Città e Urbanistica

Mazzette per non controllare gli abusi, 28 arresti a Roma tra Comune e privati

Ivan Cimarrusti

Coinvolti imprenditori e funzionari pubblici di due Municipi - A lavori in corso venivano realizzati interventi abusivi, che in accordo con funzionari corrotti non venivano poi controllati

Un «sistema» tangentizio per non rilevare abusi edilizi. Una nuova grana giudiziaria si abbatte sul Comune di Roma Capitale. In manette sono finite 28 persone, tra cui funzionari pubblici, imprenditori e professionisti accusati di corruzione e concussione. L'inchiesta è del procuratore aggiunto Francesco Caporale e del sostituto Erminio Amelio, che hanno svelato il supposto mercimonio dietro le pratiche di edilizia privata nei Municipi XII e XIV. A far luce sulla rete corruttiva è un dipendente comunale, Andrea Borsci, ascoltato dagli investigatori del Nucleo speciale Tutela mercati della Guardia di finanza, al comando del generale Gennaro Vecchione. L'uomo racconta che «è in uso nell'attività edilizia realizzare le opere previste dagli specifici progetti in parziale difformità dai progetti stessi; specificamente, ed è cosa più usuale, soprattutto in presenza di edifici composti da unità immobiliari su più livelli, di cui due normalmente non residenziali, quali lavatoi, cantine, soffitte e simili, trasformarli in ambienti a destinazione d'uso residenziale, quali bagni, angoli cottura, camere e simili».
Spiega che «i cantieri dovrebbero essere, per norma, soggetti a controllo durante il loro itinere, dai tecnici municipali» ma questo non avveniva. Anzi: gli imprenditori comunicavano «agli stessi tecnici» l'intenzione di «realizzare le opere in difformità dal progetto. In altri casi è il tecnico municipale (…) che contatta egli stesso l'imprenditore suggerendo o proponendo l'abuso quale opportunità garantita dalla loro copertura».

Dietro tutto ci sarebbero state delle dazioni di denaro. Un caso è illustrato negli atti, ed è legato a una pratica di Massimo Perifano, ex Pd passato con Gianni Alemanno alle scorse elezioni. La vicenda riguarda un presunto ruolo del dirigente responsabile della Uot del XIX Municipio, Antonio Adamo, e il responsabile dell'Ufficio reti fognarie Maurizio Paiella. «Massimo Perifano, candidato alle elezioni comunali di Roma, collegato alla cooperativa Nova Casa e al consorzio Clc, chiama Benni Bruna, in quanto ha bisogno di un "fine lavori" per un fabbricato che si trova nella zona Torresina, necessario per sbloccare l'erogazione di mutui. Il fabbricato non ha ancora gli allacci in fogna per cui la Benni può rilasciare solo un fine lavori "parziale", mentre è necessario l'intervento di Adamo per il fine lavori "totale".
La situazione irrita fortemente Perifano, il quale dice alla Benni che chiederà al Sindaco (Gianni Alemanno, ndr) di sollevare dall'incarico il dirigente Adamo». Perifano - è annotato - aggiunge che Adamo e Paiella «dietro compenso di 1.500 euro cadauno...se li sono venduti a persone diverse da noi…120 mila euro si so presi de sordi, capito…Fra tutti e due...mo, vado alla Procura della Repubblica e farò denunce di queste cose…Paiella e Adamo, tutti e due mo m'hanno stufato. Bloccherò i lavori, l'indagine, metto sotto accusa tutto il Municipio ...».


© RIPRODUZIONE RISERVATA