Città e Urbanistica

Enea: nelle città italiane consumi fino al 60% oltre la media Ue

Alessia Tripodi

Presentato il rapporto Enea sulla Green economy 2013: in 12 anni interventi di efficientamento solo nel 20% degli edifici, cementificazione cresce di 343 mq l'anno per abitante

Città italiane motore dello sviluppo ecosostenibile e dell'innovazione, ma solo se riusciranno a tagliare i consumi energetici che oggi superano del 30-60% la media europea. Questo il «messaggio» che arriva dai risultati del rapporto sulla Green economy 2013 «Un green new deal per l'Italia», presentato oggi a Roma e realizzato dall'Enea insieme con la Fondazione sviluppo sostenibile. Secondo i dati, il green new deal potrebbe trovare proprio nei centri urbani - dove vive il 68% della popolazione italiana - il suo motore più potente, coinvolgendo decisori politici, imprenditori locali, cittadini e comunità scientifica, ma per attivare questo processo è necessario intervenire sulle emissioni nocive, sui livelli di efficienza energetica, sul ciclo dei rifiuti e sulla mobilità, che mostrano performance ancora lontane dagli standard Ue.

Gli edifici italiani sono troppo «energivori» e tutti gli interventi di efficientamento realizzati finora, dice il rapporto, si devono al bonus fiscale del 65%: in particolare, i dati svelano che solo il 20% del patrimonio edilizio è stato ristrutturato nei 12 anni di attività degli incentivi (di cui solo il 30% dedicato all'efficienza energetica). Nelle città, poi, si produce il 75% dei rifiuti, molti dei quali potrebbero essere riutilizzati e reintrodotti sul mercato (elettrodomestici o apparecchiature elettriche) e la grande «concentrazione abitativa» accresce i problemi ambientali, prima fra tutte «l'inarrestabile cementificazione - dice il rapporto - con insediamenti distribuiti in modo frammentato e disordinato sul territorio e che continua ad occupare aree libere al ritmo di 343 metri quadrati l'anno per ciascun italiano». «Una formidabile spinta può venire da una nuova pianificazione urbana, che faccia dell'eco-innovazione tecnologica il fulcro della trasformazione delle nostre città per offrire una migliore qualità delle vita ai cittadini e un utilizzo più sostenibile delle risorse - ha detto Giovanni Lelli, commissario Enea, spiegando che «si tratta di un'opportunità per la nostra industria nazionale che porterà vantaggi e competitività». Una convinzione condivisa da Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo sostenibile, secondo il quale in tempi di recessione «investire per innovare e convertire processi e prodotti in chiave green è una strada per lo sviluppo».

Ma oltre alle inefficienze e ai consumi energetici ancora elevati, nelle città italiane non mancano le best practice. Il rapporto - che si avvale, tra l'altro, della prefazione di Simon Upton, direttore del dipartimento Ambiente dell'Ocse - ricorda infatti le le iniziative portate avanti dal cosiddetto «Patto dei sindaci» che coinvolge 2.481comuni italiani e che ha realizzato una diagnosi a tappeto dei consumi energetici e delle emissioni di Co2 a livello locali, formando 2mila esperti del settore. I comuni aderenti al Patto hanno già avviato iniziative per la sostenibilità e il risparmio, come il rifacimento dell'illuminazione pubblica a Led e le certificazioni energetiche: tra i progetti più innovativi spicca quello dei condomini intelligenti in provincia di Genova, nati per abbattere i consumi e aumentare la quota di energia prodotta da fonti non rinnovabili.


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