Città e Urbanistica

Genova, Pac apre il cantiere per lo scolmatore del Fereggiano

Jada C. Ferrero

L'opera, che nel suo picco massimo occuperà 100-150 addetti, consentirà di portare a compimento un'incompiuta: recupererà un tunnel di 900 metri costato miliardi di lire, realizzato (parzialmente) negli anni Novanta, e poi rimasto bloccato da un'indagine su presunte tangenti

Genova accelera sui lavori di messa in sicurezza del suo disastrato territorio, più volte alluvionato negli ultimi anni, e apre il cantiere di un'importante porzione di opere di mitigazione dal rischio idrogeologico: lo scolmatore del Fereggiano, il rio killer che fece sei vittime nel 2011, affluente dell'anche più critico Bisagno.
Mercoledì 8 aprile, con un paio di mesi di anticipo sulla scaletta che il Comune si era dato, è avvenuta la formale consegna lavori nei confronti della Pac spa, la ditta specializzata di Bolzano aggiudicataria dell'appalto integrato con cui è stato affidato questo primo stralcio funzionale di un primo lotto di interventi sul Fereggiano (in futuro coinvolti anche i rii Noce e Rovare), ovvero la parte "hard", che aveva un budget di 45 milioni. Presenti alla sigla, il presidente del consiglio di amministrazione Mario Parolini e il consigliere delegato Emilio Bianchi, futuro direttore tecnico.

L'intervento è finanziato per 25 milioni dal cosiddetto Piano Città, per 15 milioni dallo stesso Comune (con mutuo acceso ad hoc), per 5 milioni dalla Regione.
Nell'ambito del Piano Città, il programma nazionale lanciato nel 2012 che aveva raccolto oltre 400 progetti (in realtà proposte di contratti di valorizzazione urbana, una nuova formula), Genova era risultata seconda in Italia per mole del contributo assegnato, dopo la sola Lamezia, rientrante però fra le zone franche urbane (30 milioni). L'amministrazione comunale, convinta che "l'abbattimento del rischio alluvionale è senz'altro pre-condizione per la vivibilità urbana", come affermano il sindaco Marco Doria e l'assessore ai Lavori pubblici Gianni Crivello, si era sentita pienamente titolata a candidarsi al budget espressamente riservato alle riqualificazioni urbane. Facendo in effetti "strike" sul fronte risorse per il Fereggiano. D'altronde, all'incirca un genovese su sette vive in quartieri attestati su questo ampio bacino idrico.

Lo scorso agosto, espletati tutti i passaggi del caso, è stato infine indetto il bando, poi chiuso il 10 ottobre. Base d'asta, 39,4 milioni. Fra i sei concorrenti l'ha spuntata la Pac, che non solo ha offerto un ribasso del 15,47 per cento, ma è risultata prima anche come punteggio per la proposta tecnica.
Fra i profili migliorativi, la durata dei lavori: non già 5 anni, ma 1.110 giorni "naturali e consecutivi", pari a 3 anni e un mese. Il cantiere, che nel suo picco massimo occuperà 100-150 addetti, consentirà di portare a compimento un'incompiuta, nel senso che recupererà un tunnel di 900 metri costato miliardi di lire, realizzato (parzialmente) negli anni Novanta, e poi rimasto bloccato da un'indagine su presunte tangenti.
Il tunnel parte dal mare, sfocia infatti in corso Italia, il lido genovese presso la Fiera della Foce, dove Pac insedierà la zona operativa, scavando anche un canale di accesso al mare per smaltire parte dei detriti su bettoline. La galleria, compresa la parte già esistente, complessivamente salirà per 3.700 metri, fino a intercettare il rio. Dei 140 mila metri cubi di rocce da scavo previsti, metà servirà per ripascimenti degli arenili, metà per riempimenti a Vado Ligure (Savona), dove è in costruzione la piattaforma portuale Maersk.

Con questo primo stralcio lo scolmatore potrà far fronte a una portata di 111 metri cubi d'acqua al secondo, la stessa riscontrata dai periti nell'alluvione del 2011 (il piano di bacino del 2007 invece "pronosticava" una piena duecentennale di 87 metri cubi); con i successivi stralci, da definire in funzione di futuri finanziamenti, potrà gestire 160 metri cubi al secondo.
Sul progetto esecutivo, che dovrà essere consegnato in 60 giorni, è da qualche giorno al lavoro un raggruppamento temporaneo che ha come capofila lo studio Lombardi Ingegneria di Milano (insieme a Idrotec, Crew, e il geologo Aldo Battaglia): stanno adeguando il definitivo, che era stato redatto da un altro Rtp (mandataria Technital spa).

Genova rimane a questo punto alla finestra di "Italia Sicura". Fra stanziamenti del piano nazionale contro il dissesto idrogeologico e piano per la difesa del suolo delle aree metropolitane, è teoricamente beneficiaria di 379 milioni (circa il 40% del possibile totale nazionale). Il progetto di maggior calibro è lo scolmatore del Bisagno (165 milioni), mentre sul grande torrente cittadino sono da poco ripartiti i lavori del terzo lotto di copertura (95 milioni; progetto esecutivo atteso per giugno). In elenco, poi, una decina di interventi su altri rii urbani. "L'ordine di grandezza per mettere in sicurezza la città – ha ricordato ieri il sindaco Doria – è sui 400 milioni. Per il 2015, fra fondi di bilancio e mutui, faremo la nostra parte con oltre 100 milioni inseriti nel piano triennale delle opere pubbliche".


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