending review è illegittima perchè non ha tenuto conto che le tariffe erano già molto al di sotto del livello dovuto, perchè mai aggiornate all'indice Istat dal 2002 in poi.

Dopo la "mazzata" sui compensi prevista dalla legge fallimenti , arriva ora dalla Corte Costituzionale (con la sentenza n. 192/2015 ) una boccata d'ossigeno per i Consulenti tecnici dei tribunali. Un'apertura limitata ai consulenti nominati dai giudici e solo nelle cause decise con gratuito patrocinio, ma che in teoria potrebbe avere anche un valore di indirizzo più generalevisto che il mancato adeguamento dei compensi vale per tutte le attivit√† svolte dai Ctu .

I giudici definiscono «drastico» il taglio di un terzo dei compensi previsto dalla legge di stabilità 2014 che la sentenza valuta come irragionevole perché non tiene conto del fatto che quei compensi «avrebbero dovuto essere periodicamente rivalutati» per legge. Cosa mai fatta dal 2002 in poi. Cosicché, il taglio è intervenuto su una base tariffaria «seriamente sproporzionata per difetto».

Va anche considerato che gli incarichi affidati dal giudice al Ctu sono «tendenzialmente non ricusabili dall'interessato», che in quanto "pubblico ufficiale" è tenuto a svolgerli fedelmente e diligentemente, diversamente da quanto accade per gli altri soggetti indicati dalla norma, come il consulente tecnico di parte e l'investigatore privato.

La sentenza mette anche in guardia dai rischi «di sistema» derivanti dalla scelta di ridurre i compensi. A partire da applicazioni «strumentali o addirittura illegittime delle norme, a fini di adeguamento de facto dei compensi (ad esempio mediante un'indebita proliferazione degli incarichi o un pregiudiziale orientamento verso valori tariffari massimi)», fino ad arrivare all'impoverimento degli strumenti di giudizio a disposizione dei giudici attraverso «l' allontanamento, dal circuito dei consulenti d'ufficio, dei soggetti dotati delle migliori professionalità».


© RIPRODUZIONE RISERVATA