Città e Urbanistica

Cialente: «Un miliardo entro marzo, o la ricostruzione all'Aquila si fermerà»

A.A.

Lettera del sindaco al premier Letta : «Utilissimi i 500 milioni del Cipe, ma basteranno al massimo fino a giugno. Approviamo cantieri per 100 milioni al mese, non fermate la ricostruzione»

L'incontro in programma a Roma venerdì 14 febbraio tra il Ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, e il Sindaco Massimo Cialente sarà decisivo per capire se L'Aquila potrà ottenere fondi sufficienti per la ricostruzione post terremoto, o se i lavori dovranno fermarsi nei primi mesi di quest'anno.
È questo il senso della lettera che lo stesso Primo Cittadino del capoluogo d'Abruzzo ha inviato domenica 9 febbraio al Presidente del Consiglio dei Ministri, Enrico Letta. «La scorsa settimana il Cipe , con un'azione preziosa del Ministero dell'Economia e della Ragioneria dello Stato – ha scritto Cialente nella lettera - ha anticipato oltre 500 milioni di euro. Non è stato un atto facile, e di questo gli Aquilani sono certamente grati. Ma, come ho spesso spiegato, e come lo stesso Ministro per la Coesione territoriale, Carlo Trigilia, ha comunicato al Parlamento , grazie ai dati che bimestralmente vengono trasmessi dal Comune dell'Aquila e dall'Ufficio Speciale per la Ricostruzione alla Ragioneria dello Stato, questi soldi saranno sufficienti a coprire le esigenze della ricostruzione solo fino a marzo, cioè al mese prossimo. Con un'eventuale, ulteriore anticipazione potremmo forse arrivare fino a giugno, sottolineando che, comunque, si tratta di soldi che vanno e che andranno a finanziare unicamente progetti per la ricostruzione già approvati nel 2013».
«Se nei prossimi giorni il Tuo Governo non riuscirà a trovare il miliardo necessario per finanziare la ricostruzione per l'intero anno 2014 – ha proseguito Cialente – per la prima volta nella storia del Paese, a fronte di una tragedia quale la nostra, dovremo bloccare la ricostruzione dell'Aquila e dei Comuni del cratere sismico per almeno 6-9 mesi. Le conseguenze politiche e sociali sarebbero drammatiche. Politiche, perché l'Italia si autodenuncerebbe al mondo come incapace o impossibilitata ad affrontare il dovere, anche morale, di ricostruire una delle sue città più importanti. Sociale, perché saremmo costretti a comunicare alle Aquilane e agli Aquilani il venir meno del rispetto del cronoprogramma, sottoscritto con il precedente governo Monti, che prevede la ricostruzione della città entro il 2020. Senza quei fondi, dovremmo di fatto affermare che il completamento della ricostruzione non avverrebbe prima del 2030. Questo comporterebbe la fine di qualsiasi speranza per i cittadini di poter tornare a una vita normale e la fine della comunità, poiché sarebbe ancora più marcato l'allontanamento di tanti giovani da questa martoriata realtà».

Questo, secondo il Sindaco dell'Aquila, è il nodo da sciogliere: «Bloccare la ricostruzione dell'Aquila ai primi giorni di aprile, forse ai primi di luglio, o continuarla? Purtroppo non vi sono vie di mezzo. In questi giorni – ha aggiunto Cialente – in seguito a un avviso di garanzia all'ex Vice Sindaco dell'Aquila, che, peraltro (rarissimo caso in Italia), ha immediatamente rimesso le proprie dimissioni, si è scatenato un pesantissimo attacco sulla nostra tragedia e sulla ricostruzione. Attacco che ha cercato di accreditare l'immagine di una città di "magna-magna", di una ricostruzione costosissima (un grande quotidiano economico, certo non per un errore, ha sparato la cifra di 60 miliardi) e per di più paralizzata. La verità è un'altra. La ricostruzione è partita, grazie a un'ottima macchina che ritengo possa essere ormai presa ad esempio. Un'organizzazione che ci permette di finanziare progetti per oltre 100 milioni di euro al mese, per il solo Comune dell'Aquila. Stessa efficienza, nelle ultime settimane, è stata raggiunta anche dai Comuni e dall'Ufficio speciale per la ricostruzione del cratere che ha sede a Fossa».

«Oggi rimarresti colpito – ha osservato il Sindaco rivolgendosi al Premier - rispetto a quando venisti due anni e mezzo fa, quando la città, vittima del terribile commissariamento Gianni Chiodi-Gaetano Fontana, era completamente ferma. Oggi vedresti centinaia e centinaia di gru, anche nel centro storico, e migliaia di case già restituite ai proprietari nelle periferie. In un anno e mezzo, grazie anche all'aiuto dell'ex Ministro Barca, abbiamo creato una macchina efficace ed efficiente. Sottolineo "efficiente" perché, dati alla mano, possiamo dimostrare che, a parità di danno quantitativo e qualitativo, rispetto alle altre tragedie simili – dal Belice in poi – la nostra ricostruzione è quella che sta costando meno».

Cialente ha citato, in proposito, i dati relativi a giugno scorso, che dimostrano come «in virtù degli interventi già portati a termine (che peraltro hanno permesso il rientro in casa di circa 40.000 persone), siamo riusciti a risparmiare 413 milioni di euro grazie a un lavoro attento di revisione e controllo di ciascun costo. Questo è per noi motivo di orgoglio di fronte agli occhi del Paese, ma, nello stesso tempo, è causa di rabbia, poiché è un dato che non viene riferito all'opinione pubblica italiana».


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