Città e Urbanistica

Scuole, 13% di consumi in meno se si punta sulla riqualificazione energetica

Alessandro Arona

Proposta Ance-Architetti-Legambiente: no a distribuzioni a pioggia per il piano Renzi di edilizia scolastica, sì invece a tre incentivi permanenti per anti-sismica e riduzione consumi

Lanciare subito un grande piano di edilizia scolastica, come annunciato dal premier Matteo Renzi, non solo per ammodernare le scuole e dare un po' di ossigeno "keynesiano" al settore delle costruzioni, ma anche per migliorare le prestazioni energetiche degli edifici destinati all'educazione, e dunque ridurre stabilmente la spesa per le bollette degli enti pubblici (169 milioni di euro all'anno investendo 3,6 miliardi).
La proposta è venuta oggi a Roma dal Forum Ri.U.So., il consolidato sodalizio tra Ance (associazione dei costruttori), Consiglio nazionale degli architetti (Cna-Ppc) e Legambiente. In sostanza – spiegano – nel lanciare un grande piano di edilizia scolastica dobbiamo evitare di distribuire fondi a pioggia con la logica del click-day (chi prima arriva ottiene i fondi, come avvenuto per il Piano dei 6mila Campanili 2013) e al contrario fissare degli obiettivi prestazionali per ottenere i fondi (il miglioramento sismico, oltre al raggiunguimento almeno della Classe B di consumi).
Questo servirebbe intanto ad adempiere a quanto prescritto dalla direttiva europea 2012/27 sull'efficienza energetica (che l'Italia non ha neppure recepito), che impone di inviare alla Commissione di Bruxelles entro il 30 aprile prossimo il Piano strategico plurienale per il risparmio energetico su edifici pubblici e privati.
E servirebbe, come si diceva, a risparmiare. Secondo i dati raccolti dal Cresme nello studio per il Forum Ri.U.So., in Italia si spendono per consumi termici ed elettrici 644 milioni di euro per i 13.700 edifici direzionali pubblici, 1,3 miliardi di euro per i 52mila plessi scolastici, 45,2 miliardi per gli 11,824 milioni di edifici residenziali. In tutto oltre 47 miliardi di euro, una cifra consistente, dovuta al fatto che hanno un'eta superiore ai 40 anni il 70,5% degli edifici direzionali pubblici, il 63% delle scuole e il 61% delle case.
Su questa spesa, questo il senso della proposta, si può e si deve incidere, incentivando solo gli interventi che migliorino le prestazioni energetiche. Il Cresme stima che investendo nelle scuole più "energivore", cioè con i maggiori consumi, si debbano spendere 3,6 miliardi di euro (il premier Renzi ha parlato di un programma straordinario di «qualche miliardo di euro», da avviare con una lettera a sindaci e Province per sollecitarli alle proposte, e poi da realizzare dal 15 giugno al 15 settembre prossimi). E che in questo modo si possano far scendere i consumi da 351 a 181 milioni di euro l'anno, 169 milioni in meno (-48%). Su tutte le scuole il 13% in meno di consumi.
I 3,6 miliardi di euro di spesa si ripagherebbero da soli, grazie ai risparmi in bolletta, in 21 anni, riducibili a 7,4 con una incentivazione pubblica statale paragonabile all'attuale 65%.
Le proposte del Forum Ri.U.So., da inserire nel piano da inviare a Bruxelles entro aprile, sono tre: 1) escludere dal patto di stabilità gli interventi di riqualificazione energetica e antisismica del patrimonio edilizio pubblico (non solo di edilizia scolastica), finanziati dalle Regioni e dagli Enti Locali; 2) istituire un fondo nazionale di garanzia presso la Cassa depositi e prestiti per favorire l'accesso al credito da parte degli Enti Locali, dei proprietari di abitazioni, dei condomini e locali ad uso commerciale che intendano investire nella riqualificazione energetica e antisismica; 3) snellire le procedure e introdurre incentivi per consentire di realizzare questi interventi sui condomini, ossia proprio dove vivono oltre 20 milioni di italiani. Tutte proposte che spingono in avanti innovazione e qualità degli interventi perché legate a precisi obiettivi energetici da certificare (riduzione di almeno il 50% dei consumi per il riscaldamento delle famiglie, miglioramento antisismico degli edifici).


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