Città e Urbanistica

Nessuna offerta per il dopo-Expo, futuro dell'area da rivedere

Massimiliano Carbonaro

Asta deserta: la base d'asta era 315 milioni, per acquisire nel 2016 il milione di mq del terreno dell'esposizione - Previsti 480mila mq di Slp e un parco urbano da 440mila mq di St

Bando deserto, un'area da ripensare, l'Expo alle porte e l'assenza di un piano alternativo, un prezzo a base d'asta (315 milioni di euro) considerato troppo alto, ma soprattutto la pressione degli istituti di credito: è difficile pensare che potesse andare peggio ma questo è lo scenario che si è aperto quando il 15 novembre alle 12,00 è stato ufficializzato che nella gara per l'alienazione dell'area dove si svolgerà l'Esposizione internazionale non è stata presentata nessun offerta.
Rispedito al mittente il bando (lanciato il 19 agosto scorso) con cui si voleva dare certezza all'area dove si sta allestendo il complesso espositivo dell'Expo che verrà inaugurato il primo maggio del 2015.
In gioco una maxi trasformazione urbanistica da un milione di mq di un comparto posto all'estremo limite Nord Ovest del territorio comunale di Milano, ma che ricade per un lembo anche sul Comune di Rho.

L'area Expo è contigua alla struttura fieristica di Milano presso Rho-Pero e adiacente alla trasformazione urbanistica in corso di Cascina Merlata dedicata in gran parte all'housing sociale. Già indicata nel bando anche la destinazione urbanistica di gran parte della superficie a disposizione: la riqualificazione proposta prevedeva un parco pluritematico di almeno 440mila mq e un mix di destinazioni urbanistiche per un massimo di slp di 480mila mq. La società proprietaria dell'intero complesso, Arexpo – una spa controllata per il 34,67% con quote pari da Regione Lombardia e Comune di Milano, più con il 27,66% Fiera Milano, con il 2% Provincia di Milano e con il 1% il Comune di Rho – aveva posto come base d'asta 315.426.000 euro fissati in seguito ad una valutazione dell'Agenzia delle Entrate più un corrispettivo di altri 25 milioni come contributo per la società Expo.

A rendere il valore dell'area così cospicuo il fatto che in vista della kermesse internazionale dell'anno prossimo è stata super infrastrutturata visto che si concentrano su di lei la metropolitana M1, il passante ferroviario, l'alta velocità, il potenziamento autostradale e tutti gli interventi collegati anche indirettamente ma rivolti a migliorare l'accesso all'Expo. La proposta che doveva essere presentata doveva riguardare l'intera area, anche mettendo insieme più soggetti interessati in un'Ati e non un solo operatore: restavano escluse dal bando la Cascina Triulza (preesistente all'Expo e ristrutturata in vista della manifestazione) perché alla fine della Esposizione andrà al Comune di Milano per ospitare iniziative legate al Terzo settore; e Palazzo Italia (in corso di realizzazione), che rimane di Arexpo e la cui sorte è distinta dall'area e su cui c'erano diverse trattative in corso.

Altro elemento che può aver allontanato gli acquirenti è legato alle tempistiche con cui si arriva ad entrare in possesso dell'area visto che fino al 31 luglio del 2016 sono previste attività di smantellamento dei padiglioni ed entro il 31 dicembre dello stesso anno è fissata l'approvazione dello strumento urbanistico che sovrintende l'intera riqualificazione.
Finiscono così nel vuoto le varie manifestazioni di interesse non vincolati che avevano fatto entusiasmare Arexpo e gli enti pubblici a lei collegata, in particolare con l'ipotesi di una cittadella per lo sport e il nuovo stadio del Milan. Mentre diventa problematico il rapporto con gli istituti di credito che avevano messo sul tavolo le risorse perché l'intero comparto diventasse di proprietà pubblica.

Alla luce degli avvenimenti, appare imprudente non aver previsto un piano B, un'exit strategy, di cui alla presentazione del bando Arexpo, ad agosto, aveva ammesso l'assenza il presidente della società proprietaria dell'area, Luciano Pilotti. Lo stesso spiega adesso che «ora i soci dovranno prendere una decisione condivisa su come procedere e sugli orientamenti da assumere».

Il Cda ha chiesto la convocazione di un'assemblea in tempi brevi ma non sarà una questione di giorni. Anche per il dopo Expo «si può fare un lavoro di squadra» secondo il ministro Maurizio Martina, che ha la delega a Expo. Nel commentare l'asta andata deserta, Martina, ha ricordato che il Governo non fa parte di Arexpo: «Toccherà a chi di dovere sviluppare il ragionamento - ha aggiunto - si dovrebbe ragionare mantenendo salda l'attenzione sui contenuti dell'esposizione concentrandosi su innovazione e ricerca. Lo dico - ha concluso - con spirito positivo. Mettiamoci a ragionare insieme».

A questo punto però le alternative non sono tantissime, di sicuro non si può prorogare un bando scaduto, al massimo lo si può rilanciare, ma se si mantengono le stesse condizioni economiche e di slp difficilmente gli operatori immobiliari si faranno avanti. Senza contare che i vincoli sono numerosi: dalle tempistiche, alle strutture che non sono comprese nell'alienazione pur trovandosi all'interno dell'area in discussione.


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