Città e Urbanistica

Decreto Ilva, le incognite sul piano ambientale e i rilancio urbano di Taranto

Massimiliano Scagliarini

Interventi dell'Aia da realizzare solo all'80%, sul resto si rinvia - Previsto un Contratto di sviluppo per la riqualificazione e il rilancio della città, Renzi parla di 800 milioni ma per ora non ci sono

Da un lato la bonifica e la messa a norma dello stabilimento siderurgico, dall'altro gli interventi per la città di Taranto, sia dal punto di vista urbanistico che per la re-industrializzazione. Con la la pubblicazione in Gazzetta (è il decreto legge n. 1 del 5 gennaio , entrato in vigore lo stesso giorno) è scattata la fase operativa per il salvataggio dell'Ilva: il decreto che Renzi ha annunciato alla vigilia di Natale traccia il perimetro degli interventi (anche sul fronte societario), ma i tempi restano lunghi e le incertezze non mancano.
Si tratta in buona sostanza di dare attuazione alle 94 prescrizioni dell'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) di marzo, ovvero gli interventi necessari ad adeguare l'Ilva alle norme ambientali: dalla copertura dei parchi minerari a quella dei nastri trasportatori, dall'installazione dei sistemi di controllo automatico delle emissioni alla bonifica dei terreni fino alla realizzazione di due nuove discariche. Nessuno è in grado di dire quanto costino gli interventi Aia (in sede giudiziaria era circolata una valutazione di 10 miliardi di euro) ma in gran parte si tratta di lavori ad altissima specializzazione che l'azienda siderurgica dovrà affidare all'esterno. In più, il decreto Renzi ha varato il Contratto di sviluppo per Taranto (che mira a riqualificare la città e va riempito di contenuti) ed ha previsto una corsia accelerata sia per gli interventi portuali che per la riqualificazione della città vecchia. Restano da trovare le risorse.

I LAVORI PREVISTI DALL'AIA E LE RISORSE
Renzi aveva infatti parlato di 2 miliardi di euro, soldi che non ci sono. Non è un caso se ora si parla di un decreto Ilva-quater che, entro aprile, dovrà individuare le fonti di finanziamento per i lavori al siderurgico. Lavori che, è bene chiarirlo, spettano all'azienda pur se commissariata e di fatto in mano allo Stato. Ma se lo stabilimento verrà venduto, e se gli acquirenti vorranno dargli un ruolo diverso da quello attuale, alcune delle 94 prescrizioni diventeranno inutili, perché sono state dettate nella prospettiva che l'attività siderurgica rimanga con le caratteristiche attuali e gli altiforni a pieno regime. E i contenuti del decreto dell'Epifania vanno letti anche in questa ottica.

A finanziare gran parte degli interventi di ambientalizzazione previsti dall'Aia dovrebbero infatti essere gli 1,2 miliardi sequestrati dalla Procura di Milano alla famiglia Riva. Ma quei soldi non sono disponibili, sia perché manca il provvedimento definitivo di confisca, sia perché materialmente il denaro dovrebbe essere in Svizzera. L'Ilva può oggi contare su circa 486 milioni, quasi tutti già nelle sue casse: il grosso sono i 250 milioni di prestito ponte erogati dalle banche, grazie al decreto si sbloccano invece 150 milioni che Fintecna erogherà (li ha già in bilancio) a titolo di transazione per una vecchia vertenza di quando lo stabilimento era dell'Iri.

E tuttavia il decreto ha reso meno cogenti le 94 prescrizioni dell'AIA di marzo, stabilendo una sorta di mini sanatoria: l'obbligo di messa a norma verrà considerato assolto se l'azienda dimostrerà di aver realizzato almeno l'80% degli interventi originariamente previsti entro il 31 luglio 2015. Il governo, con un «apposito decreto», fisserà il termine ultimo per tutte le altre prescrizioni.
Ilva può insomma limitarsi ad adempiere a una piccola parte delle prescrizioni, ma non è chiaro a quali. Anche perché a maggio un altro decreto aveva già dilatato i termini: il nuovo sistema di trattamento delle scorie, per esempio, era già slittato ad agosto 2016, e lo stesso la copertura del 45% dei nastri trasportatori, quindi sono entrambe fuori da quell'80%. E lo è anche l'intervento più importante, la copertura dei parchi minerari che da sola vale non meno di 2 miliardi e che prevede la realizzazione dell'edificio più grande d'Europa.

SUPER-POTERI AL COMMISSARIO
All'amministrazione straordinaria vengono però dati poteri straordinari a spetto amplissimo. Anche l'esplicità immunità dei commissari sul piano penale: se viene rispettato il parametro dell'80%, il gip di Taranto non potrà più disporre sequestri e fermo impianti sulla base del mancato adeguamento all'Aia. Ma è stata sterilizzata anche la Regione Puglia, che aveva introdotto per legge la valutazione del danno sanitario collegandola agli interventi di ambientalizzazione: il decreto spezza questo rapporto, cosicché i commissari sceglieranno liberamente quali interventi effettuare e quando.
Anche dal punto di vista operativo, il decreto ha messo in campo poteri straordinari sul modello di quelli previsti per la Protezione civile. I commissari non avranno bisogno di autorizzazioni comunali per gli interventi di ambientalizzazione (i progetti «costituiscono varianti ai piani urbanistici»), e tutti i pareri dovranno essere resi entro massimo 40 giorni con il meccanismo del silenzio assenso: il piano di tutela ambientale previsto dal decreto salva-Ilva del 2013 può essere adottato entro 15 giorni dalla presentazione dei progetti.

IL CONTRATTO DI SVILUPPO URBANO
L'altro capitolo riguarda gli interventi sulla città. Anche qui, il nodo sono le risorse. Il Contratto di sviluppo per Taranto (Cis, articoli 5 e 6 ), che dovrà occuparsi ad ampio spettro di rivedere il futuro industriale della città, ridisegnandone lo sviluppo industriale di Taranto: il Cis sostituisce il tavolo ministeriale sull'Ilva, ed avrà come braccio operativo il commissario alle bonifiche Angelo Pini che dovrà predisporre il programma degli interventi «a breve e lungo termine», da realizzare con procedure commissariali. Il premiere Renzi ha parlato di 800 milioni di euro per la riqualificazione di Taranto, ma in realtà i soldi non ci sono ancora.
Dovranno essere reperiti tra gli ex-Fas (circa 80 milioni) ma soprattutto sulle risorse Fsc 2014-2020, da cui Renzi ha promesso di trarre 375 milioni.
Gli interventi sul porto di Taranto – si tratta di opere già previste e finanziate sul Pon trasporti – godranno invece delle procedure accelerate legate al commissariamento, con l'obiettivo di azzerare le problematiche urbanistiche. Infine l'intervento straordinario sulla città vecchia di Taranto, per il quale il governo ha previsto di riaprire il Piano nazionale delle città (il progetto presentato dal Comune dovrà essere modificato per inserire anche il centro storico).
Nell'ambito del programma di valorizzazione dell'Arsenale dovrebbe invece nascere il progetto per riqualificare il fronte mare di Taranto: l'idea di base è che le aree non più funzionali agli interessi della Marina verranno restituite alla città, creando un nuovo pezzo di lungomare da destinare a fini turistici. Per l'attuazione è stata prevista una corsia accelerata che salta pareri e varianti urbanistiche. In questo caso la predisposizione del progetto spettera al ministero dei Beni culturali, sentiti il Comune e la Regione, poi il Cipe sarà chiamato a finanziarlo sui fondi Fsc.


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