Città e Urbanistica

De Cesaris: sull'area dell'Expo ci sono proposte di sviluppo interessanti

Massimiliano Carbonaro

Il vicesindaco di Milano conferma l'idea di utilizzare l'area espositiva per realizzare il Polo della conoscenza

Il dopo Expo è ancora tutto da scoprire, ma come sottolinea il vicesindaco di Milano, Ada Lucia De Cesaris «Ci sono delle proposte interessanti». Se i buoni propositi siano però sufficienti, è ancora tutto da scoprire, visto che la sorte del milione di mq che ospita la kermesse internazionale doveva essere già definito prima che la manifestazione partisse.

L'Esposizione internazionale di Milano è partita oramai da 20 giorni tanto che la lente di osservazione degli osservatori soprattutto internazionali si è spostata dal ritardo delle opere alla mancanza di contenuti scientifici a giustificare il tema "Nutrire il pianeta, energia per la vita". Ma quello che fa da sfondo all'iniziativa rimane in realtà la buona riuscita del post Expo. Il vicesindaco De Cesaris nonché assessore all'urbanistica della città che sta ospitando l'Expo ha spiegato nella presentazione del convegno "Expoi? Contenuti e futuro del dopo Expo a Milano"che «ci sono tutti i presupposti per arrivare pronti per la fine di Expo, per gestire la transizione e arrivare quanto prima con la realizzazione». Il riferimento è a quel polo della conoscenza e della innovazione che potrebbe sorgere sul sito espositivo grazie al progetto dell'Università degli Studi di Milano (che lì vorrebbe trasferire le sue facoltà scientifiche per creare un campus) e Assolombarda. Sono 25 i raggruppamenti che hanno inviato ad Arexpo – la spa proprietaria dell'area che vede al suo interno per il 34,67% con quote pari da Regione Lombardia e Comune di Milano, più con il 27,66% Fiera Milano, con il 2% Provincia di Milano e con il 1% il Comune di Rho – manifestazioni d'interesse «per la definizione complessiva di scelte strategiche per la migliore valorizzazione del suddetto sito Expo».

Al momento infatti l'incertezza sulle aree dell'Expo è totale dopo che la gara bandita la scorsa estate per la cessione in un unico blocco dell'intero comparto era andata deserta, penalizzata probabilmente da un costo troppo alto: 315 milioni di euro, cifra nata dalla valutazione dell'Agenzia delle Entrate che considerava anche la superinfrastrutturazione a cui fu sottoposto l'ambito per arrivare alla manifestazione. Si tratta di individuare in tempi molto stretti, chi possa ripensare al meglio la nuova vita post Expo del comparto grazie ad un bando da 90mila euro.

Sulla ricerca di questo advisor che li supporti nelle scelte strategiche, il presidente di Arexpo, Luciano Pilotti nei giorni scorsi ha ribadito «la qualità e la molteplicità dei soggetti che hanno partecipato al bando, è l'indice dell'interesse nei confronti di un'operazione alla quale Arexpo ha sempre fermamente creduto». Ma la realtà è che le scelte potranno arrivare solo dopo che si saprà la risposta del Governo alla richiesta di entrare come socio nella proprietà. Nei giorni scorsi il ministro dell'agricoltura Maurizio Martina al termine di una riunione dedicata appunto al futuro di Arexpo (e che dovrebbe essere presente all'evento Expoi?) aveva spiegato che l'interesse del «Governo è quello di dare una mano soprattutto lavorando ad alzare la forza del progetto. Noi siamo disposti a dare una mano - ha aggiunto - e lo abbiamo dimostrato convocando Cassa Depositi e Prestiti e Agenzia del demanio. È importante che si chiarisca l'ambizione del progetto e conseguentemente alla definizione del progetto si possa lavorare sulle leve finanziarie, non il rovescio. Non si può chiedere al governo di entrare a prescindere in Arexpo – ha concluso -. Il governo può esserci e noi siamo disponibili di fronte a una chiarezza sulla portata del progetto».

Insomma su questo fronte la partita è tutt'altro che vicina all'essere chiusa nonostante il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, in più occasioni abbia espresso la necessità che lo Stato entri in qualche modo nell'azionariato di Expo per garantire il suo futuro appunto dopo la manifestazione. Così arriva il convegno Expoi? In cui si parte dall'effetto positivo che la manifestazione ha già avuto sulla città. I dati economici di questi giorni parlano del +15% di affari nelle vie dello shopping e di +20% di prenotazioni negli hotel. Numeri rassicuranti che però impongono da parte dei protagonisti la capacità di affrontare con realismo quello che sarà il suo futuro. Da qui l'idea di dare vita a «un confronto – ha commentato al termine della presentazione del convegno che si terrà a Milano il 23 maggio, il segretario metropolitano del Pd, Pietro Bussolati – che apra idealmente i lavori sul dopo Expo, per presentare idee, sviluppare linee guida e tracciare i perimetri delle proposte che dovranno poi sfociare in decisioni fondamentali e strategiche per la città».


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