Città e Urbanistica

Dalle caserme ai cinema, le aree dismesse di Milano rinascono con gli studenti

Massimiliano Carbonaro

Progetto didattico e mostra sponsorizzata dal Comune per immaginare un piano di sviluppo delle aree dismesse

Ri-Formare Milano, una sperimentazione rivolta a rigenerare gli edifici e le aree abbandonate di Milano è un progetto didattico che ha visto impegnata la Scuola di Architettura e Società del Politecnico di Milano e il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani ma sostenuto dall'assessorato all'urbanistica meneghino. L'esperienza potrebbe tradursi in qualcosa di più di un'esperienza formativa.

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Il progetto Ri-formare Milano si è calato nella città grazie alla collaborazione dell'assessorato all'Urbanistica meneghino che ha segnalato vari casi di aree ed edifici di proprietà pubblica e privata, di diversa dimensione, consistenza, tipologia, di recente censiti perché versano in condizioni di degrado e che sono rappresentativi dei fenomeni di dismissione, sottoutilizzo, abbandono che interessano il tessuto urbano milanese. Gli studenti quindi hanno lavorato su una decina di ambiti, da Porto di Mare alla Caserma Rubattino. Gli studenti hanno esplorato situazioni urbane diverse, dalla zona semicentrale consolidata alla periferia orientale dove la dismissione industriale, le infrastrutture e i progetti incompleti determinano situazioni di vuoti urbani e di degrado che limitano la vivibilità di questi ambiti impegnandosi nel progettarne il recupero.

La logica comune è stata di pensare a questi contesti degradati come risorse per attivare processi di trasformazione urbana incentrati sulla rigenerazione, sul recupero, sul riuso del tessuto esistente. Si tratta di un lavoro che potrebbe superare l'ambito didattico per acquistare maggiore concretezza. «Il lavoro fatto dagli studenti - ha dichiarato la vicesindaco con delega all'Urbanistica e Edilizia privata Ada Lucia De Cesaris - è straordinario. Dimostra quante possibilità e quante energie ci sono a Milano per poter dare nuova vita agli spazi e agli edifici degradati della nostra città. Recuperare il patrimonio esistente è oggi la sfida più grande per ogni grande città. Invieremo questi progetti ai proprietari di immobili e aree abbandonate. La speranza è che così possano capire a quali opportunità, anche economiche, si stanno sottraendo. Alla fine del percorso didattico - ha detto la vicesindaco - intendo presentare alcuni di questi progetti anche nelle sedi istituzionali, come, per esempio, la commissione Urbanistica». Alla fine del lavoro una mostra realizzata presso il Politecnico di Milano (in via Ampere 2), curata da Barbara Coppetti, con Martina Sogni e Giulia Setti, presenta i progetti.

Porto di Mare
Il comparto di Porto di mare è molto articolato è ha visto elaborati tre progetti. Il primo è Three shades of green il cui obiettivo è di creare un continuum visivo tra il tessuto urbano consolidato, il parco e le aree agricole circostanti. Uno studio attento dell'area ha portato alla definizione di un nuovo limite urbano, un confine, che lascia spazio ad un nuovo sistema di verde, volto a creare un dialogo con la natura del Parco Sud. Il progetto propone una suddivisione dell'area in tre parchi, diversi per servizi e funzioni, che lasciano spazio ad una graduale trasformazione del verde: dal disegno regolare del parco attrezzato, si passa a quello più libero del parco semi-attrezzato, per giungere poi a quello naturale e agricolo. Gli altri due progetti legati a questo ambito si chiamano Around MI/E e Plug In. Il primo prova ad individuare nuovi punti di interesse dai luoghi espositivi a piazze di ritrovo e ristori, più aree produttive e un ambito residenziale. Fondamentale all'interno dell'intera area l'attenzione all'accessibilità veicolare e ciclopedonale. Il terzo progetto ripensa a questo ambito, dove un tempo c'era una discarica, in termini storici per avere il minimo impatto ambientale e per essere autosufficiente dal punto di vista energetico, grazie allo sfruttamento di fonti pulite e rinnovabili. L'ex discarica si trasforma da luogo degradato e insalubre, a fonte di energia pulita.

Caserma Rubattino
Il progetto è stato chiamato Urban Grafts e prevede il riuso della caserma Rubattino facendo dialogare questa storica struttura con il resto del territorio. La strategia prevede di affiancare attività tipiche della scala urbana (commercio, sale espositive, auditorium, biblioteca e spazi di coworking) a quelle di scala più locale (residenza, centro civico ed asilo). Dal punto di vista dell'impianto insediativo la Caserma si trasforma quindi da grande spazio introverso a spazio permeabile e trasparente per ospitare queste attività. Si svuota quasi completamente una delle sue campate centrali per garantire un percorso in direzione longitudinale, che funziona come collante tra i diversi ambiti e la caserma viene agganciata ad un sistema di 3 edifici a C che lavorano con essa formando un sistema di corti ospitanti la residenza.

Corso XXII marzo
Su questo ambito sono stati pensati tre progetti, il primo Doppia città / Città doppia declina il rapporto tra gli spazi ancora vuoti dell'area e il tessuto consolidato . Il secondo progetto dal tiolo Krisis pone l'accento sul dare valore al sistema degli spazi pubblici. Il progetto è composto da due edifici in linea, che si relazionano l'esistente, e da un cubo centrale nel quale si trovano sia spazi per l'abitare che funzioni pubbliche. Il terzo progetto, Muro come diaframma, affronta il tema dell'angolo urbano che si affaccia su di un ampio spazio pubblico. L'intervento si compone di tre volumi: il cubo posto sull'angolo, un volume che si pone in continuità con la cortina edilizia esistente ed un basamento pubblico che collega la componente residenziale con quella urbana.

Cinema Maestoso
L'area del Cinema Maestoso ha suggerito il progetto Activecinema che prova a immaginare il cinema del futuro con due edifici distinti distinguibili e indipendenti. Nel nucleo principale sono posizionate due sale, rispettivamente da 286 e 236 posti a sedere con una zona di accoglienza, bar e caffetteria, e book-shop. Per quanto riguarda il secondo edificio, esso si sviluppa su 5 piani: al piano terra zona accoglienza e caffetteria, mentre ai restanti 4 livelli superiori 8 sale la cui capienza è di un massimo di 14 persone per una visione inedita delle pellicole: il fruitore potrà prenotare l'intera sala o condividerla con altre persone per film on demand. Queste sale possono essere adibite anche a sale conferenze e esposizioni culturali e, grazie al fatto che i due edifici sono indipendenti, la struttura che le ospita potrà rimanere aperta anche negli orari in cui le due sale di capienza maggiore non richiamino particolare affluenza.

Case Bianche - Zama Salomone
Sull'area Zama Salomone è stato pensato un progetto di housing sociale dal nome Trecchousing. Rimangono fondamentali Le Case bianche che rappresentano un Landmark dell'area e che mantengono la struttura originaria. È prevista la realizzazione di ponte che aiuti nella creazione di uno spazio verde unitario e facilmente fruibile dagli abitanti del quartiere e si è pensato al rivestimento dell'edificio


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