Città e Urbanistica

Torino, il nuovo piano strategico punta sulle aree dismesse

Maria Chiara Voci

Il documento, che guarda all'area metropolitana e al traguardo del 2025, è stato stilato al termine di un lavoro di due anni e mezzo con il coinvolgimento di 230 enti e oltre 500 soggetti in 80 diversi incontri

Gli spazi in attesa di vocazione non mancano: dall'ex stabilimento Westinghouse alle acciaierie Thyssen, dalla vecchia Manifattura Tabacchi al Palazzo del Lavoro, dallo scalo dismesso in Vanchiglia all'Osi-Ghia, dalle Officine Grandi Motori fino alle aree liberate dalla Fiat a Mirafiori. Piccole e grandi metrature, immerse nel contesto urbano, su cui per anni sono state immaginate trasformazioni, che però sono rimaste appannaggio di articoli di giornale. Naufragate, nella realtà, perlopiù a causa della mancanza di risorse.

Torino, però, è pronta al cambio di passo. Consapevole che oggi non è più il tempo in cui i piani calati dall'alto disegnano lo sviluppo della città, ma piuttosto sono i cittadini di pari passo con il mercato a creare, dal basso, le condizioni perché nuovi soggetti si affaccino all'orizzonte e mettano sul tavolo proposte concrete e sostenibili, per rivitalizzare ciò che è rimasto inutilizzato.
Ragiona così il nuovo piano strategico del capoluogo piemontese: il terzo, dopo quelli del Duemila e del 2006, opera dell'Associazione Torino Strategica, struttura di governance pubblica costituita da 85 soci. Un documento che guarda all'area metropolitana e al traguardo del 2025 e che stato stilato al termine di un lavoro di due anni e mezzo, con il coinvolgimento di 230 enti e oltre 500 soggetti in 80 diversi incontri.

Fotogallery

«Oggi non possiamo più puntare sull'hardware, ma dobbiamo concentrarci sul software – commenta Davide Canavesio, coordinatore della commissione sullo sviluppo economico di Torino Strategica -. Occorre prestare meno attenzione ai mattoni dell'edificio e più al contenuto che va a riempire i palazzi. Le risorse pubbliche non sono più una certezza su cui contare, dobbiamo cercare di creare le condizioni perché le cose accadano. Puntando sul sistema economico, perché crescendo restituisca una domanda di aree e insediamenti».

I contenitori ancora da colmare
Se così sarà, le occasioni non mancheranno. A fare la conta è lo stesso Ordine degli Architetti di Torino, che - proprio con l'obiettivo di promuovere una riflessione sulle trasformazioni della città - ha dato il via a un ciclo di 4 incontri sul tema delle "Occasioni urbane" il cui primo focus si è incentrato, lo scorso 14 aprile, proprio sul tema dell'incanto di una città in vendita, che però non è stata realmente sviluppata e ceduta.

«A vent'anni dall'approvazione del piano regolatore - spiega Marco Aimetti, presidente dell'OaT – crediamo sia importante riflettere su come sia stata gestita la trasformazione della città, valutando anche cosa abbia funzionato e cosa no e quali modelli sia necessario adottare in futuro. Torino è piena di contenitori vuoti per i quali a più riprese si sono tentate operazioni di vendita, ma non è più sufficiente lanciarle sul mercato sperando che qualcuno sia interessato. Al contrario, è necessario inserire le singole architetture in un processo di trasformazione urbanistica e socio economica più ampio, tenendo conto che la nuova destinazione d'uso di un edificio deve essere il risultato di un disegno della città e non un'imposizione del mercato e che bisogna che la popolazione sia informata man mano che il processo prosegue. Nulla allontana di più i potenziali investitori del rischio che un'operazione si interrompa».

Le leve su cui agire
«Innovazione, conoscenza e cultura sono gli assi attorno ai quali si deve muovere la politica -, sottolinea l'assessore all'Urbanistica del Comune, Stefano Lo Russo. Per questo, fra i 29 progetti che si stagliano sull'orizzonte c'è quello di creare Destinazione Torino, un'agenzia per attrarre gli investimenti e governare il cambiamento oppure quello di far nascere un acceleratore di imprese, riprendendo peraltro una vocazione che il capoluogo piemontese ha nella storia dei suoi oratori.

«Si tratta – conclude Canavesio – di rendere attrattiva la città e di promuoverla. Senza sempre guardare all'esempio delle grandi capitali, come Londra o Parigi, che non possono essere confrontare con Torino. Ma ispirandoci invece a ciò che hanno fatto alcuni centri metropolitani minori, che meglio si possono paragonare alla nostra realtà, come ad esempio Manchester. Comuni che hanno lavorato bene, nella direzione di creare le condizioni per lo sviluppo. Così come bene potrà ora operare Torino».

Le aree

Ex stabilimento Forniture Ferroviarie Westinghouse
L'ex stabilimento Forniture Ferroviarie Westinghouse di via Borsellino, quartiere San Paolo di Torino, è stato costruito nel 1907 dalla Compagnia Italiana Westinghouse dei Freni. I tentativi di riqualificazione dell'area, che conta 25.000 mq, sono iniziati nel 2000 con la pubblicazione di un concorso da parte del Comune di Torino per la realizzazione della nuova biblioteca civica centrale, ma il progetto vincitore dell'architetto Mario Bellini non è stato realizzato per mancanza di fondi. È stata indetta un'asta pubblica vinta da Amteco&Maiora, il cui progetto prevede un investimento da 100 milioni di euro e la realizzazione di un centro polifunzionale, una torre-albergo di 90 metri e un'area commerciale con una superficie di circa 4mila metri quadrati, che sarà gestita da Esselunga. Attualmente la realizzazione dell'ipermercato è in sospeso, in attesa di una modifica al piano regolatore.

Ex acciaierie Thyssen
A seguito della tragico rogo del 6 dicembre del 2007 in cui persero la vita sette dipendenti della ThyssenKrupp, nel 2008 lo stabilimento delle ex acciaierie Thyssen è stato chiuso.
Tra le proposte di riqualificazione dell'area, che misura oltre 300mila mq, la realizzazione di un centro di accelerazione d'impresa e la conversione in un eco-quartiere aperto ai cittadini, all'artigianato e alle imprese che comprenda anche un centro studi per la sicurezza sul lavoro. Inoltre, recentemente, Amazon ha dimostrato interesse sull'area per la creazione di un nuovo polo logistico.

Ex Manifattura Tabacchi
Nata a metà Ottocento come stabilimento della Regia Fabbrica del Tabacco, la Manifattura Tabacchi di Corso Regio Parco è stata definitivamente chiusa nel 1996. Il progetto di ristrutturazione e di recupero, approvato nel 2002, prevede la realizzazione di strutture universitarie. Attualmente, con la realizzazione del Centro di Immatricolazioni dell'Università degli Studi di Torino, è stata recuperata una minima porzione dell'area.

Ex Palazzo del Lavoro
Il Palazzo dell'Esposizione Internazionale del Lavoro, progettato da Pier Luigi Nervi e Giò Ponti, è stato realizzato nel quartiere Nizza Millefonti di Torino in occasione di Italia '61. In seguito, è divenuto la sede di esposizioni ed eventi intenzionali e di alcuni uffici dell'Agenzia delle Nazioni Unite. Fino al 2008 ha ospitato spazi universitari e dopo essere stato occupato da sporadiche attività commerciali è stato definitivamente abbandonato a causa degli alti costi di gestione. Tra le proposte di riqualificazione, quella presentata nel 2011 per la riconversione del palazzo in un centro commerciale è stata bloccata da un ricorso al TAR da parte dei titolari dell'8 Gallery al Lingotto. Nelle promesse di fine anno del Sindaco Fassino, il cantiere dovrebbe partire nel 2015.

Ex scalo Vanchiglia - Variante 200
Il quartiere torinese Barriera di Milano, a 10 chilometri dal centro della città, è al centro del progetto Variante 200 presentato dal Comune di Torino nel dicembre del 2013 per ridisegnarne l'assetto urbanistico e la viabilità. Si prevede di trasformare l'ex scalo ferroviario Vanchiglia dismesso nel 1990, compreso tra corso Novara, corso Regio Parco e il Cimitero monumentale, in un nuovo riferimento per le attività creative della città. Inoltre la futura realizzazione della Linea 2 della metropolitana, che dovrebbe attraversare la città da nord a sud, potrebbe contribuire notevolmente alla riqualificazione dell'intero quartiere; il progetto di fattibilità della Linea 2, approvato dalla Giunta Comunale a fine anno, prevede di iniziarne la realizzazione dal quartiere Barriera di Milano e dallo scalo Vanchiglia.

Aree ex-FIAT di Mirafiori
Le aree dismesse della ex FIAT di Mirafiori contano attualmente 300.000 metri quadri suddivisi in tre zone non confinanti tra loro. Le superfici comprendono capannoni, uffici e zone libere edificabili di diverse dimensioni e i progetti di riconversione prevedono la nascita di un polo di ricerca, di formazione e di produzione. Tra le realizzazioni concluse la Cittadella del Design e della mobilità del Politecnico di Torino. Altre aree sono state cedute alla Tecnocad, a Novacoop e alla Centrale del Latte di Torino. In queste settimane, è aperto il bando di un concorso di idee per cercare vocazioni temporanee per l'ex capannone logistico Dai.

Le Officine Grandi Motori
Edificate a partire dal 1899 su progetto di Pietro Fenoglio nel quartiere Aurora di Torino, ospitavano inizialmente le Officine Meccaniche Michele Ansaldi, dando lavoro a quasi 5.000 dipendenti. L'attività produttiva si è interrotta nel 1972. Il Comune di Torino, attraverso il Programma Integrato dell'"Ambito 9.33 Damiano", ha previsto la demolizione di oltre l'80% dei manufatti. A partire dal 2005 il Comitato Tutela OGM promuove un intenso dibattito sul destino di quest'area industriale che non sortisce l'esito desiderato perché la demolizione comincia il 18 ottobre 2010. Un gruppo di investitori privati avrebbe dovuto costruirvi un grosso centro commerciale, cedendone una parte al Comune per insediarvici il Mercato dei fiori ed un museo delle macchine industriali del Politecnico di Torino. Tuttavia, dopo la fase iniziale di demolizione parziale dei fabbricati esistenti non è più seguito nulla.

L'ex Osi-Ghia è un cuneo di terreno di 52mila metri quadri di area post-industriale utilizzato, a partire dagli anni '50, prima dalla Carrozzeria Ghia e successivamente gli stabilimenti della OSI – Officine Stampaggi Industriali. Le attività sono cessate nel 2001. Nel 2009, il Consiglio Comunale ha approvato il piano esecutivo convenzionato per la trasformazione dell'area e nel 2011 una variante al piano regolatore, prevedendo la trasformazione dell'area a terziario e servizi, residenza e attività produttive, conservando il 50% degli edifici esistenti a testimonianza del passato industriale. Nelle intenzioni qui sarebbe nata anche la nuova sede dell'Istituto Europeo di Design. Nel 2010, in attesa dell'attuazione della trasformazione, negli edifici di proprietà della famiglia Milanesio è intanto nato lo spazio di co-working Toolbox, che attualmente occupa 5mila mq.

La Cavallerizza Reale è un complesso di 22mila metri quadrati che sorge a naturale proseguimento del sistema di edifici di piazza Castello ed è delimitato da via Verdi e via Rossini. È stato realizzato tra il 1740 e il 1742 su progetto del primo architetto regio Benedetto Alfieri, per ospitare le attività dell'Accademia Militare. Nel 1997 è stato dichiarato, insieme alle Residenze sabaude, "Patrimonio mondiale dell'Umanità" dall'Unesco. Alla fine del Novecento, il Comune di Torino ha acquistato dal Demanio l'intera area da restaurare, affidando al Teatro Stabile il Maneggio Reale, la Manica Lunga, la Manica Corta e il Salone delle Guardie. Nel 2010 la Città ha sottoscritto la convenzione con la Cartolarizzazione città di Torino per la cessione della Cavallerizza a scopo di vendita e commercializzazione: tuttavia non è stata presentata nessuna offerta rispetto alla base d'asta fissata a oltre 11milioni euro. Nel 2013 il Teatro Stabile ha rinunciato all'utilizzo della Cavallerizza per gli spettacoli e a partire dal 2014 il complesso è stato occupato dalla Assemblea Cavallerizza 14:45. Nel novembre 2014, nell'ex Maneggio Chiablese è stata inaugurata la nuova Aula Magna dell'Università degli Studi di Torino. Il resto del complesso, resta per ora in cerca di destinazione.


© RIPRODUZIONE RISERVATA