Città e Urbanistica

La Capitale a secco di risorse per i lavori pubblici, cresce solo il mega-debito

Giulia Del Re e Paola Pierotti

L'ultimo trasferimento, di 595 milioni, risale al 2007, poi i rubinetti statali si sono chiusi. Nel frattempo il debito del Campidoglio è andato crescendo: era di 12 miliardi di euro nel 2009, ma la cifra oggi è superiore, come denuncia il sindaco Ignazio Marino

Un po' l'inerzia degli amministratori, che negli anni non hanno saputo fare le adeguate pressioni né spendere le sia pur poche risorse che lo Stato ha assegnato a Roma in virtù del suo status di Capitale. Un po' la crisi economica, che negli anni ha ridotto in maniera costante le risorse a disposizione degli enti locali, Roma compresa. Un po' le divisioni politiche che hanno visto l'erogazione di finanziamenti quando il colore partitico del Governo e del Campidoglio era lo stesso e che, con la stessa logica, hanno provocato la revoca di risorse già pattuite con la scusa di sopraggiunte impossibilità finanziarie.

Così, in meno di 10 anni, Roma Capitale - riconosciuta tale da una lunga sfilza di decreti e leggi dello Stato, non ultima il Federalismo fiscale del 2009 - è rimasta sempre più a secco di risorse. E a rimetterci, in uno scenario di città sempre meno europea e sempre più visibilmente abbandonata a se stessa, è proprio la realizzazione di quelle infrastrutture che, secondo un coro di voci bypartisan, avrebbero dovuto celebrare il progresso della Capitale d'Italia nel mondo. Quelle infrastrutture, invece, per ora restano un sogno nel cassetto degli amministratori capitolini.

Le immaginò il sindaco Francesco Rutelli già alla fine degli anni '90, furono cavallo di battaglia con il suo successore Walter Veltroni e continuarono a essere annunciate come progetti di imminente realizzazione anche con l'ex sindaco Gianni Alemanno. Tutti, però, uno dopo l'altro, hanno dovuto fare i conti con una cassa pressoché vuota, con un debito di bilancio sempre più galoppante, con progetti che negli anni hanno subito pesanti variazioni: basti pensare alla futuristica Città dello sport di Santiago Calatrava pensata per le Olimpiadi di nuoto del 2009, poi rinviata alla corsa alle Olimpiadi 2020 – stoppata dall'ex Governo Monti – e infine ridotta ad un rudere che forse sarà trasformato in serra, perdendo definitivamente la sua vocazione sportiva. Ma la Città dello sport non è che una goccia nel mare dei progetti capitolini che attendono di passare dalle parole ai fatti. Proprio ieri la commissione comunale per Roma Capitale ha lanciato l'allarme sulla mancanza di fondi per le infrastrutture e ha presentato la lista dello "spoon river" dei progetti dimenticati. Dal 2007, ha denunciato il presidente della commissione Gianni Paris (Pd), «lo Stato ha smesso di erogare fondi specifici a favore della Capitale previsti dalla legge 396 del 15 dicembre 1990, che sostiene la necessità di interventi dedicati, prevedendo stanziamenti annuali per la realizzazione delle grandi opere necessarie alla Capitale d'Italia». Dal 1990 al 2007 sono stati erogati alla Capitale 1,154 miliardi di euro. L'ultimo finanziamento, di 595 milioni, risale al 2007.

Da allora, la cassa è stata chiusa e parallelamente il Governo ha diminuito in maniera progressiva i trasferimenti annuali agli enti locali. Nel frattempo il debito del Campidoglio è andato crescendo: la Corte dei conti lo ha quantificato in oltre 12 miliardi di euro nel 2009, ma la cifra è aumentata negli ultimi anni, come ha denunciato lo stesso sindaco Ignazio Marino. Sempre nel 2009, Alemanno ottenne dal Governo Berlusconi la promessa di 500 milioni l'anno in più per Roma: risorse che servivano per abbattere il debito senza pesare sulla gestione ordinaria, che venne appositamente separata da quella "commissariale", incaricata di gestire i debiti. Quei soldi sono arrivati per il primo anno, poi era stata proposta una "permuta" con le caserme statale e poi il Governo Monti con il decreto Salva Italia del 2011 ci mise una pietra sopra. Ecco perchè la Capitale piange miseria e la commissione Roma capitale elenca le opere "mancate": il nuovo Ponte della Scienza (206 milioni), il Passante Nord-Est (328 milioni), il prolungamento del Passante Nord- Ovest (324milioni) il sottopasso dell'Appia Antica (400 milioni), l'unificazione di via Ostiense con via del Mare (100 milioni); la chiusura dell'Anello ferroviario (840 milioni), lo snodo del Pigneto sulla connessione con l'Aeroporto Leonardo da Vinci (56 milioni). Certo, non tutto poteva essere finanziato con i fondi di Roma Capitale (la legge del '90 non specificava la quantità di fondi da erogare annualmente a Roma, stabiliva solo di riservare alla Capitale risorse ad hoc da destinare alle infrastrutture), ma quei soldi potevano servire almeno a mettere in cantiere qualche progetto, senza confidare unicamente sui fondi di bilancio destinati agli investimenti che anno dopo anno si riducono e vengono schiacciati dal Patto di stabilità.

Centrale acquisti e condono on line
Lentamente, la Capitale procede nel suo faticoso cammino verso la dematerializzazione, l'informatizzazione e verso l'applicazione di iniziative volte sia alla razionalizzazione dei costi a carico dell'amministrazione comunale sia alla semplificazione delle pratiche tanto per i cittadini quanto per le imprese. La Giunta capitolina guidata dal sindaco Ignazio Marino ha avviato, negli ultimi giorni, due riforme tra loro diverse, ma che rispondono alla stessa esigenza di semplificare l'attività della macchina comunale. Da una parte, è stata potenziata la Centrale unica degli acquisti. Dall'altra, è decollato il servizio di gestione delle pratiche di condono online.

Con il primo provvedimento, la Centrale, il Campidoglio annuncia di voler risparmiare - a regime - tra i 200 e i 260 milioni l'anno. Obiettivo che, secondo i calcoli della Giunta Marino, dovrebbe essere raggiunto nel 2016. Nel frattempo, già dall'anno prossimo si prevede di totalizzare economie di spesa fino a 100 milioni l'anno. Il Piano del Campidoglio prevede di estendere la gamma di servizi che erano già stati avviati con il progetto della Centrale per gli acquisti lanciata dalla precedente Giunta comunale guidata dal sindaco Gianni Alemanno. In sostanza, se prima la Centrale riguardava prevalentemente l'acquisto di utilities per l'amministrazione comunale (riscaldamento, energia elettrica, illuminazione pubblica, utenze idriche), adesso la razionalizzazione della spesa attraverso la Centrale sarà estesa alla manutenzione degli immobili, alla manutenzione del verde, ai fitti passivi, alla gestione degli immobili Erp.

Si passa, dunque, da un modello centrato prevalentemente sui beni di servizi e forniture a un modello che coinvolge anche gli appalti di lavori, in primis relativi alla manutenzione. L'obiettivo, è di evitare sprechi, applicare un controllo più capillare sugli affidamenti di lavori e recuperare risorse da destinare agli investimenti. Sul fronte condono, mentre si cerca di smaltire una gigantesca mole di pratiche inevase, che fino a qualche anno fa sfondava il tetto di 250mila fascicoli, il Campidoglio – tramite Risorse per Roma – inaugura uno sportello online per la gestione delle pratiche. Tramite portale Internet è possibile visualizzare il percorso della pratica e scaricare i documenti relativi. Sul sito capitolino dell'Urbanistica si trovano le informazioni, gli strumenti e le procedure per presentare la domanda e per dichiarare i pagamenti effettuati, evitando la fila agli sportelli. Si può compilare online la domanda di condono e seguire da casa l'iter della pratica. Anche in questo caso, la sfida è quella della semplificazione e della dematerializzazione: più tecnologia, meno tempo sprecato e meno carta. Una sfida che segue la scia avviata nel 2011 con la predisposizione di un servizio online per la presentazione della Dia, che l'anno scorso valse a Roma il titolo di "Smart city" in occasione del premio Smau business.


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