Città e Urbanistica

Il prezzario degli uffici per le mazzette edilizie - Parla un imprenditore

Ivan Cimarrusti

«Sono a conoscenza di attività illecite commesse da parte di imprenditori e tecnici degli Ispettorati edilizi di Municipi» di Roma Capitale. È un dipendente pubblico, Andrea Borsci, a disegnare un preoccupante quadro di corruzione «nel settore dell'edilizia privata romana». Un vero e proprio "prezzario" per rilasciare documentazioni amministrative utili a concludere le costruzioni senza troppi problemi.

Questo c'è nel secondo filone d'indagine della Procura della Repubblica capitolina, che su richiesta del sostituto procuratore Erminio Amelio ha ottenuto l'arresto in carcere per Giovanni Grillo. Ai domiciliari, invece, i tecnici del settore programmazione e attuazione urbanistica del IX Municipio Daniele Cacchioni Massimo Mazzucco, l'ispettore dello Spresal dell'Asl Roma E, Rita Del Brocco, e Franco Di Carlo. Obbligo di firma, infine, per gli imprenditori Federico Savo Sardaro, Antonio Serratore, Silvio Santamaria, Fabrizio Fontana, Bruno Alfonso Fattibene e Paolo Bacolini.

Nei loro confronti sono ipotizzati, a vario titolo, i reati di concorso in corruzione a dare o promettere utilità. L'inchiesta, che l'8 gennaio scorso portò a una prima ondata di arresti, ha subito un'ulteriore spinta propulsiva grazie alle ammissioni di alcuni arrestati. Un particolare lo racconta ai magistrati l'imprenditore Roberto Biagini, dominus della Edil Fe.Ma.Co srl e della Solidea srl. L'uomo, nel ricostruire le vicende legate a un cantiere in via Garlasco, afferma che «per questo cantiere ho pagato 5mila euro a Cacchioni. Il progetto l'ha fatto Sicari (Gianluca, ingegnere, ndr). Il progetto fu assegnato a Cacchioni. I rapporti con Cacchioni li teneva sempre Sicari che dopo aver incontrato Cacchioni è tornato in ufficio e mi ha detto "Robè è la stessa cosa", intendendo che Cacchioni gli aveva chiesto i soldi per il rilascio del progetto». Per un altro cantiere, in via Costanzo Gugliemi, spiega che «è stato seguito da Claudio Guidi», funzionario pubblico. Inoltre, anche in questa occasione, ci sarebbe stata la «figura di Cacchioni». Biagini spiega che «anche per lui ho dovuto "bussare con i piedi" nel senso che ho dovuto pagare per il ritiro della concessione. Io ho pagato a Cacchioni 5mila euro in contanti.

La richiesta dei soldi è stata fatta da Cacchioni a Sicari». Quest'ultimo, invece, ha affermato che il denaro pagato al funzionario sarebbe poi finito nelle tasche del dirigente, Rosci. «Io ho fatto la consegna del denaro al Cacchioni nel suo ufficio, ricordo che ha aperto le ante di un armadio in metallo dietro le quali ci siamo nascosti e gli ho consegnato i 4mila euro in contanti, ricordo che in quell'occasione Cacchioni mi disse che quella somma avrebbe dovuto darla al suo dirigente che era Rosci e che l'ulteriore somma che gli sarebbe stata data l'avrebbe trattenuta per sé». Sicari, dunque, parla di un vero e proprio "prezzario" a seconda del documento richiesto. Un listino della tangente che sarebbe stato creato nel Municipio di Roma Capitale finito sotto inchiesta. Tuttavia l'indagine conta altri indagati e presto potrebbe riservare nuove e più interessanti sorprese, a partire dal coinvolgimento di altri Municipi e della politica.


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