Città e Urbanistica

Stallo a Bagnoli, niente commissario a due mesi dallo Sblocca Italia - La fotogallery del degrado

Brunella Giugliano

Il Dl 133/2014 (convertito l'11 novembre) prevede un supercommissario e un soggetto gestore, e un piano di risanamento e recupero ma tutto è fermo - Nessun potere al Comune, De Magistris minaccia ricorsi

«Se riparte Bagnoli, riparte il Sud». Era il 14 agosto quando il Premier Matteo Renzi, in visita a Napoli, annunciava con queste parole il rilancio dell'area ex Italsider, uno spazio sconfinato di oltre 300 ettari a sud-ovest di Napoli la cui riqualificazione viaggia con 20 anni di ritardo. Da allora sono passati quasi sei mesi, ma di ripartenze non se ne sono viste. Al contrario, quello che rappresentò uno dei complessi industriali più importanti d'Italia continua a essere epicentro di vicende giudiziarie e di forti polemiche. I piani di riqualificazione sono fermi da tempo e le poche opere in dirittura d'arrivo restano cattedrali nel deserto tra abbandono e degrado.

Per superare l'impasse, lo stesso Premier Renzi ha deciso di dedicare a Bagnoli un intero articolo del decreto Sblocca Italia (Legge 11 novembre 2014, n. 164 ) , il numero 33 (il servizio ), (il tabellone, cerca l'articolo 33 ) che di fatto strappa l'area dalla competenza del Comune di Napoli trasferendola a Palazzo Chigi e che individua le strategie da mettere in campo per il suo risanamento. Azioni che avrebbe dovuto avviare e coordinare un Supercommissario straordinario affiancato da un soggetto attuatore, entrambi da nominare con provvedimento governativo. Peccato che a oggi del Commissario non ci sia neanche l'ombra e nemmeno si annunciano decisioni imminenti. Un paradosso se si considera il carattere d'urgenza del provvedimento legislativo emanato dal Governo.
A quanto pare non è facile trovare un professionista di spicco che sia disponibile a cimentarsi in una sfida su cui molti finora hanno fallito e per il cui compito non è previsto alcun compenso. Ciò che è certo è che un Commissario non avrebbe vita facile a Bagnoli per la complessa situazione in cui versa il sito.

LO STATO DEI LUOGHI
Da ottobre, infatti, gran parte dei suoli dell'ex acciaieria sono per l'ennesima volta sotto sequestro per violazione della normativa ambientale e da allora tutti gli aspetti legati alla bonifica (per cui negli anni sono stati spesi oltre 100 milioni) spettano al Governo ed in particolare a Maurizio Pernice, direttore generale del Ministero dell'Ambiente nominato custode giudiziario. L'intera area, inoltre, a maggio scorso è stata presa in carico da una curatela fallimentare a seguito della bancarotta di Bagnolifutura Spa, la società di trasformazione urbana del Comune di Napoli proprietaria dei suoli, che ha accumulato debiti per oltre 250 milioni di cui 60 verso Fintecna (la precedente proprietà mai completamente saldata per l'acquisto dei terreni). Il Commissario dovrebbe anche difendersi dagli attacchi del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, che ha già annunciato ricorsi e azioni giudiziarie per bloccare quanto previsto nella legge ed evitare che Palazzo San Giacomo sia espropriato dal ruolo istituzionale che gli compete. Insomma, un pasticcio all'italiana, che coinvolge Governo, Comune, magistratura, in guerra l'uno contro l'altro.

L'ARTICOLO 33 DELLO SBLOCCA ITALIA
La norma, in particolare, derogando alle varie legislazioni di settore, apre una vera e propria breccia nella riqualificazione dell'area industriale dismessa, con ampi poteri decisionali al Commissario e al soggetto attuatore, anche attraverso il coinvolgimento dei privati.
Essa prevede, innanzitutto, che i suoli dell'ex Italsider diventino di "rilevante interesse nazionale" passando così sotto l'egida del Governo. Per la riconversione dell'area, l'articolo 33 stabilisce la predisposizione di un programma di risanamento ambientale e di un documento strategico che dovranno individuare i lavori da fare per bonificare e mettere in sicurezza i terreni, gli indirizzi di riqualificazione urbana, la localizzazione e la realizzazione delle opere infrastrutturali. Tale programma dovrà essere elaborato dal soggetto attuatore con la supervisione del Commissario a cui, si legge nel testo, sono attribuiti compiti "di coordinamento e vigilanza sull'attuazione degli interventi infrastrutturali d'interesse statale con quelli privati".
E sarà proprio il piano di risanamento ambientale e di riqualificazione urbana la vera svolta per Bagnoli: esso dovrà contenere, recita il comma 8 dell'articolo 33, "una definizione dettagliata delle conseguenze urbanistiche degli interventi: mutamenti di destinazioni d'uso, premialità edificatorie, uso di modelli privatistici e consensuali". Il tutto corredato da uno studio di fattibilità e da un piano economico finanziario relativo alle opere da mettere in campo.
Il programma, quando pronto, sarà presentato al Commissario che a sua volta convocherà una Conferenza dei Servizi per acquisire gli atti di assenso. Solo in questa fase il Comune di Napoli sarà coinvolto. L'amministrazione partenopea, infatti, potrà trasmettere una propria proposta al soggetto attuatore, che dovrà esaminarla verificandone la sostenibilità, anche economico-finanziaria. In caso di mancato accordo (comma 13-ter) decide il Consiglio dei ministri, con la partecipazione del presidente della Regione Campania, «anche in deroga alle vigenti previsioni di legge»).
Una volta approvato, il documento sostituirà a pieno titolo tutte le autorizzazioni, i pareri e i nulla osta richiesti dalla legge e costituirà variante urbanistica automatica, prescrivendo l'urgenza e l'indifferibilità dei lavori.

Ma non è tutto. Il soggetto attuatore opererà come stazione appaltante per gli interventi di bonifica e di realizzazione delle opere. L'articolo 33 prevede, inoltre, tempi più rapidi per l'affidamento dei lavori. Nel testo, infatti, è scritto che "per le gare saranno dimezzati i termini ordinari del Codice appalti". Il soggetto attuatore acquisirà la proprietà delle aree e degli immobili di BagnoliFutura per un importo pari al prezzo di mercato riconosciuto dall'Agenzia del Demanio al momento del trasferimento. A questo scopo dovrà essere costituita una società per azioni, le cui quote, nella fase iniziale interamente detenute dal soggetto attuatore, potranno essere cedute ad altri soggetti, anche privati, che dovranno conferire nella società suoli e immobili.

I NODI DA SCIOGLIERE
Ma restano tanti gli aspetti irrisolti, che stanno allungando tempi e nomine. A cominciare dalla bonifica dei suoli: secondo il ministero dell'Ambiente e dell'Istituto superiore della Sanità è stata portata a termine, secondo i magistrati napoletani l'esatto contrario. E lo Sblocca Italia non indica come superare questo stallo.
Altra complicazione: come fare a trasferire le aree, oggi di proprietà della Bagnolifutura, al soggetto attuatore, senza incorrere negli strali della magistratura fallimentare e dei curatori che per legge non possono distrarre beni a tutela dei creditori.
C'è poi la perimetrazione del sito. Secondo lo Sblocca Italia, infatti, il raggio d'azione della nuova governance non riguarderà solo i terreni della Bagnolifutura (200 ettari) o quelli che rientrano nel Piano urbanistico attuativo (380 ettari), ma si estenderà all'intero sito di interesse nazionale (Sin) Bagnoli-Coroglio, perimetrato dal Ministero dell'Ambiente nel 2001e che equivale a mille ettari, cioè anche dove la necessità di risanamento è molto più lieve rispetto ai suoli su cui insisteva l'acciaieria. Un'eventuale modifica dovrebbe passare in Consiglio dei Ministri.

LE OPERE
Nel frattempo i cantieri aperti e in dirittura d'arrivo sono fermi e soggetti a degrado e raid vandalici. Parliamo della Porta del Parco, complesso multifunzionale ultramoderno in vetro e acciaio dedicato al tempo libero, costato in totale 46 milioni e mai collaudato. Il Parco dello sport, il polo sportivo di 24 ettari modulato in tre "crateri" all'interno dei quali sono ubicati gli impianti, è bloccato al 90% di realizzazione (mancano 5 milioni dei 37 totali stanziati). Sono terminati i lavori dell'Acquario Tematico per le tartarughe marine dal costo di 13 milioni. La struttura, mai inaugurata in attesa del completamento della strada di accesso, è stata oggetto di una vera e propria devastazione, con danni stimati in tre milioni. Il cantiere dei Napoli Studios di Bagnoli, la Cinecittà partenopea prevista nell'ex-Officina Meccanica, è fermo ad uno stadio di avanzamento del 20% per una spesa di 5 milioni.
Non è mai partita, invece, la realizzazione del Parco Urbano, il cuore pulsante dell'intera riqualificazione: un'area a verde di 120 ettari con specchi d'acqua, aree per attività ricreative all'aperto, un roseto per l'esposizione di circa 7000 specie e varietà di rose e da dotare di strutture di servizio che avrebbero dovuto ospitare attività di ricerca, gestionali, didattiche e ricettive. Per il primo lotto, dall'importo di circa 50 milioni, i lavori sono stati aggiudicati ad agosto 2012 al raggruppamento temporaneo d'imprese guidato da Lande Srl a cui è affidata anche la progettazione esecutiva degli interventi. Ma il relativo cantiere non è mai stato aperto.


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