Città e Urbanistica

Prestito Cdp anche per pagare gli espropri, concesso il primo mutuo a Ruvo di Puglia (Ba)

Vincenzo Rutigliano

La cassa depositi e prestiti (con l'ok della Corte dei Conti) ha concesso un prestito all'ente locale pugliese. Per la prima volta l'oggetto del mutuo è il pagamento di un indennizzo per l'esproprio dei terreni (nel frattempo edificati)

Accordo tra un comune pugliese e la cassa Depositi e Prestiti per garantire le somme dovute ad una decina di proprietari di suoli edificabili espropriati nel 2001, scongiurare il dissesto dei conti pubblici dell'ente locale e assicurare il diritto alla casa di 500 famiglie. Accade a Ruvo di Puglia, piccolo centro di 26.000 abitanti nel barese, dove il comune e la società controllata dal ministero dell'Economia hanno siglato un accordo che ha pochi precedenti in Italia, grazie a un finanziamento di 7,3 milioni destinato al pagamento dei crediti vantati dagli espropriati, in tutto quasi 18 milioni, di cui 11,2 già definitivamente esigibili.

La vicenda, che risale al 2001, cioè agli espropri necessari alla realizzazione dei così detti "Comparti Edificatori", diventa una bomba nel 2007 quando i debiti esplodono fino a 17 milioni di euro per effetto di una sentenza della Corte Costituzionale che, recependo un principio stabilito dalla Ue, impone per i suoli espropriati indennizzi a prezzo di mercato. È il panico per le 500 famiglie che intanto hanno costruito la loro casa sui terreni espropriati e per il comune che vede avvicinarsi lo spettro del dissesto finanziario. Poi arriva la soluzione frutto di una doppia condizione. La prima è la corte dei Conti che esprime parere favorevole alla concessione di prestiti da parte della Cassa depositi e prestiti, pur non trattandosi di realizzare nuove opere, ma di garantire il diritto alla casa dei cittadini ruvesi meno abbienti e dunque, in pratica, per liquidare i proprietari di suoli espropriati nel 2001. La seconda condizione è l'arrivo del D.Lvo 35/2013, lo "sblocca crediti", e cioè la possibilità di ottenere prestiti senza intaccare il patto di stabilità, evitando così il dissesto. La cassa depositi concede quindi il finanziamento di 7,3 milioni e da corpo a una soluzione complessa e innovativa che può aprire nuovi scenari in tutta Italia e che a Ruvo disinnesca un'autentica bomba sociale.

Con il finanziamento ottenuto il comune smaltisce infatti la quota più rilevante del debito complessivo intanto definitivamente accertato, cioè 11,2 milioni di euro (su 18), cifra poi scesa ad 8,6 grazie ad una serrata trattativa con i proprietari dei suoli espropriati, e liquidata con i fondi della Cassa e, per la differenza residua (1,3), con quelli comunali. Ora il comune di Ruvo di Puglia avrà 20 anni per restituire l'intera cifra ricevuta – ogni anno una rata, la prima nel 2015 – senza sforare il patto di stabilità, in quanto impegnando tutti i soldi entro il 31 dicembre 2013, ha potuto usufruire completamente dello "spazio ulteriore" garantito dal D.Lvo 35/2013.

La soluzione trovata ha dunque evitato il dissesto del comune per mancati pagamenti il che avrebbe provocato l'obbligo di alzare al massimo consentito tutte le imposte comunali ed il taglio drastico dei servizi essenziali. Senza contare gli effetti per il comune che sarebbe stato costretto, per legge, a recuperare per intero la somma pagata per gli espropri rivalendosi sugli inquilini destinatari delle case popolari realizzate su quei suoli che avrebbero dovuto decidere se pagare somme molto rilevanti oppure abbandonare la propria abitazione. «Si tratta - spiega Vito Nicola Ottombrini, sindaco di Ruvo dal maggio 2011 - di un intervento destinato a tranquillizzare non solo le 500 famiglie, ma tutta la nostra comunità. Per la prima volta la corte dei Conti ha detto sì e questo, insieme al decreto 35, ha allontanato il rischio del dissesto. Il nostro è un ottimo precedente per casi analoghi».


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