Città e Urbanistica

Corruzione negli uffici edilizia dei Munici di Roma, altri 11 agli arresti

E.T.

«Sistema di corruzione diffuso e preventivo», «i funzionari chiedevano soldi anche per quello che era lecito» - L'inchiesta nasce dalla denuncia di alcuni imprenditori delle costruzioni

Mazzette per concedere le autorizzazioni, mazzette per evitare i controlli, mazzette pure per firmare la dichiarazione di fine lavori. E anche un tariffario delle tangenti. Finiscono agli arresti altri cinque funzionari pubblici del Comune di Roma, coinvolti nell'inchiesta della Guardia di Finanza che all'inizio dell'anno ha portato in carcere diversi tecnici dei Municipi della capitale e che, soprattutto, sta facendo emergere un sistema di corruzione "diffusa e preventiva" nell'edilizia residenziale a Roma.

Sono 11 i provvedimenti emessi dal Gip Anna Maria Gavoni, che ha accolto le richieste del pm Erminio Amelio: in carcere è finto un tecnico del XIV Municipio, Giovanni Grillo mentre i domiciliari sono scattati per due funzionari del IX Dipartimento del Comune - quello che si occupa delle concessioni edilizie in tutta la capitale - e due ispettori dello Spresal, il servizio di prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro, Daniele Cacchioni e Massimo Mazzucco, Rita Del Brocco e Franco Di Carlo.
Per 6 imprenditori, infine, disposto l'obbligo di presentarsi all'autorità giudiziaria.
L'inchiesta nasce dalla denuncia di due imprenditori, stanchi di ricevere continue richieste di denaro.

I due funzionari arrestati si occupavano di istruire le pratiche edilizie tra le quali il permesso a costruire, l'approvazione delle varianti in corso d'opera e le concessioni edilizie in sanatoria. E dalle verifiche svolte dai finanzieri del Comando unità speciali è emerso che i costruttori, per avere la rapida approvazione dei progetti e non incorrere in lungaggini immotivate, erano
costretti a dire sì alle richieste di tangenti.

Richieste doppie, secondo gli investigatori, in quanto i tecnici avrebbero chiesto mazzette sia nella fase preliminare, vale a dire quando venivano presentati i progetti al Dipartimento per concedere le autorizzazioni, sia nella fase esecutiva quando i tecnici dell'ispettorato edilizio dei Municipi effettuavano i controlli nei cantieri per non rilevare gli abusi.
Un sistema che funzionava anche per quanto riguarda i controlli sulla sicurezza negli ambienti di lavoro effettuati dagli ispettori dell'Asl.

Nel corso dell'indagine è stato trovato anche una sorta di tariffario delle mazzette: per avere la documentazione di fine lavori servivano 10mila euro, 8mila per il rilascio di una variante (anche per opere abusive) e 6mila euro per il rilascio ed il ritiro della concessione per opere edilizie. Mille euro chiedevano invece gli ispettori della Spresal per non mettere a verbale le irregolarità riscontrate nei cantieri, ma si arrivava anche a parecchi soldi in più visto che un imprenditore avrebbe pagato al tecnico Giovanni Grillo una tangente da 12mila euro per non far rilevare gli abusi edilizi esistenti in un cantiere.

«La corruzione preventiva ha assunto forme preoccupanti, c'è un diffuso malaffare tanto che si chiedevano soldi anche per ciò che era lecito», dicono gli investigatori sottolineando che
l'inchiesta sta "salendo di livello" e non è certo arrivata alla conclusione.
Lo dimostrano le perquisizioni del 2 febbraio negli uffici del IX Dipartimento di Roma Capitale: gli uomini delle fiamme gialle hanno chiesto di acquisire la documentazione a partire dal 2010, dunque cinque anni fa.

«Da parte dell'Amministrazione capitolina e dal Dipartimento ci sarà la piena e totale collaborazione con la magistratura e le forze dell'ordine», sottolinea l'assessore alla Trasformazione urbana, Giovanni Caudo, sostenendo che l'obiettivo degli inquirenti «corrisponde pienamente» a quello della Giunta di Marino: «fare pulizia e chiarezza». Ma non solo: il Campidoglio punta a far si che la rotazione di tutti i dirigenti e i funzionari del Comune diventi una regola.


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